Happy Days Motel

Prodotto da Rai Cinema, Happy Days Motel è un film di Francesca Staash che entra nelle solitudini dei suoi protagonisti per poi e a farli ritrovare in maniera rocambolesca e surreale nel Motel, un (non) luogo di passaggio dove ognuno continua a macerarsi nelle proprie angosce sfuggendo sempre al confronto con gli altri.

Trama Balti (Lino Guanciale, il bravo ragazzo che non regge la finanza creativa dei suoi capi, ne Il Gioiellino di Andrea Molaioli) riceve dal capo, un faccendiere viscido e corrotto, l’incarico di fare delle consegne con una vecchia Renault 4 rossa; il povero Balti, in bolletta e in ritardo con gli alimenti alla ex-moglie cerca di spuntare un anticipo per il nuovo lavoro ma il capo lo lascia da solo coi suoi problemi, rassicurandolo che potrà chiamarlo in qualsiasi momento. Peccato che Balti si ritroverà sempre a parlare con una segreteria oppure con una segretaria che prende nota; Candy e Lupo stanno insieme ma Lupo, uomo di mezza età tossicodipendente e parassita, non ha mai sfiorato Candy, una ragazzina che si strugge proprio perché vorrebbe fare l’amore con Lupo; Candy ha bisogno di ordine e di affetto e si prende cura di Lupo, che però non accetta le sue attenzioni; di Candy vorrebbe occuparsi Laura che ha perso la figlia, che viveva attaccata ai tubi di una macchina; Laura, come Balti, utilizza i distributori automatici per nutrirsi ed è singolare come riesca sempre, con una botta decisa, a recuperare monete cibo e bevande; Dustin mette passione in tutto ciò che fa: meccanico per hobby, esperto conoscitore di automobili e motori, che cura con la sensualità con cui cura le sue clienti, donne insoddisfatte insicure che hanno bisogno delle sue prestazioni di “sesso terapeutico”.

Recensione: Ogni personaggio segue la propria strada, sebbene si ritrovino tra le quattro mura del Motel e nonostante gli eventi si intreccino e li portino a condividere una serie di disavventure e ad avvicinarli, Laura cerca di seppellire la sofferenza per la morte della figlia con delle piccole manie e rifugiandosi in un mondo tutto suo; Candy sfogherà nell’aggressività il mancato contatto fisico con Lupo, anche se poi prenderà la strada di casa, una volta per tutte; Lupo a sua volta continuerà a farsi, senza pensare alla sofferenza causata; Dustin, passionale ed equilibrato al tempo stesso, pronto ad aiutare gli altri, forse più per una lusinga personale che per genuina generosità, sarà vittima della sua perversione “estetica”, quella di provare il gusto di una morte penetrante; Balti riuscirà a liberarsi per un attimo delle sue insicurezze; si ritroverà con gli stessi problemi di prima ma avrà provato in qualche modo a cambiare il corso della sua vita: rappresentativa è la scena del distributore automatico, che fino al giorno prima gli aveva trattenuto i soldi, e poi inizia a sputare soldi cibi e bevande.

Quella dei distributori automatici, delle segreterie telefoniche, dei messaggi lasciati per l’ennesima volta e che per l’ennesima volta restano lettera morta sembrano tutte metafore dell’impossibilità di comunicazione che oggi caratterizza la nostra società. Abbiamo a che fare con un sistema, creato dagli stessi uomini, che rimanda i problemi per non affrontarli direttamente e ci lascia soli nel momento del bisogno senza darci quelle soluzioni per cui eravamo stati precedentemente rassicurati; Balti resta senza caffè, senza acqua, senza merendine e resta senza assistenza quando una delle sue consegne non va a buon fine, e il suo capo non si farà mai sentire, se non alla fine inviando qualcuno a recuperare il carico non consegnato.

Contribuiscono all’ottima riuscita del film, anche la fotografia di Lucia Coassin, che in certe scene ricorda le ambientazioni nette e decise di A Strait Story di David Lynch (o anche quelle di This Must Be The Place di Paolo Sorrentino) e fissa la staticità (interiore) dei personaggi; insieme e la colonna sonora originale di Toni Virgillito.

 

Anna Quaranta

 

 

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Utlima modifica: 10 Dicembre, 2014



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