Highway Jenny (Torino Film Festival)

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Il disegno nasce dal disegno, diceva Saul Steinberg: una linea può essere oggetto, persona, paesaggio, discorso. Se poi la linea si dipana in una sequenza cinematografica, come avviene in Highway Jenny dell’autore di video musicali di Hokkaido Masaaki Fukushi, può diventare storia.

Una linea bianca su sfondo nero, per raccontare il mondo futuristico di Highway Jenny, un ragazzo di sedici anni, che dalla provincia si trasferisce in città, scoprendo una realtà di conflitti e terrorismo, di solitudine nella folla. Il tratto bianco dei disegni realizzati da Fukushi fluisce sotto gli occhi dello spettatore, diventando ferrovia, autostrada, paesaggio urbano, campo di battaglia, battito d’ali di farfalla. Assume le forme di una fuga in motocicletta, evocatrice di scenari “on the road” alla Robert Pirsig, dove la velocità garantisce l’intimità con la ragazza aggrappata alle spalle del protagonista. Il viaggio in moto, icona rock dell’aspirazione alla libertà, non aiuterà Jenny a scampare da una fine accidentale e insensata.

La narrazione visuale si intreccia a quella musicale, basata sui brani del cantante giapponese Kenichi Asai, eseguiti dalla rock band Blankey Jet city, che rende il mediometraggio di Masaaki Fukushi (durata circa 30’) fruibile come una sorta di lungo videoclip. L’opera fa parte della serie Ga-nime prodotta dalla giapponese Toei Animation per celebrare i 50 anni di attività. Un nuovo genere, quello promosso dalla Toei, basato sul concept dell’animazione mediante immagini fisse, svincolata dalla simulazione del movimento. Questa viene sostituita, nel video di Masaaki Fukushi, da un abile impiego del montaggio in sequenza fotogramma per fotogramma, e dalla sinergia, in un’originale prospettiva tutta giapponese, tra suggestioni visive e sonore tratte dalla cultura pop-rock. Unica pecca: la retorica pacifista un po’ scadente dei testi delle canzoni e dei pur piacevoli graffiti che ritmicamente scandiscono, in trasparenza, il racconto.

Leopoldo Papi


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