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The Net di Kim Ki-duk

Un film, quello di Kim Ki-duk, all’altezza del suo standard artistico continuamente impegnato, attraverso storie travolgenti, sul piano sociale, morale, politico ed economico. Nulla è mai lasciato al caso nelle opere del regista coreano che continua a sorprendere, per la sua capacità di incidere, in modo assolutamente artistico sul vissuto di un paese e di un mondo in balia di una deriva capitalistica inarrestabile

Martin Scorsese

Silence di Martin Scorsese

Tra torture, crocifissioni, intemperie e condizioni geografiche impervie, Martin Scorsese è riuscito a raccontare una storia di fede e religione. Il tempo e lo spazio del film sono condizionati dal bisogno di mostrare e spiegare l’idea: un cinema, il suo, capace di riprodurre la complessità del pensiero nel rispetto della piena libertà espressiva, usando la macchina da presa come una penna, una sorta di letteratura cinematografica capace di esprimere il pensiero in modo versatile ed efficace

Lukas Valenta Rinner

Los Decentes di Lukas Valenta Rinner

Originalissima e a tratti umoristica, quest’opera si distingue per la capacità caricaturale che assume come motore immobile di una realtà troppo ottusa per un’eventuale capacità autoanalitica. Apparentemente insensibile e freddo il film dichiara spudoratamente la sua provocatorietà più estrema

Victorio Gaviria

La mujer del animal di Victorio Gaviria

Un film che inchioda, lacera, violenta, che insulta chi non si fa carico della realtà dei fatti, chi non si fa carico di una storia realmente accaduta pochi anni fa, come ne accadono molte ancora oggi. Un film ruvido sul rozzo e atavico sessismo disfunzionale per una società che si pretenda civile; un film sul primordiale e a tratti incomprensibile istinto di conservazione degli oppressi

Winding Refn

Only God Forgives di Nicolas Winding Refn

Only God Forgives è una magica istallazione d’arte contemporanea sui toni del rosso inferno/sangue, blu elettrico a tratti barocco ma soprattutto minimalista, che non esita a calarsi nella tragedia di stampo greco, con ambientazione asiatica che va da Sion Sono a Kim Ki Duk, da Takeshi Miike a Park Chan Wook, da Takeshi Kitano a Tarantino

The Culpable

The Culpable (Verfehlung) di Gerd Schneider

Jacob è un uomo perseguitato dal peccato, la sua preghiera continua ed ossessiva fa scorgere sin dall’inizio un segreto che forse lo accompagna e che apre a tutto il non detto e il non esplicitato di questo film. In The Culpable tutto ciò che è fenomenicamente visto e raccontato non esaurisce se non parzialmente tutto ciò che è noumenicamente rimandato al non detto, al non visto.

...E ora parliamo di Kevin

…E ora parliamo di Kevin

Questo è un film che corrode, che assolutizza una prospettiva aprendone infinite, che provoca reazioni, che scombina convinzioni, che setaccia, insulta, travolge, contamina, inquieta. È la storia che fa riflettere sulla dimensione che assume l’enigma contemporaneo del rapporto genitori/figli. Non consente di restare immuni, ogni scena rimane tatuata sulla pelle, ogni parola scolpita nelle ossa. Il film lascia una cicatrice che ha tutte le caratteristiche per restare aperta

Lo chiamavano Jeeg Robot

Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti

Una favola urbana travolgente, strabordante, cupa e sorprendentemente divertente che spolpa, setaccia e condisce con ingredienti di alta cucina artistica i generi più furbi e consumati dal grande pubblico. Un film che riconcilia con la creatività del cinema italiano, eclettico, frastornante, inquieto, dissacrante, invadente, incisivo, tagliente, ironico, accogliente, sarcastico, violento e profondamente eroico

La grande scommessa

La grande scommessa di Adam McKay

Adattamento del libro di Michael Lewis, La grande scommessa riesce a spiegare lo slang finanziario al grande pubblico e sebbene possa sembrare, a tratti, di difficile comprensione, McKay sa essere particolarmente creativo e eccentrico: tra vasche piene di schiuma e tavoli da gioco di Las Vegas confeziona metafore pittoresche decisamente esplicative

Keeper

Keeper di Guillaume Senez

Un film, Keeper, del quale è difficile smettere di parlare, che occorre vedere, perché racconta senza esitazione la passione, la scoperta della sessualità, spesso anticipata, che svela la ricerca di un assoluto da dominare, confondendosi con esso.

El Club

El club di Pablo Larraín

L’ironia di Larraín racconta la misera crudeltà, la disgustosa ambiguità, la garanzia di impunità dei soldati della chiesa che cercano altri capri espiatori sui quali infierire, per stordire e ubriacare la propria incolumità

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Marguerite di Xavier Giannoli

La comicità crudele di cui si riveste il fondo di questo film fa trasparire la sublime e spaventosa tragedia di un’esistenza stonata rispetto alle convenzioni. Marguerite finge di non fingere. Perché come diceva Nietzsche “l’ideale del vero è la finzione più profonda” e solo l’arte ci consente di non morire di verità

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Desde Allà di Lorenzo Vigas

Lorenzo Vigas si è sicuramente ispirato al cinema di Pablo Larrain tanto da aver adottato come protagonista del suo film, il sublime Alfredo Castro. La prima inquadratura di spalle ci ricorda l’indimenticabile Tony Manero. Un film intenso, forte, indelebile

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Turist (Force majeure) di Rubén Ostlund

Una riflessione scabrosa sulle differenze di genere, sugli istinti, compreso quello di protezione oltre che di auto conservazione. Piani sequenza sublimi rappresentano l’angoscia attraverso la quale prendono corpo i conflitti e le contraddizioni familiari fino ad assumere le sembianze di un thriller psicologico mozzafiato.

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“Noriko’s dinner table” di Sion Sono

Film pluripremiato, si presenta come una sorta di viaggio psicoanalitico suddiviso in capitoli, con una grande densità verbale narrante; la camera a mano sosta sui volti e sul tormento dei personaggi e sulla loro identità fluttuante, tra realtà e finzione nel gioco della doppiezza e del travestimento

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