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I rarissimi vampiri Sinister, tra conte Yorga e la messa per il Dracula di Lee

Segnali dall’universo digitale. Rubrica a cura di Francesco Lomuscio

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Una sorta di terzo capitolo apocrifo ne era stato Deathmaster (1972) di Ray Danton, di cui fu protagonista lo stesso Robert Quarry, ma nulla hanno a che vedere con esso Yorga il vampiro (1970) e il suo sequel Vampire story (1971), che, entrambi diretti da Bob Kelljan, rivivono finalmente per il mercato dell’home video digitale italiano – senza aver mai neppure goduto di edizioni in videocassetta – grazie a Sinister Film, che li lancia in due dvd (il secondo provvisto di galleria fotografica come extra) racchiusi nel cofanetto Yorga il vampiro collection.

Un dittico il cui capostipite parte dalla figura del conte succhiasangue del titolo, che, interpretato, appunto, dal citato Quarry, ipnotizza la giovane Donna alias Donna Anders per comunicarle telepaticamente e piegarla al suo volere quando, durante una seduta spiritica, viene colta da una crisi isterica.

Un conte succhiasangue caratterizzato dal look tipico del più classico Dracula, con tanto di mantello rosso, sebbene l’ambientazione sia nella moderna Los Angeles e non in costume; accentuando la bizzarrìa – a suo modo parodistica – di quasi un’ora e mezza di visione volta a proseguire con la trasformazione in vampira – tramite il consueto morso sul collo – della giovane Erica incarnata da Judy Lang, destinata di conseguenza a scomparire come pure Donna e ad essere ricercata dal proprio fidanzato, insieme a quello della seconda.

Ed è dosando ancor meglio il senso dell’umorismo che la continuazione riporta in scena il signore della notte protagonista per farlo riemergere dalla tomba – affiancato da vampire e dal fido servitore Brudah, cui concede anima e corpo Edward Walsh – nei pressi di San Francisco, dove, conquistata la magione dei Mason, stermina un’intera famiglia, ad esclusione del piccolo Tommy e della sorella Cynthia, ovvero Philip Frame e Mariette Hartley, i quali vengono condotti nella sua nuova casa.

Perché è proprio della ragazza che si invaghisce; man mano che una muta si rivela testimone – non creduta dalla polizia – della strage e che uno specialista vampirologo tenta di far valere alcune sue teorie scientifiche che spiegherebbero l’accaduto, nel corso di quello che, forse maggiormente riuscito del predecessore, ne sembra, in fin dei conti, più un rifacimento che un vero e proprio sequel.

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Ma non si tratta delle uniche due fondamentali riscoperte a base di esseri delle tenebre forniti di canini affilati effettuate da Sinister, in quanto, a proposito di titoli appartenenti al filone che erano scomparsi da ormai troppi anni e che non facevano più neanche la loro occasionale apparizione sul piccolo schermo, recupera dal dimenticatoio Una messa per Dracula (1970) di Peter Sasdy, quinto capitolo della saga sul personaggio nato dalla penna di Bram Stoker prodotta dalla britannica Hammer Films, nonché il più raro e ricercato dai collezionisti.

Capitolo che è stato preceduto da Dracula il vampiro (1958), Le spose di Dracula (1960) Dracula principe delle tenebre (1966), Le amanti di Dracula (1968) e che vede nuovamente il mitico Christopher Lee impegnato a vestire i panni di colui che ama nutrirsi di emoglobina, in questo caso risvegliato da un suo seguace satanista aristocratico, in una chiesa abbandonata, alla presenza di tre nobili debosciati in cerca di forti emozioni.

Tre nobili che, terrorizzati dall’infernale evento, però, provocano la morte dell’uomo scatenando l’ira del ritornante, deciso a vendicare il proprio discepolo servendosi dei poteri che gli consentono di sottomettere la volontà delle figlie degli assassini, fino a condurle ad uccidere i loro genitori; mentre il Paul con le fattezze dell’Anthony Higgins de I predatori dell’arca perduta (1981), compagno di una delle ragazze, fa di tutto per sottrarsi a tale schiavitù psicologica.

Nel corso di quello che, non privo di lirismo e di immagini visivamente non poco memorabili, possiamo tranquillamente classificare tra i migliori tasselli della serie; tanto più che, nel suo Storia del cinema dell’orrore, Teo Mora ne scrisse: “Lo spaccato della società vittoriana, ritratto con estrema bravura da Sasdy, si traduce in una ferma critica della morale familiare e sessuale di questa; il vampirismo diventa il catalizzatore che scatena la violenza dei padri e la ribellione dei figli, il sintomo di una sessualità e di un’etica distorte”.

Con trailer cinematografico nella sezione riservata ai contenuti speciali.

Francesco Lomuscio