Festival. Spesso questa parola fa rima con territorio. E non parliamo soltanto di identità fonetica e dell’accostamento di vocaboli a breve distanza. No, si tratta di un legame sviluppabile soltanto con il tempo, con il lavoro e con la credibilità. E sono le proprie radici che danno poi la spinta necessaria per espandersi e abbattere barriere, creando legami grazie alla forza narrativa dei documentari e di chi contribuisce alla loro realizzazione.
«Un festival che guarda al mondo, ma non dimentica il territorio in cui nasce»
Chiara Andrich e Andrea Mura sono stati ospiti del podcast di Taxidrivers.it, Film Festival, per raccontarci nel dettaglio la 21° edizione del Sole Luna Doc Film Festival e anche del loro ruolo nella direzione artistica.
L’intervista a Chiara Andrich e Andrea Mura
Il Sole Luna Doc Film Festival è arrivato alla sua ventunesima edizione. Che cosa significa curare la direzione artistica di un festival con una storia così importante?
Chiara Andrich: Il Sole Luna Doc Film Festival nasce nel 2006 a Palermo e quest’anno raggiunge la sua ventunesima edizione. È un festival che nel tempo ha costruito un’identità e una riconoscibilità ben precise. In origine era dedicato alle cinematografie dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, mentre nell’ultimo decennio ha ampliato il proprio sguardo ai documentari provenienti da tutto il mondo.
Con Andrea Mura curiamo la direzione artistica da undici anni. Insieme a un comitato di preselezione visioniamo ogni anno centinaia di opere, tra cortometraggi e lungometraggi, provenienti sia dal bando di concorso sia da un’attività di scouting che svolgiamo nei principali festival internazionali durante tutto l’anno.
Quali sono gli elementi che vi guidano nella selezione dei film?
Andrea Mura: Ogni anno riceviamo oltre seicento film da tutto il mondo, ai quali si aggiungono quelli che scopriamo nei festival internazionali, da Berlino a Venezia. Il lavoro di selezione coinvolge un comitato composto da dieci persone, coordinato da Bernardo Giannone, e dura praticamente tutto l’anno. Alla fine scegliamo circa quaranta o cinquanta titoli da presentare durante il festival.
I primi criteri riguardano naturalmente i temi: i diritti umani, le questioni ambientali, le tematiche di genere, ma anche retrospettive dedicate ai grandi autori del documentario. Quest’anno, ad esempio, abbiamo dedicato un focus a Jean Rouch, con la proiezione della versione restaurata di Moi, un Noir e una tavola rotonda insieme a Nathalie Lucas, direttrice del Jean Rouch Festival di Parigi.
Oltre ai contenuti, però, per noi conta moltissimo il modo in cui una storia viene raccontata. Cerchiamo uno sguardo autoriale, originale, capace di sorprendere attraverso la prospettiva scelta. Ci interessa mostrare al pubblico la varietà dei linguaggi del documentario contemporaneo.
Quest’anno abbiamo aperto il festival con Krakatoa di Carlos Casas, un’opera che racconta il vulcano indonesiano attraverso un linguaggio vicino alla videoarte, con un’esperienza immersiva che utilizza anche effetti stroboscopici. Allo stesso tempo selezioniamo spesso film che dialogano con l’animazione o che lavorano sul materiale d’archivio, proprio per offrire una panoramica ampia delle forme che il documentario sta assumendo oggi.
In un momento storico attraversato da conflitti e profonde trasformazioni, quale ruolo può avere un festival di cinema documentario?
C.A: Viviamo un’epoca segnata da guerre, disuguaglianze, crisi ambientali e trasformazioni sociali che mettono continuamente in discussione il nostro modo di stare al mondo. Ci siamo chiesti quale potesse essere oggi il ruolo di un festival di cinema e, più in generale, della cultura.
Crediamo che il documentario sia oggi più necessario che mai, perché ci mette di fronte alla complessità dell’esperienza umana e ci aiuta a sottrarci alle semplificazioni e alle narrazioni univoche che spesso consumiamo rapidamente per poi dimenticarle. Il documentario ci restituisce invece una pluralità di sguardi e ci invita a confrontarci con le contraddizioni del presente.
La selezione di questa ventunesima edizione offre proprio un caleidoscopio di opere capaci di mettere in discussione ciò che pensiamo di sapere, stimolando uno sguardo più attento e più critico.
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L’edizione 2026 del Sole Luna Doc Film Festival
L’edizione di quest’anno sembra dedicare particolare attenzione anche alla sperimentazione dei linguaggi.
A.M: Esattamente. Oltre ai temi, che restano centrali per il festival, ci interessa esplorare le diverse forme del racconto del reale. Per questo andiamo alla ricerca, nei festival di tutto il mondo, di opere capaci di sorprenderci anche dal punto di vista linguistico.
Quest’anno, ad esempio, abbiamo dedicato un importante focus alla Palestina. Oltre a Everyday in Gaza di Omar Rammal, che utilizza una forma narrativa più tradizionale, abbiamo scelto di raccontare la diaspora palestinese anche attraverso lo sguardo dell’artista contemporanea Basma Alsharif, il cui lavoro dialoga apertamente con la videoarte pur documentando realtà concrete.
Basma Alsharif sarà anche una delle componenti della giuria internazionale e sabato presenteremo tre suoi cortometraggi.
Un altro esempio è Fox Under the Pink Moon, che racconta la storia di una donna afghana durante il suo percorso migratorio verso l’Europa. Il film intreccia documentario e animazione, utilizzando i disegni realizzati dalla protagonista stessa come parte integrante della narrazione.
C.A: Anche As the Crow Flies di Clara Lacombe, presentato in anteprima nazionale, mescola documentario e animazione. Racconta il viaggio di un giovane emigrante dalla Guinea Conakry alla Francia attraverso una vera intervista al protagonista, trasformata in immagini grazie a un raffinato lavoro in stop motion e di sonorizzazione.
Un’altra opera significativa è Do You Love Me di Lana Daher, che ripercorre la storia del Libano attraverso immagini provenienti dal cinema e dalla televisione libanese dagli anni Settanta fino a oggi, restituendo così la memoria e l’immaginario del Paese.
Il festival ospiterà anche numerosi protagonisti del cinema documentario internazionale.
A.M: Sì. Oltre a Basma Alsharif, avremo Adele Tulli, della quale presenteremo fuori concorso Real, un film che riflette sul rapporto tra essere umano, tecnologia e intelligenza artificiale attraverso un dispositivo narrativo molto originale.
Sarà presente anche la regista palermitana Letizia Gullo, che accompagnerà il pubblico nella sua installazione Nostos, realizzata insieme a Stefano Savona nella chiesa di Sant’Euno e dedicata alla migrazione siciliana nel mondo.
Tra gli ospiti ci sarà inoltre il compositore Giovanni Schievano, autore da anni della colonna sonora del trailer del festival, e il regista indiano Kinshuk Surjan, vincitore della scorsa edizione con Marching in the Dark, che riproporremo anche quest’anno.
In apertura sarà con noi Carlos Casas e saranno presenti numerosi registi del concorso internazionale, tra cui Dea Gjinovci, Félix Rier e Lara Carvalho.
C.A: Il concorso mantiene una forte vocazione internazionale: circa l’80% delle opere proviene dall’estero. Tra gli italiani in concorso ci sono Polyphem di Ilaria Di Carlo, presentato in anteprima nazionale, mentre nella sezione fuori concorso Sguardi Doc Italia proponiamo una selezione di documentari italiani già presentati nei principali festival, accompagnati dalla presenza dei loro autori.
Il Sole Luna Doc Film Festival ha costruito negli anni anche un rapporto molto forte con il territorio.
A.M & C.A: Sì, è un aspetto per noi fondamentale. Siamo un festival che guarda al mondo e racconta ciò che accade a livello internazionale, ma allo stesso tempo non dimentichiamo di raccontare la Sicilia e di coinvolgere le energie creative presenti sul territorio.
Abbiamo una collaborazione consolidata con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia, specializzata nel documentario. Ogni anno realizziamo una rassegna intitolata Sicilia Doc, che raccoglie i lavori delle giovani registe e dei giovani registi del CSC Sicilia. Crediamo sia un’importante occasione di crescita per loro, perché permette di confrontarsi direttamente con il pubblico e presentare le proprie opere all’interno di un festival internazionale.
Nella sezione Sguardi Doc Italia presentiamo inoltre una selezione di documentari italiani che hanno già avuto un percorso nei festival o nelle sale cinematografiche. Tra questi ci sono Ampio appartamento in palazzo di pregio di Tiziano Locci e Tito Puglielli, presentato quest’anno al Vision du Réel, Cosa rimane quando il mare si muove di Gaetano Crivaro, il documentario di Roberto Andò dedicato al fotografo siciliano Ferdinando Scianna e, tra le opere dei giovani autori palermitani, Nightblooms di Giulia Di Maggio e Giovanni Di Gian Domenico.
Un altro progetto a cui teniamo particolarmente è La vita segreta dei giocattoli di Sara Zafarise e Alessandra Donofrio, che racconta la storia di uno degli ultimi giocattolai italiani. Il film è stato girato anche al Museo delle Marionette Antonio Pasqualino di Palermo e, proprio in collaborazione con il museo, abbiamo organizzato un laboratorio di animazione, video e costruzione di giocattoli rivolto ai bambini dai cinque ai dieci anni.
Infine c’è una sezione che per noi rappresenta molto bene lo spirito del festival, Creare legami. È uno spazio pensato per mettere in relazione il Sole Luna Doc Film Festival con associazioni, università, gruppi e realtà culturali della città. Ci piace essere un festival inclusivo, capace di accogliere chiunque abbia qualcosa da raccontare o da condividere con la comunità palermitana.
Si ringrazia per la disponibilità:
Chiara Andrich e Andrea Mura
Gioia Sgarlata – Ufficio Stampa Sole Luna Doc Film Festival