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Interviews

La cultura pop secondo Edgar Wright – Intervista al regista

Dalla Trilogia del Cornetto a Ant-Man, passando per Elio Petri

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Edgar Wright

Regista visionario, cinefilo enciclopedico e maestro indiscusso del ritmo visivo, Edgar Wright ha saputo ridefinire i confini della cultura pop contemporanea grazie al suo stile esplosivo e alla sua contagiosa passione per la settima arte. In occasione del suo arrivo nella Capitale come ospite d’onore de Il Cinema in Piazza – manifestazione estiva organizzata e promossa dalla Fondazione Piccolo America che da dodici edizioni accende l’estate romana con retrospettive e incontri assolutamente da non perdere (qui il programma completo) – la redazione di Taxidrivers ha avuto il privilegio di incontrarlo.

Ne è nata una conversazione intima e travolgente che ripercorre l’intera carriera del cineasta britannico: dagli esordi folgoranti con i cortometraggi fino ai retroscena sui progetti mai realizzati, senza dimenticare il suo viscerale e sorprendente amore per il cinema italiano, nelle prossime righe vi tufferete nei segreti del suo stile unico, dove la musica si fa montaggio e la comicità si sposa con l’azione nuda e cruda.

Edgar Wright

Il viaggio dell’eroe

Preparatevi ad attraversare la leggendaria Trilogia del Cornetto e l’adrenalina di Baby Driver, in un folle itinerario condito a suon di musica e, perché no, da un pizzico di estetica battle royale. Non c’è bisogno di dire altro, se non consigliarvi di allacciare le cinture. Buona lettura.

-Nei suoi film il ritmo sembra quasi diventare un elemento narrativo al pari della fotografia o della sceneggiatura. Quando scrive una scena, quanto del montaggio e del ritmo immagina già in fase di scrittura?

Sicuramente è un elemento a cui penso molto in fase di sceneggiatura, ma non lo considero così necessario al livello da paragonarlo a quest’ultima, anche perché sennò uscirebbero fuori innumerevoli pagine di scrittura. In tal senso, per non rischiare di produrre un lavoro troppo confusionario, mi limito a segnare qualche piccola precisazione, ad esempio per identificare una scena particolarmente veloce. Questo a differenza dello storyboard, che invece riempio con disegni e scarabocchi. Se qualcuno fosse curioso di visualizzare in maniera più o meno nitida il risultato finale di un film a cui sto mettendo mano, gli consiglierei di dare un’occhiata lì, ecco. Poi c’è il suono: una porzione essenziale della fase di pre-produzione risiede lì, nella scelta delle musiche.

Ultima sinfonia a Soho

-Assolutamente, la musica rappresenta un elemento essenziale nei suoi film. Come riesce a sviluppare con tale minuzia il dialogo tra musica e narrazione?

Nasce tutto dalla mia testa, in quanto mi focalizzo su dei brani che finiscono per ispirare parte, per non dire la totalità, di alcune mie opere, quali Baby Driver o Ultima notte a Soho, dove la prima canzone che si sente sullo schermo rappresenta anche la prima canzone a cui ho pensato in fase di scrittura del film.

Edgar Wright

Mi sento di dire pertanto che la ricerca della musica e la scrittura della sceneggiatura vadano di pari passo, come nel caso de La fine del mondo, dove la musica è molto importante in quanto dialoga strettamente con la storia dei personaggi: da una parte abbiamo la storia principale, mentre dall’altra una diramazione narrativa fatta di ricordi che dipinge il passato da adolescenti di queste persone e lo identifica con una colonna sonora apposita. Quindi sì, la musica ha un ruolo molto importante nella mia carriera: quando ascolto un brano è come se in quel momento stessi immaginando visivamente la scena con i miei occhi.

Un tuffo nel passato

-Il suo percorso registico è caratterizzato da un rapporto curioso con il cinema supereroistico: nel 1992 aveva realizzato il cortometraggio Carbolic Soap, per poi essere coinvolto numerosi anni dopo nello sviluppo di Ant-Man, un film che però è finito per un motivo o per un altro nelle mani di un altro regista. C’è un film facente parte del genere supereroistico che avrebbe amato dirigere, oppure pensa che prima o poi potrebbe tornare a confrontarsi con questo universo?

Non lo so. Sicuramente non ho nessun rimpianto per non essere riuscito a realizzare Ant-Man: a causa delle divergenze creative e produttive temo che sarebbe nato un progetto ben diverso da quello che invece avevo in mente io in fase di scrittura. Nonostante ciò, esistono diversi film supereroistici che ho apprezzato tantissimo nella mia vita, anche se ignoro sinceramente in che modo avrei potuto realizzarli in modo diverso. Da ragazzino ad esempio,  Spider-Man è sempre stato il mio supereroe preferito, sia prima che dopo aver visto il film di Sam Raimi che trovo personalmente magistrale. Non penso che avrei potuto aggiungere o migliorare niente rispetto a quanto creato da lui. Nel mio piccolo però, trovo sia giusto citare dal punto di vista stilistico Scott Pilgrim vs. the World, una pellicola dal respiro supereroistico in tutto e per tutto.

L’alba dei cornetti perfetti

-Un film estremamente divertente, come tutti i suoi film, dove la comicità sembra nascere da un equilibrio molto preciso tra scrittura, regia e ritmo. Un aspetto che si evince molto bene ne La trilogia del Cornetto, ad esempio. Quando costruisce una scena comica, qual è l’aspetto a cui presta maggiore attenzione?

L’idea nasce da un punto di vista prettamente personale: cosa succederebbe se delle persone comuni, come ad esempio me o Simon Pegg, si ritrovassero da un momento all’altro nel mezzo di un’epidemia zombie? Come si comporterebbero? La risposta probabilmente è: non se la caverebbero molto bene, come si capisce abbondantemente vedendo L’alba dei morti dementi! Parliamo poi del secondo capitolo di questa ‘trilogia’, il cui nome nasce proprio da voi fan italiani: Hot Fuzz, ambientato proprio nella città dove sono cresciuto. L’ultimo capitolo, La fine del mondo, racconta invece del passaggio inesorabile del tempo e presenta delle tematiche a me e Simon molto affini nel periodo in cui abbiamo scritto il film. Da lì l’idea di mettere insieme questi tre generi e unirli in un unica trilogia per poi caratterizzare il tutto offrendo la nostra personale prospettiva.

Edgar Wright

Influenze passate, presenti, future

-A proposito di generi. Dopo The Running Man, che nasce da un romanzo molto legato alla cultura popolare, c’è un’altra opera letteraria che sente particolarmente vicina e che le piacerebbe portare sul grande schermo?

Attualmente non sto trattando l’adattamento di nessun romanzo, però posso dire di star lavorando sull’adattamento di un libro non di finzione e su una sceneggiatura originale. Mai dire mai in ogni caso, non mi sento di escludere niente per il futuro.

-Facciamo ora un passo indietro nella sua carriera. Nel corso degli ultimi anni ha spesso parlato del suo amore per il cinema italiano, peraltro omaggiato del suo film d’esordio, A Fistful of Fingers. C’è qualcosa in cui pensa che il cinema italiano abbia influenzato il suo modo di fare cinema?

Beh, sicuramente il mio primo film, realizzato quando avevo 20 anni, rappresenta in tutto e per tutto un omaggio a Sergio Leone e ai suoi spaghetti western, un genere che io considero personalmente una pietra miliare della mia crescita professionale e non. Impossibile non citare tra le mie influenze anche Dario Argento e Mario Bava, fondamentali nella mia crescita. Tutto questo per non dimenticare Fellini, Antonioni, Elio Petri

Edgar Wright

Titoli di coda

-Ecco. Parliamo un attimo di Elio Petri, un regista che ha diretto un film battle royale che ricorda a più tratti The Running Man…

La decima vittima, certo, un film precursore se vogliamo del genere. Ne ho parlato molto nel tour promozionale di The Running Man, e più recentemente in un podcast. Fa sorridere come il soggetto di quel film fosse tratto dal breve racconto “La settima vittima” di Robert Sheckley, a sua volta praticamente identico al testo scritto in un secondo momento da Stephen King, da cui poi è nato il film ‘L’implacabile‘ nel 1987. Tra l’altro, ho scoperto che nel programma de Il Cinema in Piazza si tiene proprio in questi giorni la retrospettiva su Elio Petri, anche se sono spaventato all’idea di non capire niente a causa della lingua. Però la curiosità di scoprire questa speciale manifestazione è rimasta, e infatti eccomi qui.