Le guaritrici di Giacomo Ceste, nato dalla documentazione delle attività laboratoriali del gruppo di donne del progetto NiDo – Spazio e tempo per le donne di Palermo, è un documentario profondamente introspettivo che attraverso il ricordo fotografa le cicatrici di una comunità e di un paesaggio.
Il film ha partecipato per la categoria MADE IN ITALY alla 29ª edizione del Festival CinemAmbiente, tenuto in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino.
Le guaritrici, intimità e presenza
Le guaritrici pone al centro del proprio sguardo il vissuto intimo e corporeo di un gruppo di donne palermitane. Attraverso la loro presenza e le loro voci, Le guaritrici costruisce un percorso di rievocazione che riporta alla luce il dramma ambientale che ha segnato la costa sud della spiaggia del capoluogo siciliano, trasformando la memoria individuale in un atto condiviso sospeso tra testimonianza e riscatto.
Coprotagonista delle vicende è l’entità onnipresente di una Terra sintonica e umanizzata, capace di trasmettere attraverso il suo pensiero tutto il dolore da lei patito a causa di un abuso reiterato da parte di un’urbanizzazione sfrenata. Questa dimensione si trasforma in una sinergia profonda con il vissuto traumatico individuale del collettivo femminile che, gravato dall’eco malinconica del passato, si ricompone in un impegno civile corale volto alla tutela dello spazio marittimo.
Kintsugi
Le guaritrici si configura come una riflessione critica che mette in discussione l’idea di un’epoca di presunto benessere economico, chiamando in causa le responsabilità legate alla malagestione degli appalti edilizi durante il cosiddetto “sacco di Palermo”. Le logiche di una società del boom orientata al profitto e segnata da collusioni mafiose hanno trasformato uno dei lidi più caratteristici della zona in una discarica a cielo aperto, aprendo una ferita duratura che dagli anni ’60 si è estesa fino al presente.
Consapevole di ciò Le guaritrici si fa carico dei sentimenti di un habitat deturpato per promuovere una ricerca interiore che si estende al singolo individuo, sottolineando come la guarigione sia il frutto di un processo di accettazione del trauma come parte dell’Io. In Le guaritrici, luogo e cittadino diventano dunque vittime residuali di un tempo andato ma non dimenticato, che sulle macerie del proprio trascorso fondano le basi della loro futura ripartenza.
Palermo by the sea
In Le guaritrici la regia misurata e attenta di Giacomo Ceste costruisce un’impalcatura narrativa dove il dettaglio e la ricercatezza dei campi concorrono a dare forma a una lotta per la difesa dell’ecosistema. Qui, la natura diventa fulcro di una connessione panica tra l’essere umano e la bellezza del mondo.
La sceneggiatura si mantiene sul medesimo tono di questa corrente di pensiero, proponendo un equilibrato bilanciamento di interventi e inserti poetici. Inoltre, il film attribuisce grande rilievo all’operato dell’ecomuseo Mare Memoria Viva. Mette in luce la relazione di complicità vigente tra le realtà locali e l’ambiente in cui si inscrivono, nel tentativo di opporsi alla violenza materiale e simbolica che ha investito la costa palermitana, affinché gli errori di ieri non abbiano un seguito nel domani.