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Korea Film Festival

‘Undercurrent’, la guerra nel silenzio delle fronde

Nella cornice di una vacanza estiva all'aperto e di una fanciullezza ridente si insidiano i sinistri echi bellici della Corea del Nord, quando l’oppressione del potere soverchia il fluire di un’esistenza privata dei diritti, anche quelli dell'infanzia

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Presentato nella sezione Corto, Corti! della 24esima edizione del Florence Korea Film Fest, in corso dal 19 al 28 marzo 2026 nel capoluogo toscano, Undercurrent di Lee Ru-ri ricompone gli orrori della guerra (sullo sfondo delle tensioni politiche tra le due Coree) in una rarefazione audiovisiva in cui la natura, densa e ancestrale, placida e astratta, vede impressa l’incombenza di una minaccia umana relegata oltre il quadro, sinuosa e più insidiosa, in un fuori campo sonoro di inquietante significazione. Un film su cui aleggia una studiata, ma non del tutto compiuta, figurazione del mistero, dove la poetica del limine sposa lo sguardo universale dei bambini, qui ignari protagonisti tra i rigurgiti della Storia attuale e trascorsa.

La regista sudcoreana, con una solida preparazione accademica, dirige qui il suo terzo cortometraggio, dopo We Have to Love Each Other (2021) e You Know, There Are Ghosts under the Tree (2023).

Il grigiore terso dell’innocenza scalfita

Vicino al confine nordcoreano, un fratello e una sorella, durante le vacanze estive, scoprono una misteriosa sfera di origine sconosciuta mentre raccolgono bacche.

Sotto la corrente. Quella di un fiume tra Corea del Nord e Corea del Sud, in un’oasi rigogliosa cristallizzata, imperturbata, se non dai rumori militari della limitrofa artiglieria nordcoreana che screziano la solenne esistenza di qualsivoglia impronta umana. Due bambini camminano per in sentieri, in mezzo all’erba alta, tra i massi delle cascate, alla ricerca di insetti e frutti o in avanscoperta del brivido dell’avventura. Il candore aggraziato del gioco viene immerso nelle tinte opache e raggelanti di una fotografia che non concede squarci di immaginazione bucolica, ma solo una contemplazione smorta, increspata da un turbamento inconscio. Anche il padre e il nonno si aggirano mesti in quel villaggio rurale, tra lavori manuali e menomazioni fisiche (probabilmente di guerra), tra warning alarm e slogan populistici (sulla facciata di una scuola).

L’estetica delicata di visioni dissolte

Iscrivere il male sistematico e autoritario nella sottigliezza pregnante delle reticenze o nella forza allusiva delle analogie esige un minuzioso lavorio espressivo, che Lee Ru-ri ben predispone e che tuttavia compromette la profonda trasparenza delle immagini, così impalpabili da essere evanescenti, più eteree che stratificate, in una mancata integrazione del testo nelle sue parti. Se, infatti, le ombre sonore del fuori campo evocano un manifesto (politico) di intenti (con un inevitabile e troppo ambizioso richiamo a La zona di interesse di Jonathan Glazer), la cinepresa fatica a edificare un microcosmo visivo che non sia solo corroborato dalla presa pittorica dal fascino di una natura umile e ieratica, inclusiva verso una civiltà avversa a se stessa.

Undercurrent conserva però quel rincuorante germogliare di un estro visionario intraprendente, accarezzato da corde femminili, con cui narrare le asperità interiori sui precipizi dei conflitti, così lontani e così vicini, anche nel suono assordante del precario silenzio.

Undercurrent

  • Anno: 2025
  • Durata: 22'
  • Genere: drammatico
  • Nazionalita: Corea del Sud
  • Regia: Lee Ru-ri