Una morte sospetta e un aborto clandestino sono il punto di partenza di Women’s Hell, la nuova miniserie di HBO Max ambientata nella Varsavia degli anni Trenta. Diretta dalla regista polacca Anna Maliszewska e prodotta da Ewa Puszczyńska, (già produttrice dei film premi Oscar Ida e La zona di interesse), la serie ha debuttato il 6 marzo, non a caso nel mese dedicato alla storia delle donne. Nei suoi sei episodi esplora temi come la lotta per i diritti femminili, con particolare attenzione ai diritti riproduttivi.
Women’s Hell: la trama
Helena Wróblewska (Agata Turkot) è redattrice della rivista matrimoniale Fortuna Amandi e aiuta donne e uomini alla ricerca di un partner. È una donna moderna per il suo tempo: indipendente, istruita e convinta di vivere in un ambiente aperto e liberale accanto al marito Maksymilian. Questo equilibrio si spezza quando una giovane ballerina muore dopo un aborto clandestino. La notizia arriva alla redazione accompagnata da un misterioso messaggio e costringe Helena a confrontarsi con una realtà che fino a quel momento aveva osservato solo da lontano, o persino ignorato: quella delle tante donne prive di potere, costrette a ricorrere a pratiche illegali e pericolose per interrompere gravidanze spesso frutto di violenza.
Determinata a scoprire la verità, Helena decide di unire le forze con Emil Heckmann (Piotr Pacek), fratello della ballerina, avviando un’indagine che finirà per mettere in discussione il mondo a cui appartiene e il ruolo che lei stessa occupa al suo interno.

Femminismo, potere e diseguaglianze nella Polonia degli anni Trenta
Al di là dell’intreccio investigativo, Women’s Hell sembra voler riflettere soprattutto sui temi del femminismo e dell’emancipazione femminile in un contesto storico che, a prima vista, potremmo immaginare lontano da queste discussioni. Eppure la Varsavia degli anni Trenta raccontata dalla serie mostra quanto questioni oggi al centro del dibattito (come i diritti riproduttivi) fossero già allora profondamente presenti nella vita delle donne. Non si tratta soltanto di aborto clandestino, ma più in generale del controllo sul corpo femminile: dall’infertilità, spesso vissuta come una colpa o uno stigma sociale, alla pressione esercitata sulle donne affinché aderiscano a modelli di maternità e rispettabilità imposti dalla società.
Il percorso di Helena la costringe anche ad un confronto con le disuguaglianze sociali. All’inizio la vediamo come rappresentante di una borghesia urbana colta e apparentemente progressista, convinta di vivere in un ambiente moderno e liberale. Ma la sua indagine la spinge a guardare oltre il suo mondo, entrando in contatto con la realtà di molte donne che non hanno gli stessi privilegi né le stesse possibilità di scelta.
È proprio in questo scarto che la serie mostra come, negli anni Trenta, l’idea di un femminismo inclusivo fosse del tutto sconosciuta, evidenziando invece come la vera consapevolezza emerga dall’incontro e dal riconoscimento delle esperienze di tutte le donne.
Resta da vedere come questi temi si svilupperanno nel corso della miniserie, tra dramma storico e racconto investigativo. I restanti episodi di Women’s Hell saranno pubblicati settimanalmente su HBO Max fino al 10 aprile.