Nella sezione World Cinema Dramatic Competition, al Sundance Film Festival 2026, Molly Manners ha presentato il suo film d’esordio, dal titolo Extra Geography, basato sull’omonimo racconto breve di Rose Tremain. La stessa regista, premiata con il BAFTA e nota per aver diretto qualche episodio della serie Netflix One Day, ha definito il suo lavoro un “progetto d’amore accademico”. Marni Duggan e Galaxie Clear ne sono le sorprendenti protagoniste, che danno forma, luce e colore ai rispettivi personaggi, con grande naturalezza.
Extra Geography | La trama
Minna (Clear) e Flic (Duggan) sono amiche inseparabili, anzi forse indivisibili. Quello che fa l’una, lo fa anche l’altra. Vivono un rapporto quasi simbiotico, dentro il quale si sentono complete. Nessuna invidia, rivalità o gelosia può rompere l’equilibrio che hanno creato nel corso degli anni, sempre insieme nella scuola femmile che frequentano. Il loro sogno si chiama Oxbridge, divertente gioco di parole tra Oxford e Cambridge, le più importanti università del Regno Unito.
Non siamo come le altre ragazze.
Tutto sembra andare per il verso giusto, se non che il corso di teatro – in procinto di mettere in scena il Sogno di una mezza estate di William Shakespeare – crea delle strane situazioni tra loro. Intanto, l’ingresso in scena di un gruppo di studenti maschili porta scompiglio tra le ragazze della scuola. A ciò si aggiunge l’idea di immedesimarsi in Titania e innamorarsi della prima persona che vedono dopo aver chiuso gli occhi. Ovviamente, l’esito di questa scherzosa e originale sfida, che coinvolge entrambe allo stesso modo, avrà conseguenze inattese e irreversibili.
Crescere, che paura!
Con Extra Geography ci troviamo di fronte a un coming of age assolutamente delizioso. La freschezza della scrittura fa il paio con le performance brillanti e con una colonna sonora semplicemente straordinaria. La Manners adatta per lo schermo una storia forse semplice, ma piena di riferimenti e suggestioni, ai quali dona sempre una marcia in più. Ogni inquadratura appare studiata nel dettaglio, cosicché emerga spesso un messaggio da un particolare modo di riprendere un personaggio o un ambiente.
Sviluppato in atti, sulla falsariga di un’opera teatrale, la pellicola immerge il pubblico nelle esistenze di Minna e Flic, seguendole per un anno scolastico e imparando a conoscerle un po’ alla volta. A prima vista, entrambe risultano, in un certo senso, respingenti, chiuse come sono nel loro piccolo microcosmo da cui tutti sono esclusi e di cui hanno un’opinione altissima. Nel corso della narrazione, però, vengono fuori anche altri lati che, se non giustificano, almeno danno un’idea del tipo di persone che sono destinate a diventare. La loro fortuna – e lo sanno bene – consiste nell’essersi trovate e nell’avere la possibilità di studiare in quella scuola.
Noi siamo le fortunate.
Eppure soffrono per l’indifferenza delle rispettive famiglie e temono di essere separate l’una dall’altra, come se non potessero esistere in quanto entità autonome. Chiaramente, ci penserà la vita a metterle dinanzi a quella possibilità, spingendole a uscire dalla comfort zone che si sono create e a crescere.
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