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‘Lo sconosciuto del Grande Arco’: la solitudine della creazione pura

L'isolamento spirituale di un uomo di fronte alla realizzazione compromissoria del progetto della sua vita

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Stéphane Demoustier torna in sala distribuito da Movies Inspired con un dramma spirituale. Lo sconosciuto del grande Arco ripercorre le vicende dell’ambizioso progetto architettonico del Grande Arco parigino del quartiere finanziario La Défense, voluto dal governo di François Mitterrand nel 1982.

In occasione del futuro bicentenario della Rivoluzione francese Mitterrand avvia un concorso anonimo per l’ideazione di quello che doveva rappresentare una  vera e propria icona che completasse il Louvre e l’Arco di Trionfo. Vince IL CUBO, progetto di un architetto danese di 53 anni pressoché sconosciuto: Johan Otto von Spreckelsen. Un idealista e rigoroso estesa. Il suo purismo dovrà ben presto confrontarsi con una realtà cinica e pratica tra fatturati e mutevolezza politica.

Il progetto di una vita

Demoustier ci fa abbastanza presto comprendere da quale prospettiva decide di affrontare la vicenda de Lo sconosciuto del Grande Arco. Riadatta il romanzo storico La Grande Arche di Laurence Cossé sulla costruzione dell’arco de La Défense (1983–88), ci aggiunge due personaggi fittizi Jean-Louis Subilon (un brillante Xavier Dolan veste alla perfezione i panni di un burocrate completamente schiacciato dal ruolo che riveste) e la moglie dell’architetto (la solida e convincente Sidse Babett Knudsen).

Mette al centro del dramma Johan Otto von Spreckelsen (perfettamente incarnato da Claes Bang, già apprezzato in The Square), insegnante universitario alle prese con l’opera della vita.

Finora ho progettato e realizzato casa mia e 4 chiese in Danimarca

Arrivato a Parigi con sua moglie, complice e inseparabile anima, l’entusiasmo iniziale di Otto viene progressivamente frustrato dal progressivo mutarsi delle condizioni che influenzano-inficiano la realizzazione della sua creazione.

Subilon è la praticità del realismo economico, l’affossamento di qualunque tipo di impeto ideale, di passione: tra un tiro di sigaretta e un sorriso carico di tensione, tarpa le ali di Otto, intransigente su forma, materiali, accecato dal suo sogno e dalla volontà di realizzarlo senza alcun tipo di compromesso. Paul Andreu (l’ottimo e credibile Swann Arlaud) è il giovane e famoso collega francese di Otto. Sconfitto al concorso, si fa carico di supervisionare la realizzazione del Cubo, frustrato ma ammirato dall’intransigenza del Danese. Pur se più giovane, per certi versi è più saggio o semplicemente più abituato a stare dentro una società, a cavalcarne le onde, anche nella realizzazione della propria opera .

L’essenza di Otto

Lo sconosciuto del Grande Arco svela, mano a mano che si avvicendano le tappe di una tragedia umana, la stazza spirituale di Johan Otto von Spreckelsen. Una ‘follia’ sempre più crescente, espressione di una singolarità innanzitutto esistenziale. Una visione e un vissuto più remoto, dentro la natura, alimentato da un costante nutrimento culturale, da una consapevolezza sulla essenzialità del vivere. Di ciò che è realmente importante. Il Cubo non è la sua vita.

Il finale, amaro, il tradimento di un sogno vissuto come una reale sofferenza fisica. Una sottrazione di una parte di se stesso.

Stéphane Demoustier prosegue, dopo il riuscitissimo La ragazza con il braccialetto, quell’indagine e quel confronto tra individuo e società che lo contiene. La macchina da presa diventa una cornice, un corrispettivo visivo che ‘schiaccia’, che comprime e relativizza l’espandersi della luce che l’intelletto e la fantasia di un artista irradiano. Che mostra lo scontro sottile e subdolo tra l’individuo e una collettività pronta a fagocitare ed annullare qualunque spirito libero.

Lo sconosciuto del Grande Arco

  • Anno: 2025
  • Durata: 104
  • Distribuzione: Movies Inspired
  • Genere: Storico, drammatico
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Stéphane Demoustier