Il cortometraggio Fragments for Venus, disponibile in streaming su MUBI, è stato presentato durante Giornate degli Autori, la sezione autonoma collegata al Venice Film Festival. offre al pubblico internazionale l’accesso a uno dei contributi più attesi della collana Miu Miu Women’s Tales, la serie di cortometraggi diretti da cineaste di talento. Per chi segue con passione il panorama contemporaneo del cinema d’autrice, è un’occasione imperdibile per confrontarsi con un’opera che mescola memoria, sguardo artistico e impegno socio-politico.
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Cos’è Fragments for Venus
Diretto da Alice Diop, Fragments for Venus si configura come un collage cinematografico. La pellicola alterna immagini di opere d’arte come pitture, sculture, fotografie, a scene ambientate nella quotidianità contemporanea. Restituisce un ritratto che è insieme personale e collettivo. In questo cortometraggio, la regista cerca non solo di osservare, ma di reclamare. Cerca uno spazio di visibilità per corpi spesso ignorati o rappresentati come oggetti da sguardi esterni.
La struttura del film oscilla tra documentario e finzione. Invita lo spettatore a una riflessione profonda su come la storia dell’arte e della rappresentazione visiva abbia contribuito a definire identità e ruoli, spesso in modo esclusivo e stereotipato.

Dall’arte antica alla metropoli contemporanea
Il film inizia con una visita in un museo. Una donna si muove lentamente tra gallerie, osserva con attenzione le opere, legge le didascalie, coglie i dettagli. Questo segmento crea un’atmosfera solenne, quasi sacra. Come fosse un invito a considerare le opere non come oggetti passivi, ma come tracce di storie, di corpi, di vite.
Poi la narrazione cambia. Quelle stesse figure, o meglio, quelle stesse estetiche e identità, emergono nella vita reale. Per le strade, nella quotidianità della città. La regia trasporta lo spettatore fuori dalle cornici idealizzate dell’arte classica verso la concretezza e la complessità di corpi vivi, neri, contemporanei. È un movimento che vuole sfidare la distanza tra arte celebrata e vita vissuta. Vuole rendere visibili non solo dipinti o sculture, ma esistenze reali.

Il corpo come testimonianza
Il cuore di Fragments for Venus batte attorno al tema della rappresentazione. Chi decide quali corpi vanno celebrati? Chi ha potere di definirne valore, bellezza, dignità? Il film, evocando la poetica e le denunce storiche legate al razzismo e alla marginalizzazione, interpella lo spettatore su queste domande fondamentali.
In particolare, Diop mette in dialogo passato e presente, arte e realtà, memoria collettiva e vissuto individuale. Le opere d’arte che mostrano corpi femminili neri, spesso relegati a ruoli iconografici, vengono riscattate. Non sono più visti come oggetti da ammirare, ma come soggetti agenti, vivi, con diritti di presenza e riconoscimento.

Il ritmo, l’atmosfera, la politica del sguardo
La scelta stilistica del film – il ritmo lento, inquadrature che indugiano, spazi ampi e silenziosi – è un atto intenzionale. Nella frenesia del tempo contemporaneo, imporre una lentezza invita a riflettere, a non scorrere distrattamente, a confrontarsi con il peso e la storia delle immagini. Questo tipo di ritmo, intenso, meditativo diventa esso stesso un gesto politico: un invito a non dimenticare, a osservare con cura, a sentire il valore di ogni “frammento”.
L’atmosfera che ne deriva è densa, spesso raccolta, capace di evocare la solennità del museo e al tempo stesso l’umanità pulsante delle strade, dei corpi in movimento.

Uno sguardo da tenere a mente
In un’epoca in cui le questioni di identità, razza, genere e rappresentazione sono al centro di dibattiti culturali e politici, Fragments for Venus si inserisce come un contributo potente e necessario. Non è semplicemente un’opera estetica. È un manifesto, un promemoria, una denuncia ma anche un atto di celebrazione.
Fragments for Venus è un film che lascia un segno: per la sua bellezza visiva, per la sua delicatezza, per la sua urgenza politica. Disponibile su MUBI, è un’opera che merita attenzione e meditazione. Per chi ama il cinema come gesto di responsabilità, ma anche di speranza, è un’esperienza da non perdere.