Un padre senza nome, interpretato da Benedict Cumberbatch. Questo è il protagonista de L’ombra del corvo, il nuovo film scritto e diretto da Dylan Southern. L’opera è stata presentata alla Berlinale e uscirà nelle sale dall’11 dicembre, distribuito da Adler Entertainment. Il progetto nasce dall’adattamento del romanzo Il dolore è una cosa con le piume di Max Porter (edito in Italia da Guanda), che ha seguito l’intera lavorazione. Sarà persino presente attraverso un piccolo cameo. In originale, il titolo è più poetico: The Thing with Feathers, ovvero “la cosa con le piume”. Oltre ad essere il titolo originale del romanzo già citato, la frase è una citazione di Emily Dickinson, che interpreta la “cosa con le piume” come speranza. Nel film, invece, è la messa in scena del dolore del lutto in ogni sua forma.
Dal trailer vediamo subito un’atmosfera densa, viscerale, in cui l’ex Doctor Strange offre una performance definita già come una delle più controllate e laceranti della sua carriera.
Una fiaba nera sul lutto, che prende vita
La storia di L’ombra del corvo segue un padre (Benedict Cumberbatch) devastato dall’improvvisa morte della moglie, costretto a crescere da solo i suoi due figli piccoli (Henry e Richard Boxall) mentre la realtà attorno a lui sembra sgretolarsi. In questo abisso emotivo prende forma il Corvo, creatura ambigua e disturbante, saggia e feroce allo stesso tempo, che lo provoca dalle ombre e lo costringe a confrontarsi con il dolore che tenta disperatamente di evitare.
Il film intreccia dramma e suggestioni da horror gotico in una riflessione potentissima sul lutto e sulla possibilità di trasformarlo in nuova vita, mantenendo lo spirito poetico e sperimentale del romanzo da cui è tratto.
Il corpo del dolore in L’ombra del corvo
Accanto a Benedict Cumberbatch, in L’ombra del corvo troviamo i giovanissimi Henry e Richard Boxall, al loro esordio cinematografico, pronti a incarnare la fragilità e la resilienza dell’infanzia. Il Corvo prende invece vita fisicamente grazie al lavoro di Eric Lampaert e alla voce di David Thewlis, in una scelta registica coraggiosa che rinuncia alla CGI in favore di materialità e presenza scenica.
Dietro la macchina da presa, Southern (già autore di documentari come Shut Up and Play the Hits e Meet Me in the Bathroom) firma qui il suo debutto nella finzione, dimostrando una sorprendente capacità di trasformare la pagina in un’esperienza cinematografica autonoma, visivamente audace e profondamente umana.