Si saluta anche questa 24esima edizione del Glocal Film Festival, presentato con l’attrice moncalierese Sara D’amario e Alessandro Gaido, presidente di Piemonte Movie.
Emancipazione e arte nella città sabauda
Nel cuore di Torino, Sara D’Amario racconta con passione l’eredità rivoluzionaria di Rosa Govone, una donna straordinaria che a metà Settecento fondò una comunità femminile autonoma, laica e autosufficiente, dedicata all’istruzione e all’emancipazione delle giovani. Un modello incredibilmente moderno: insegnare a leggere, scrivere, far di conto e imparare un mestiere per permettere alle ragazze di diventare indipendenti.
“Vivrai dell’opera delle tue mani.”
Recitava il motto delle Rosine. Una missione che, dopo tre secoli di tradizione, oggi continua grazie al direttore Massimo Striglia, con il Polo Artistico e si esprime attraverso nuove iniziative sociali: dalla psicoterapia gratuita ai percorsi di sostegno per mamme e donne in difficoltà, fino alla musicoterapia per i più piccoli. Un racconto che intreccia memoria, territorio e solidarietà.
Successivamente, Alessandro Gaido introduce il film tratto dal celebre romanzo La donna della domenica di Frutterio e Lucentini. Ambientato a Torino, città amata dal regista Luigi Comencini, maestro della commedia all’italiana. Cofondatore della Cineteca Italiana, ha esordito nel lungometraggio Proibito rubare nel ‘49. Tra i film più noti troviamo: Pane, amore e fantasia, Tutti a casa, La ragazza di Bube.
Gaido sottolinea come la pellicola mantenga l’essenza ironica e brillante del libro, tra fedeltà narrativa e libertà creativa, celebrando la città non solo come location, ma come protagonista silenziosa di una storia che continua a emozionare generazioni di spettatori.
Tuttavia, non è presente solo cinema: gli attori (Giulia Cearini, Elia De Nittis e Sara Coronai) hanno partecipato con entusiasmo a una “puntata zero”, un format innovativo ideato da Striglia e Gaido, in cui il teatro arriva diretto al pubblico. Come spiega D’Amario, gli attori, abituati a lunghi spettacoli e riprese, hanno accolto con gioia questa breve scena dal vivo, offrendo un’esperienza unica di performance condivisa.

Elia De Nittis, Giulia Cearini e Sara Coronai
Dalle Rosine al tram della memoria
A metà giornata, nel cuore dell’Isola del Santo Sudario, l’architetto Paolo Sorrenti ha guidato il pubblico in un viaggio sorprendente nella storia delle Rosine.
Dal racconto di Francesca Maria Govone, “Suor Rosa”, al sancire la nascita ufficiale dell’Istituto delle Rosine, con l’aiuto di Carlo Emanuele III. Qui, per oltre un secolo, le Rosine portano avanti un’intensa attività manifatturiera. Ma con l’avvento dell’industrializzazione il contesto cambia, e l’istituto si reinventa con una naturalezza sorprendente.
Oltre a ciò, di grande rilievo è il patrimonio artistico: il dipinto di Paolo Gaidano (1903) e le decorazioni rinascimentali in litocemento progettate dall’ingegnere Maurizio Ceriana, testimonianza di maestranze torinesi di alto livello.
Oggi il grande edificio – parte del quale ricostruito negli anni ’60 – conserva ancora l’anima di un luogo che ha saputo attraversare tre secoli di storia, adattandosi senza perdere la propria identità.
Il percorso continua a bordo del tram romano degli anni ’30 di Cinecittà, restaurato dall’Associazione Torinese Tram Storici, unica realtà italiana in grado di recuperare e rimettere sui binari vetture d’epoca.
Negli anni della grande espansione cinematografica, questi tram portavano tecnici, segretarie, sceneggiatori e persino celebri registi verso gli studi romani: non a caso, Federico Fellini arrivò perfino a ricrearne uno per ambientarvi un suo film.
Salvato dall’abbandono in un deposito della capitale, il mezzo oggi circola di nuovo per le strade piemontesi, diventando un vero archivio viaggiante della memoria urbana.
Il tutto è stato arricchito dalla lettura scenica dell’opera, con le suggestive note del sax di Lorenzo Lionello.
Sguardi sulla settima arte
Si conclude con il dialogo vivace tra Giorgio Scianca e Alessandra Comazzi, due linguaggi che nel capoluogo piemontese si sono intrecciati fin dagli esordi della settima arte.
Dal film La donna della domenica, un’epoca in cui Torino cambiava pelle mentre il cinema ne fissava, in diretta, mutazioni e contraddizioni. Scianca ricorda come quella Torino “stravolta” degli anni ’70, emergesse anche nei film. Ognuno era capace di restituire un volto diverso della città: dai polizieschi ruvidi come in Torino violenta alle atmosfere più leggere o malinconiche di altri titoli girati tra strade, cavalcavia e piazze oggi completamente mutate (Profumo di donna di Dino Risi e Un uomo, una città di Romolo Guerrieri).
“Il cinema quindi ci racconta. È una macchina del tempo, perché i film non sono solo memoria, sono delle prove tangibili.”
Sottolinea Scianca riguardo la memoria cinematografica, considerato un documento storico irrinunciabile: immagini che raccontano una Torino perduta, fatta di cieli grigi e traffico incessante, di luoghi che non esistono più, come il cavalcavia di Porta Susa, o che hanno subito metamorfosi radicali. Un archivio visivo che vien ricostruito nel libro Torino Filmopolis.
Persino mondi lontani come quello di Star Wars, nella seconda stagione dello spi-off Andor, rivela l’autore, si sono ispirati a Torino per costruire nuovi immaginari, prova di una città capace di parlare al globale senza smarrire le proprie radici.
In questo incrocio tra passato e futuro, Torino resta una città “local”, ma mai provinciale: una città che continua a raccontarsi, e a leggere se stessa, attraverso le immagini.