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Glocal Film Festival

‘Le Macabre Rock Club – La famiglia del rock italiano’: dove l’underground era di casa

Il documentario di Luca Busso sul mitico locale piemontese fulcro del movimento musicale indipendente

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Cosa si provava nell’entrare dentro Le Macabre, in quel rock club di Bra, vicino Cuneo, nella sonnacchiosa provincia piemontese? Com’era ritrovarsi ad ascoltare musica e a ballare lì, in quel posto adibito a grotta, dove, tra finte stalattiti e stalagmiti, i dischi dei dj e le note delle band lasciavano riecheggiare suoni nuovi e alternativi? E, soprattutto, cos’ha significato Le Macabre nel suo tracciare un segno così profondo nel panorama musicale italiano da portarlo a essere paragonato al CBGB, mitico club newyorkese?

Le Macabre, una famiglia allargata

A ripercorrere la storia del locale è Luca Busso con Le Macabre Rock Club – La famiglia del rock italiano (2025), docufilm in programma alla 24esima edizione del Glocal Film Festival di Torino.

Busso non è soltanto il regista e la voce narrante del racconto. Lui è il figlio di Dorina e Francesco, coloro che nel 1972 hanno dato vita alla discoteca da cui tutto è partito. ‘Le Macabre discoteque’, scritta così, con una “h” in meno. Un errore orgogliosamente rivendicato dalla stessa Dorina, a mo’ di rottura delle regole, di ribellione agli schemi. Uno spirito che ha sempre animato il “locale di famiglia”, in cui Busso ammette ironicamente di essersi “ritrovato come un figlio del macellaio che fa il macellaio… e io ho avuto un club”. Un club che ha dato vita a una famiglia allargata destinata a durare per 35 anni, sino alla chiusura del 2008.

Un racconto dalle due anime che parte dalla fine

È da qui che Le Macabre Rock Club parte. Dalla fine. Dalla festa di congedo dove molti amici musicisti (tra cui Roy Paci e il compianto Ezio Bosso) si ritrovano a suonare le ultime note. Quelle sulle quali il voiceover di Busso si poggia per riavvolgere il nastro del tempo e prendere le redini di una storia che ha deciso di proporre dopo aver tenuto le immagini chiuse in un cassetto per più di dieci anni. Un lasso di tempo, questo, durante il quale alcuni dei protagonisti che vediamo sullo schermo non ci sono più.

Il sapiente utilizzo del materiale raccolto nel corso dei tanti anni di attività del locale dà vita a un racconto ricco e appassionante in cui filmati privati, riprese di feste e concerti, pagine di giornale e vecchie foto si aggiungono alle composite testimonianze di coloro che, a vario titolo, hanno preso parte a questa piccola ma preziosa epopea.

Manuel Agnelli, Samuel Romano, Federico Fiumani, Cristiano Godano sono soltanto alcuni dei tanti volti noti che incrociano quelli di familiari e amici all’interno di una galleria di immagini e suoni dalle due anime: quella intima, legata agli affetti personali di Busso, e quella pubblica, connessa alla parabola di un posto dove si è fatta la storia. Si tratta di un mix tenuto ben in equilibrio dallo stesso autore che, da un lato, bilancia esattamente emozione e nostalgia, ironia e ricordo, e dall’altro si affida all’ottimo montaggio di Marco Ferrara, abile nell’immergere lo spettatore nell’atmosfera del luogo e dei suoi tanti eventi.

Dalla discoteca al rock club

Il racconto ci riporta agli inizi, a quando mamma Dorina e papà Franco partono mettendo in piedi la discoteca Le Macabre. Lo stupore è diffuso. Nei primi anni Settanta ci sono le sale da ballo. Nessuno sa cosa sia un posto del genere. I due però non impiegano molto a farsi conoscere e a portare il locale ai primi successi anche grazie ai ritmi della discomusic e del funky. Tutto ciò sino ai primi anni Ottanta, quando le nuove sensibilità musicali portano alla svolta decisiva. È un cambio di pelle che arriva da lontano, dalla musica dark di gruppi come The Cure e i Joy Division, dall’energia del punk e delle varie sonorità New Wave.

Le Macabre si trasforma in rock club e apre alla nuova ondata ospitando i concerti di coloro che cavalcano queste novità. Ed è proprio da qui che la storia del locale finisce per intersecare quella dell’underground musicale italiano e non solo. Al Macabre, infatti, finiscono per esibirsi mostri sacri come Nico dei Velvet Underground e i CCCP. Qui esordiscono col loro primo concerto live i Subsonica, i quali, in una sorta di omaggio, concluderanno i successivi tour con una festa-concerto proprio nel locale.

La crescita del circuito indie italiano negli anni Novanta coincide geometricamente con la crescita del Macabre. Si aggiungono sonorità reggae, rap e di altro genere. Vinicio Capossela, gli Africa Unite, i Marlene Kuntz, gli Afterhours, i Diaframma sono solo alcuni dei tanti nomi che passano nel locale di Bra.

L’iconica presenza di mamma Dorina

Il tutto, sotto l’occhio saggio e bonario di mamma Dorina, la quale, dopo aver perso il suo Francesco alla fine degli anni Ottanta, è diventata l’iconica guida che accoglie e dispensa consigli.

Le sue immagini nel tempo, quelle di una Dorina giovane e di una invecchiata, rappresentano una sorta di parabola che ci conduce verso la fine, laddove il tono del racconto acquisisce un inevitabile sapore malinconico. Il volto commosso dell’ormai anziana donna che chiude per l’ultima volta la porta del locale sancisce la fine di un’epopea e di un’epoca. Di lì a poco, una banca prenderà il posto del Macabre.

Si ha come la sensazione di essersi risvegliati da un lungo sogno. È stato tutto vero?

In chi guarda dall’altra parte dello schermo resta un sapore dolceamaro. Sembra tutto finito, eppure non lo è. Perché, come ci dice Luca Morino dei Mau Mau, i locali come il Macabre sono dei “punti di resistenza che a un certo punto alzano la bandiera bianca e crollano… però crollano soltanto i muri, il mito rimane”.

Le Macabre, un punto di resistenza oltre il tempo

Proprio così: punti di resistenza affidati al mito. Un’intera generazione, con stili e modi differenti, attraverso la musica ha avuto modo di sognare e di sentirsi libera. Il rock non le ha dato soltanto la possibilità di creare e sperimentare, ma di scorgere nuovi orizzonti. Una prospettiva diversa, alternativa e potente in cui i club come Le Macabre hanno giocato e giocano ancora un ruolo molto importante. Luoghi come questo, infatti, non sono soltanto punti d’incontro, ma fucine di talenti, laboratori culturali. Spazi avanguardistici dove prende corpo una visione del mondo innovativa e dirompente. Occorre coraggio… e una dose di folle poesia.

Ecco perché ci piace pensare che da qualche parte il Macabre sia ancora aperto, e che nei suoi anfratti ad accoglierci con mamma Dorina ci siano ancora loro: artisti, disc jockey, musicisti e sognatori. Tutti lì, “i duri e puri, quelli che sono indipendenti nell’anima”, in un’altra dimensione, in una festa infinita dove è possibile continuare a esprimere se stessi e a immaginare di essere a Londra o a New York.

Le Macabre Rock Club – La famiglia del rock italiano

  • Anno: 2025
  • Genere: Documentario
  • Regia: Luca Busso