Diretto da Laura Thomassaint e prodotto da Blue Monday Productions, Amelia Starlight è un cortometraggio che ha già attirato l’attenzione del circuito festivaliero internazionale, conquistando riconoscimenti e menzioni da tutto il mondo.
Al centro del racconto c’è la parabola di una cantante leggendaria, un’icona della chanson francese, che dopo più di quindici anni di silenzio torna davanti al pubblico per un ultimo atto scenico.
La protagonista, interpretata dalla magnetica Emmanuelle Béart, ha conosciuto il successo e la venerazione collettiva, ma ha deciso di ritirarsi all’apice della carriera, scegliendo l’assenza e la sparizione mediatica.
Amelia Starlight: un ritorno tra luce e vulnerabilità
Danielle Villard, conduttrice di un noto talk show, ha l’onore di celebrare il ritorno di Amelia, che trasforma lo spettacolo in un’esperienza dal sapore pedagogico e vitale. La celebre cantante francese si ritrova al centro di una platea abbagliata da luci e riflettori, messa in risalto nella sua piena luminosità ma, allo stesso tempo, esposta nella sua più intima vulnerabilità.
Thomassaint costruisce il film come un confronto tra due poli: da un lato l’aura del personaggio pubblico con l’amore e il clamore del pubblico, la gloria di un tempo che ancora aleggia sul suo nome; dall’altro la fragilità privata, fatta di silenzi, di dolore e di consapevolezza della fine.
Amelia Starlight non si limita a raccontare il destino di una nota star, ma sceglie di concentrarsi anche sul rapporto tra il ricordo del passato e la consapevolezza del presente, mettendo a confronto l’immagine pubblica con quella più intima e nascosta, la vita che decidiamo di mostrare (o di non mostrare) e quella che viviamo davvero.
Il cortometraggio, in soli 20 minuti di durata, riesce a evocare a pieno l’immagine della stella luminosa che ha brillato per tutta la vita ma che è destinata però a consumarsi e a spegnersi lentamente e inevitabilmente.
Ogni scena diventa allora un testamento visivo ed emotivo, un ultimo canto che vibra di drammaticità e struggimento, capace di trasformare il tempo sospeso della narrazione in un atto di verità.
L’estetica retrò, unita agli intensi e riflessivi primi piani, restituisce un senso di eleganza e di fermezza, la stessa che la protagonista trasmette nelle sue riflessioni.

Gli ultimi riflessi del tramonto
La drammaticità e l’intensità struggente con cui Amelia si pone davanti al pubblico e agli ascoltatori da casa è la cifra stilistica che permette a Thomassaint di raccontare non solo una diva, ma una donna che affronta il proprio destino.
Tra il calore e l’affetto assordante del pubblico e la solitudine che le stringe il petto con un gelo improvviso, Amelia sembra arrendersi all’idea che sia preferibile porre fine a un’esistenza dilaniata da una sofferenza prolungata piuttosto che sopportarne lentamente il peso.
Le sue parole acquistano a poco a poco un peso sempre più colmo di senso e di dolore, mentre la speranza — un tempo luce alta e sicura — si affievolisce gradualmente fino a ridursi a una fiammella incerta sotto i riflettori.
Intorno a lei tutto pare sgretolarsi: le certezze perdono consistenza, i gesti che un tempo davano senso al quotidiano si svuotano e la vita intesa come progetto e promessa sembra perdere il proprio significato. Eppure è proprio in quel dissolversi che il cortometraggio attinge alla sua verità più potente: ciò che appare come disfatta si trasforma in una lezione di vita intensa e dolorosa, un insegnamento sull’accettazione che non è rinuncia passiva, ma lucidità che dona alla fine una nuova e amara dignità.