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Anticipazioni

L’eredità di ‘Nashville’: uno specchio dell’America

L’arte crea unione

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Nashville di Robert Altman è uscito l’11 giugno 1975 e non è solo un capolavoro cinematografico, ma una vera e propria profezia sulla traiettoria culturale e sociale degli Stati Uniti. Il film non si limitava a raccontare una storia, ma svelava il mondo reale in tutta la sua complessa e tumultuosa bellezza. Ha catturato un’America che, pur essendo profondamente amata, mostrava già le prime crepe, con un centro che non riusciva più a tenere.

Un affresco corale della frammentazione

La genialità di Altman risiede nella sua capacità di orchestrare un caos apparente. Seguendo 24 personaggi nell’arco di cinque giorni nella capitale della musica country, il film crea un’illusione di realismo documentaristico. Gli incontri casuali e le conversazioni sovrapposte dipingono un’America non più unita ma frammentata come un piatto i cui ingredienti non si amalgamano. Altman ha anticipato la nostra era attuale. Ha previsto un futuro di atomizzazione sociale, di individui che parlano senza ascoltarsi, un mondo balcanizzato che oggi riconosciamo nell’era di Internet e della polarizzazione. Nashville è il racconto del grande crollo americano, una diagnosi lucida e spietata della disconnessione che avrebbe definito i decenni a venire.

Nashville‘: La musica come ultimo barlume di speranza

Nonostante la sua rappresentazione di un’America in disfacimento, Nashville non è un film privo di speranza. Questa speranza emerge, potente e struggente, attraverso la musica. La performance di Ronee Blakley, nel ruolo della fragile stella del country Barbara Jean, è uno dei momenti più trascendenti della storia del cinema. Quando canta brani come “Dues” sul palco dell’Opry Belle, la sua voce e la sua presenza scenica riescono, per pochi, beati istanti, a ricomporre le fratture del mondo che il film ha così meticolosamente esposto. In quel momento, la musica diventa l’ultimo baluardo, l’unica forza capace di unire una nazione alla deriva, offrendo al pubblico e ai personaggi una disperata, ma bellissima, ragione per continuare a credere.