Poliziotto sprint e Sgarro alla camorra per riscoprire Merli e Merola

 

Sotto la regia dello Stelvio Massi che si era occupato, tra l’altro, de La banda del trucido (1977), aveva interpretato anche il suo ultimo poliziottesco, Poliziotto solitudine e rabbia (1980), ma ad iniziare la collaborazione – durata cinque lungometraggi – tra il cineasta marchigiano e il divo romano del filone Maurizio Merli fu il decisamente atipico Poliziotto sprint (1977).

Decisamente atipico non solo a causa del fatto che il protagonista di Roma violenta (1975) vi compare privo dei suoi tipici baffi, ma anche perché non si tratta dell’ennesima pellicola proto-Callaghan a base di giustizia a tutti i costi e grilletto facile.

Del resto, con un inseguimento automobilistico posto immediatamente in apertura, sono soprattutto le scorribande su quattro ruote a rappresentare il punto forte dell’operazione, comprendente nel cast Glauco Onorato, Lilli Carati e Angelo Infanti; quest’ultimo caratterizzato da insolito accento francese in quanto calato nei panni del Nizzardo, ricercatissimo ladro d’oltralpe capace di seminare tutte le pattuglie della polizia.

Ladro nella cui banda viene fatto infiltrare l’agente della squadra mobile Marco Palma interpretato, appunto, da Merli, nonché soprannominato “il matto” per via della sua passione smisurata verso i bolidi e le spericolate imprese sull’asfalto di Roma, causando spesso danni.

FrancescoLomuscio_Taxidrivers_Poliziotto sprint_Massi

E, mentre le musiche a firma del maestro Stelvio Cipriani – autentica garanzia nell’ambito del genere – accompagnano la oltre ora e mezza di visione, l’azione non manca davvero, pur non finendo per trasformarsi nell’esclusivo elemento dominante dell’insieme, particolarmente attento alla progressiva costruzione dei personaggi e dell’intreccio.

Fino alla sequenza in cui Palma annienta uno dei malviventi colpendolo direttamente col proprio veicolo effettuando un testa-coda; lasciando nella memoria dello spettatore una mitica immagine volta ad impreziosire un titolo che, tra i meno facilmente reperibili in videocassetta tra quelli della filmografia merliana, viene riscoperto su supporto dvd da 01 Distribution, alla quale va anche riconosciuto il merito di aver recuperato dal dimenticatoio Sgarro alla camorra (1973).

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A firma dell’Ettore Maria Fizzarotti noto soprattutto per essersi occupato della maggior parte dei musicarelli sfornati negli anni Sessanta dalla cinematografia popolare tricolore (citiamo soltanto Nessuno mi può giudicare e In ginocchio da te), si tratta del debutto su grande schermo per l’idolo della canzone neomelodica partenopea Mario Merola, in questo caso nel ruolo di Andrea Staiano, di ritorno al suo paese natale sulla Costiera Amalfitana dopo aver scontato alcuni anni di carcere.

Paese in cui rimette in sesto il proprio peschereccio di famiglia per guadagnarsi da vivere; prima di venire a sapere da Angela alias Dada Gallotti, compagna del camorrista Enrico Cecere incarnato dal fantozziano Giuseppe Anatrelli, nonché causa del delitto compiuto dall’uomo, che la sua liberazione è dovuta all’intervento di “pezzi da novanta” intenzionati ad avvalersi in futuro di lui.

Una situazione che lo porta a trovarsi inconsapevolmente al centro di una macchinazione destinata a sfociare anche nella morte di una persona a lui carissima, spingendolo inevitabilmente a battersi in un duello all’ultimo sangue con il malavitoso.

Duello in stile western a base di coltelli e che si pone a conclusione di uno spettacolo che, non privo di scazzottate, si presenta quale uno dei primi esempi in fotogrammi di fusione tra la sceneggiata napoletana di colui che ci avrebbe poi regalato le performance di Zappatore (1980) e I figli… so’ pezzi ‘e core (1981) e il filone dei guappi a mano armata.

Con Aldo Bufi Landi tra i volti coinvolti e il comparto ironico affidato a Enzo Cannavale ed allo specialista in balbuzie Pietro De Vico, i quali fanno in un certo senso i Franco e Ciccio dell’insieme.

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Utlima modifica: 26 novembre, 2017



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