fbpx
Connect with us

Live Streaming & on Demand

‘Gli sdraiati’: Francesca Archibugi ci parla di adolescenza

Dal flusso di coscienza del libro di Michele Serra, con Gli sdraiati Francesca Archibugi e Francesco Piccolo hanno costruito un romanzo famigliare, in cui il conflitto tra padre e figlio rispetta le ragioni, e i torti, dell’uno e dell’altro

Pubblicato

il

Si sono ritrovati, ancora una volta insieme, Francesca Archibugi e Franceso Piccolo per la scrittura de Gli sdraiati film della regista romana.  Lunga e impegnativa, dice lei, e le si può credere. Il film è ora su Netflix.

Il libro di Michele Serra da cui è tratto, infatti, (un pre/testo e non un pretesto), è un flusso di coscienza di appena cento pagine, monologo interiore, divertente e struggente, lettera non spedita, un confronto con se stesso e con le proprie inadeguatezze paterne fino alla sofferenza, se pure stemperata dall’ironia consueta dell’autore. Aveva bisogno di una trama, che è stata intessuta con pazienza. Quindi, rispettare un testo scritto tradendolo, come ci ha spiegato Paolo Taviani a proposito del romanzo di Fenoglio, Una questione privata.

La trama de Gli sdraiati

Per Gli sdraiati la storia andava interamente costruita, e Michele Serra si è dichiarato soddisfatto, perché questo  romanzo famigliare non ha perso nulla degli umori, dei sentimenti, delle atmosfere. Rischiava di sfiorare il cinismo, data l’antipatia che a volte sanno suscitare i due protagonisti, il padre Giorgio (Claudio Bisio), giornalista televisivo di successo, e il figlio Tito (Gaddo Bacchini), adolescente a tempo pieno: due persone che non fanno mai un passo verso l’altro, in una coazione a ripetere senza scampo, una relazione sclerotizzata, un’ansia genitoriale e un’ansia adolescenziale che rispecchiandosi si amplificano.

Sono passati tanti anni da Lezioni di volo, nel quale Francesca Archibugi aveva fatto sì che i suoi due diciottenni, Pollo e Curry, andassero fino in India per sbloccare quel processo di individuazione che era rimasto paralizzato nella loro vita di famiglia. Famiglia borghese romana, come quella di Tito, che invece è milanese (Milano, vista dall’alto o percorsa da Tito in bicicletta, è resa benissimo con i suoi grattacieli, i suoi colori che quando ci sono, sono belli davvero). Torna a parlarci di adolescenze, quindi, ma il punto di vista comprende anche quello dell’adulto, la sua rabbia, compresa già nel titolo, che esprime un giudizio, ma quasi mai un pregiudizio da parte della regista, davanti al perfezionista della negligenza che occupa il divano di casa, solo o con altri cinque sdraiati come lui (loro, sì, la vera famiglia di Tito).

Claudio Bisio nel ruolo del genitore impacciato è credibilissimo: l’interprete naturale, visto che da due anni è in scena a teatro con Father and son, anch’esso tratto dal testo di Serra. Una parodia di padre, che somma le due debolezze: la smania protettiva della madre, le pretese di rettitudine del padre, che soccorre e contemporaneamente sgrida, caricatura schizofrenica dell’autorità (da Gli sdraiati di Serra).

gli sdraiati

Una storia di formazione

Una storia di formazione, allora, che riguarda i padri e i figli, che vorrebbero abbassare le armi, e non ci riescono; l’adulto è sempre alla ricerca della parola giusta, del comportamento che potrebbe farlo entrare nell’intimità del ragazzo, il quale sfugge con destrezza ad ogni possibile confronto. Alcune sequenze del film potrebbero essere utilizzate nei corsi per genitori, là dove illustrano perfettamente le trappole del doppio legame, i disturbi della comunicazione, le proiezioni inconsapevoli dei padri, le interferenze ingombranti nel processo di crescita. Non credono, i genitori, che i figli lavorano anche quando sono sdraiati, forse di più, nella sospensione apparente del pensiero. Uno dei due ragazzi di Lezioni di volo diceva di vivere sempre nell’attesa di qualcosa: “Così non è che vivo, ammazzo il tempo, ammazzo il lunedì, il martedì, il mercoledì e non arriva niente, nessuno”. È questa sospensione che gli adulti non riescono a cogliere. E nelle loro manchevolezze, si sentono in colpa per non avere pazienza, forza d’animo, autorevolezza, severità, generosità, esemplarità……troppe, troppe virtù per chi nel frattempo cerca di continuare a vivere (Serra). Ed è proprio questo l’equivoco in cui staziona Giorgio, quello di pensare di continuare a vivere e di non individuare nell’adolescenza del figlio un’occasione di crescita anche per se stesso.

È decisamente pieno di tutti questi spunti il film dell’ Archibugi, e sarà molto apprezzato da chi vive o ha vissuto l’adolescenza di figli, maschi soprattutto (e ne è sopravvissuto), come il libro di Serra, d’altra parte. Alla fine si ha l’impressione però che avvicinandosi ai vissuti delle due generazioni, nello sforzo di mantenere la giusta distanza, si sia persa un po’ la sua capacità di commuovere, l’assoluta empatia nei confronti dell’adolescenza, che è il tratto distintivo della sua poetica.

Registrati per ricevere la nostra Newsletter con tutti gli aggiornamenti dall'industria del cinema e dell'audiovisivo.

  • Anno: 2017
  • Durata: 103'
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Francesca Archibugi
  • Data di uscita: 23-November-2017