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Venezia 74: Nato a Casal Di Principe di Bruno Oliviero. Dalla parte degli onesti (Fuori Concorso)

Amedeo Letizia scrive e produce Nato a Casal Di Principe. Affida la regia a Bruno Oliviero, che riesce a dare un tocco personale e a realizzare un'opera attenta e rispettosa della realtà che si propone di raccontare: l'altra faccia dei casalesi, quelli onesti, rispettosi del lavoro e delle regole

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Amedeo Letizia ha vent’anni ed è nato a Casal Di Principe, in provincia di Caserta. Di professione attore, vive a Roma, dove è uno dei protagonisti di una serie tv (quando ancora le serie le trasmettevano in televisione una volta a settimana), I ragazzi del muretto, programma cult dei primi anni Novanta.

Una sera suo padre gli telefona per dirgli che Paolo, il fratello di Amedeo, ha avuto un incidente. È il 19 settembre 1989, Amedeo si precipita a casa della sua famiglia e scopre che suo fratello è stato rapito. Inizia le ricerche per le campagne circostanti e ripercorre i luoghi, persone e situazioni che avevano caratterizzato la vita di Paolo Letizia prima della sua scomparsa. Andare oltre, nella ricerca del fratello, significa fare un passo verso la criminalità presente a Casal Di Principi, resa nota molti anni dopo attraverso Gomorra, il romanzo di Roberto Saviano diventato un film, diretto da Matteo Garrone.

Il dolore che ha nutrito Amedeo e i sensi di colpa per non aver potuto fare di più sono confluiti nel 2012 nel libro Nato a Casal Di Principe – Una storia in sospeso, edito da Minimum Fax, scritto dallo stesso Amedeo Letizia insieme a Paola Zanuttini, con lo scopo di far conoscere un’altra realtà presente a Casal Di Principe, non quella legata alla camorra, resa celebre da film e romanzi e sottolineata ogni giorno dalle notizie di cronaca, ma quella della sua parte onesta, dei casalesi che vivono del proprio lavoro e che a un certo punto si trovano ad essere coinvolti per la prima volta con la parte marcia della città.

Amedeo Letizia, che dagli anni dell’esperienza televisiva ha fatto strada per diventare produttore cinematografico, scrive il soggetto per un film tratto dal suo libro, e lo produce insieme a Marina Li Sacchi, affidandone la regia a Bruno Oliviero. Il film è stato presentato in anteprima fuori concorso alla 74° Mostra del Cinema di Venezia, dove lo stesso Letizia ha spiegato la forte emozione provata durante le riprese del film, che è stato girato nella sua casa paterna, specialmente nelle scene in cui sua madre (interpretata da una bravissima Donatella Finocchiaro) rispondeva al telefono sperando che di sentire la voce del figlio rapito.

Il giovane Alessio Lapice interpreta Amedeo Letizia da giovane, consapevole di vivere il suo personaggio con grande senso di responsabilità e rispetto, perché si sta raccontando una storia vera, i cui sentimenti e il dramma sono ancora vivi.

Seppur soggettista e produttore, Amedeo Letizia “ha fatto sempre un passo indietro nella costruzione della storia”, come spiega il regista Bruno Oliviero, che da autore egli stesso, è stato chiamato a dirigere una sceneggiatura scritta da Maurizio Braucci e Massimiliano Virgilio, e a cui è riuscito a dare il suo tocco personale, facendo suoi i personaggi e la storia, dove calibra la sua esperienza di documentarista e di storie di finzione. Oliviero ha voluto fare “un film di attori”, preceduto da un lungo lavoro, cinque mesi, di prove e di scelta degli attori stessi, spaziando a tutto tondo tra attori, attori non professionisti, attori di teatro e attori a livello amatoriale; “cercando il cliché e il contro-cliché dei camorristi” e arrivando addirittura alla figura del grande cattivo, Bernardino interpretato da Luigi Credendino, esile ed elegante, lontana dallo stereotipo del camorrista presente nell’immaginario collettivo.

Il rapporto tra realtà e finzione è un tema che ricorre più volte: siamo di fronte ad una storia vera, scritta e prodotta da uno dei personaggi del film stesso, diretta e interpretata da un cast artistico che ha voluto fortemente raccontare una realtà rimasta nascosta per molto tempo dietro le quinte; nella stessa Casal Di Principe di Gomorra c’è una famiglia che vive di lavoro, che dà lavoro ad un gruppo di operai e che cerca di non ricorrere alle famiglie potenti della zona per ritrovare il figlio scomparso.

E se la madre (Donatella Finocchiaro) si concede la speranza di sapere che il figlio non è tra i morti, facendosi accompagnare dallo stesso Amedeo da una santa/veggente, il padre (Massimiliano Gallo) si affida ai carabinieri e ad un avvocato. Amedeo arriva a chiedere aiuto ad Antonio,  un suo vecchio compagno di scuola, per poi scoprire tristemente che anche lui è in affari con una delle famiglie della zona, capeggiata da Bernardino, “non si muove niente se non vuole Bernardino”.

A mano a mano che la storia si porta avanti, scopriamo che il giovane Paolo Letizia (Ivan Silvestri) era stato coinvolto in una rapina, nonostante l’impostazione severa e il rispetto dell’onestà trasmessogli dal padre (“tuo fratello teneva una calamita per i guai”); Amedeo aveva tentato di metterlo in guardia, di proporgli altre strade, e suo padre grazie all’aiuto dell’avvocato era riuscito a non farlo andare in galera, a differenza del suo amico Sergio, con cui aveva fatto la rapina, poi scomparso, e il cui padre non ha mai smesso di cercare.

Amedeo, Paolo, Sergio e tutti i giovani casalesi sono accomunati da un territorio difficile, ma dove può esserci spazio per l’onestà; e la letteratura e il cinema sono forme di racconto utili, necessarie e urgenti, per far capire quanto difficile possa essere questo percorso, ma comunque possibile.

Forse è a questo che si riferiscono i momenti meta-cinematografici del film, il primo, dopo un provino importante, Amedeo si trova a parlare con altri attori che sanno che viene da un posto difficile e per scherzo dicono che lui sa sparare; poco dopo incrocia un gruppetto di altri attori – che nella realtà sono gli attori con cui Amedeo Letizia aveva lavorato ne I ragazzi del muretto, da cui si allontana frettolosamente, per ritrovarsi sul set di un film western, osservato da lontano dalla telecamera; la scena finale, che vede la famiglia riunita a tavola, a rappresentare il fatto che la vita va avanti e la speranza di ritrovare Paolo è sempre viva, porta lo spettatore dalla sala da pranzo di casa Letizia al giardino, per scoprire la macchina del cinema che ha appena finito di raccontare la storia. Una storia dolorosa ma necessaria, che ci ricorda ancora una volta l’importanza di raccontare il mondo, ma soprattutto quella di sapere e di conoscere tutti gli aspetti di una realtà.

“Nel 2013 alcuni collaboratori di giustizia rivelarono che il clan dei Casalesi era responsabile del rapimento e omicidio di Paolo Letizia. Nel 2015 furono condannati con pene tra i 30 anni e l’ergastolo. Nessuno di loro ha saputo indicare dov’è il corpo di Paolo.”

 

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  • Anno: 2017
  • Durata: 110'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Bruno Oliviero