Godzilla americano: la guida al Re dei Mostri a stelle e strisce

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Distrugge per la prima volta Tokyo nel 1954, da allora è emerso dalle acque dell'oceano Pacifico un numero imprecisato di volte. Nasce in Giappone per esorcizzare la paura della bomba atomica; Gojira, il nome originale della creatura, in Occidente diventa Godzilla, il “Re dei Mostri”. Nel 1998 Godzilla sbarca in America, ma è un flop. Solo nel 2014, con il film di Gareth Edwards, il mostro atomico a stelle e strisce torna a convincere critica e pubblico. Un successo al botteghino internazionale, tanto che la Toho, storica casa di produzione giapponese, decidere di portare al cinema 'Shin Godzilla' di Hideaki Anno e Shinji Higuchi. Ma la saga americana non finisce qui.

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Il Re dei Mostri ha sempre avuto, anche dal punto di vista storico, un forte legame con l’energia atomica. Concepito nel 1954 come simbolo della distruzione delle armi nucleari, il Godzilla giapponese fu creato quando il ricordo dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki era ancora vivido.

Era un’epoca in cui stava diventando sempre più chiaro che il confronto tra le superpotenze Stati Uniti e Unione Sovietica era destinato ad essere un confronto atomico.

Nel primo film giapponese, Godzilla è un antico mostro che si risveglia proprio a causa di un’esplosione nucleare.

Il primo Gojira, diretto da Ishirō Honda a metà degli anni ’50, fu l’inizio di una lunga e delirante filmografia dedicata al mostro. La spiegazione completa la trovate su Silenzio in Sala.

Nel 1998 Roland Emmerich, autore di importanti blockbuster come Stargate e Independence Day, porta al cinema il remake dell’omonimo film giapponese, il primo interamente prodotto da uno studio cinematografico americano.

Con a disposizione un budget di 130 milioni di dollari (recuperati ampiamente col pur non esaltante incasso al botteghino internazionale di 379 milioni), il film ha ricevuto recensioni assai negative e ottenuto addirittura due razzie awards, rispettivamente per il peggior sequel / remake e per la peggior attrice non protagonista Maria Pitillo.

I sequel progettati furono scartati in favore di una serie di cartoni animati intitolata Godzilla: The Series.

Rispetto al film originario del 1954, il Godzilla di Emmerich ha soprattutto un’origine scientifica diversa: anziché essere il prodotto dell’esposizione alle radiazioni provocate dai test nucleari americani, il suo Re dei Mostri è stato geneticamente modificato dalle radiazioni francesi.

Tuttavia, per moltissimi fan, quanto per la Toho ( che detiene la proprietà intellettuale del personaggio), il Godzilla del 1998 non rispecchia l’idea originale del Mostro, tanto che nel 2004 la casa di produzione giapponese disconosce l’operazione commerciale, soprannominando il personaggio del film semplicemente come Zilla (togliendo di fatto il ‘god’ dal nome).

I motivi? Il Godzilla originale fu concepito dall’artista degli effetti speciali Eiji Tsuburaya, gli artisti Akira Watanabe e Teizo Yoshimitsu, e il regista Tomoyuki Tanaka come un dinosauro marino robusto con una postura eretta e plantigrada . Seguendo le istruzioni di Emmerich, il direttore degli effetti speciali del film, Patrick Tatopoulos, disegna il celebre personaggio come una iguana snella con una coda tenuta libera dal suolo.

Inoltre, come la maggior parte della critica notò, al contrario dell’origianale, il Godzilla di Emmerich è debole contro le armi umane, cova uova, e, soprattutto,  non sprigiona un raggio atomico dalla bocca.

In poche parole, un iguana non all’altezza del Re dei Mostri.

Dobbiamo aspettare il 2014, quando la Legendary, casa di produzione di 300, la trilogia del Cavaliere Oscuro Pacific Rim decide di portare di nuovo al cinema Godzilla (prodotto insieme alla Warner Bros.) affidando la regia a Gareth Edwards.

Il film ha un budget stimato di circa 160 milioni e dura 123 minuti, titoli di coda inclusi, con un incasso globale di oltre 500 milioni.

A differenza dell’iguana del 1998, il Godzilla del 2014 recupera fedelmente l’aspetto originale concepito dalla Toho, seppur con delle modifiche: a differenza del film di Honda, qui il gigantesto mostro nipponico sembra non essere mai stato soggetto a vere e proprie contaminazioni o mutazioni (si fa solo una vaga menzione ad un’evoluzione della sua specie dovuta alle radiazioni diffuse sulla Terra milioni di anni prima): è alto più di 100 metri e lungo all’incirca 250 metri. Ha una corporatura robusta ricoperta di scaglie ed il corpo ricoperto da cicatrici cheloidee (come il Godzilla del 1954) effetto tipico della vicinanza alle radiazioni nucleari. Il muso, seppur più squadrato, risulta identico all’originale e le scaglie dorsali sono più semplici ma non meno vistose. Inoltre, per la gioia di tutti i fan e spettatori, la celebre creatura emette il famoso raggio atomico (più simile ad una fiammata azzurra che ad un raggio al plasma) e le sue scaglie dorsali si illuminano come nell’originale.

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L’impatto del Mostro al cinema è sorprendente. Un ruggito primordiale. Una mole immensa e incontenibile. L’uomo di fronte questa creatura può solo ammirare la sua smisurata potenza.

Tutte sensazioni che rispecchiano l’originale atmosfera giapponese.

Ma se con il Godzilla del 2014 lo spettatore mette definitivamente una pietra sopra la pellicola del 1998, Edwards ripropone alcuni elementi presenti nel film di Emmerich.

Nella prima parte del film il regista cuoce a fuoco lento la sua storia. Per tutta la prima ora il gigantesco Godzilla è solo un’atsmosfera incredibilmente ingombrante.

Il regista britannico non lascia niente al caso o non mostra qualcosa solo per il puro piacere degli occhi, Edwards cerca il realismo e la verosimiglianza con l’unico obiettivo di rendere la guerra tra i mostri atomici più incredibile e spaventosa possibile.

Se la ricerca del realismo ha portato Roland Emmerich ha sfornare un film che di Godzilla ha solo il titolo, nel reboot del regista britannico basta solo un ruggito della creatura più famosa del cinema per accontentare fan, spettatori casuali e giapponesi ancora amareggiati, giustificando ogni attesa.

Una battaglia cruda, violenta, realistica, Godzilla è una cratura maestosa e pesante, ma guidato da un istinto primordiale a cui l’uomo non può porre rimedio.

Proprio per questo l’uomo, nell’idea di Gareth Edwards, è solo una prospettiva da cui osservare un mostro atomico talmente imponente da non stare neanche nell’inquadratura. Il protagonista, interpretato da Aaron Taylor-Johnson, può solo guardare e ammirare, inerme, la battaglia dell’incosapevole alleato contro i due temibili M.U.T.O. (i due Kaiju, creature preistoriche che si nutrono di radiazioni, creati appositamente per il film come antagonisti principali).

L’incasso del film convince la casa di produzione nipponica, la Toho, a girare un nuovo film dedicato al Re dei Mostri, Shin Godzilla, uscito nel 2016 e finalmente nelle sale italiane solo il 3, 4 e 5 luglio. In Giappone il film ha avuto un’ottima accoglienza che speriamo incontri anche in Italia.

Ma la saga di Godzilla non finisce qui, nel 2016 la Warner Bros. e Legendary Pictures annunciano che il sequel di Godzilla farà parte di un franchise crossover con la serie di King Kong, chiamato MonsterVerse. Sarà composto, oltre ai due film sopracitati, anche da Kong: Skull Island del 2017 e Godzilla vs. Kong del 2020. In quest’ultimo avverrà il confronto tra le due creature, già avvenuto nel film di King Kong (King Kong vs. Godzilla) del 1962, cosi da poter considerare Godzilla vs. Kong un remake dello stesso.

 

 

 

 

 

 

 



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