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Allo Spazio Oberdan una rassegna alla regista Jane Campion

In occasione dell’uscita del suo nuovo film Bright Star, lo Spazio Oberdan di Milano dedica dal 2 al 6 giugno un omaggio alla regista Jane Campion con cinque dei suoi migliori lungometraggi. Neozelandese, con alle spalle studi d’arte (pittura e scultura) e di antropologia, la Campion si affermò fin dal suo primo film – Sweetie

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In occasione dell’uscita del suo nuovo film Bright Star, lo Spazio Oberdan di Milano dedica dal 2 al 6 giugno un omaggio alla regista Jane Campion con cinque dei suoi migliori lungometraggi. Neozelandese, con alle spalle studi d’arte (pittura e scultura) e di antropologia, la Campion si affermò fin dal suo primo film – Sweetie (1989), storia dirompente della diversa follia di due sorelle raccontata con grande maestria e stile iperrealista – come un autore di spiccata personalità ed eccezionale forza visiva, attenta sia alle vibrazioni psicologiche dei personaggi che alla intensità della rappresentazione ambientale. Doti confermate da alcuni dei suoi titoli successivi e presenti in questa rassegna: Un angelo alla mia tavola (1990), tratto dalla autobiografia della scrittrice Janet Frame e Premio speciale della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia; Lezioni di piano (1993), ispirato a Cime tempestose di Emily Brontë e Palma d’oro al festival di Cannes; Ritratto di signora (1995), dal romanzo di Henry James; In the Cut (2003), storia torbida e provocatoria con una delle più originali rappresentazioni dell’East Village di Manhattan, visto come un luogo tragico, disperato e pericoloso. Sempre attenta ai rapporti fra cinema, letteratura, pittura e fotografia, Jane Campion parla della settima arte come «ristrutturazione della realtà che trasforma colori, paesaggi, figure, in un continuo collegamento fra gli occhi degli spettatori e quelli dei personaggi che si muovono sullo schermo»

I film in programma:

Un angelo alla mia tavola (1990, 158’).
Basata sulla biografia della scrittrice neozelandese Janet Frame, la storia di una ragazza di grande sensibilità che una serie di drammatici eventi condurranno sull’orlo della follia. Dichiarata con troppa leggerezza schizofrenica e sottoposta a centinaia di elettroshock, sarà la sua arte a salvarle la vita. Premio speciale della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia.

In the cut (2003, 99’).
A New York, il detective Malloy avvicina in un bar Frannie: una donna è stata uccisa nel giardino della casa di Frannie, e Malloy indaga. La sorellastra di Frannie, Pauline, vive nell’appartamento sopra un equivoco locale di spogliarelli. Rievocando il passato del padre, le due donne mettono in campo le rispettive insicurezze nei rapporti sentimentali. Tra Frannie e Malloy ben presto comincia una relazione: lui dice di essere separato ma di voler vedere spesso i figli che vivono con la madre. Una notte Frannie viene assalita da uno sconosciuto, poi altre uccisioni si susseguono, fino a quando Pauline viene assassinata. Frannie, convinta che Malloy sia il colpevole, lo lega in manette e scappa per denunciarlo. Incontra il suo collega, che però …

Lezioni di piano (1993, 120’).
Nel 1825, venuta dalla Scozia, sbarca in Nuova Zelanda Ada, sposata per procura a un coltivatore inglese. Ada, muta fin da bambina, ha una figlia di nove anni, Flora, e un pianoforte, unico mezzo con cui si esprime. Un vicino di casa, maori convertito, l’aiuta a recuperare il piano che il marito le rifiuta e diventa il suo amante tra lo scandalo della piccola comunità locale.

Ritratto di signora (1995, 142’)
La giovane aristocratica Isabel, rimasta orfana, vive nella sontuosa dimora dello zio materno insieme al cugino Ralph. Malconsigliata, Isabel sposa Gilbert Osmond, artista dilettante. Le giornate di Isabel, in apparenza movimentate da ricevimenti e interessi mondani, si trasformano in crudele schiavitù. Esasperata dal tradimento e dall’avidità di denaro di Osmond, Isabel trova la forza di ribellarsi e di partire per ricongiungersi con l’amato cugino Ralph, ormai in fin di vita a causa della malattia.

Sweetie ( 1989, 95’).
Kay soffre fin dall’infanzia di turbe psichiche a causa della sorella psicotica, Sweetie, che sopra a un albero del giardino aveva fatto il suo “castello”, vietando a Kay di salirvi. Nella casa dove Kay, adulta, ha cercato di ricostruire una stabilità col fidanzato, si installa Sweetie, mettendo a soqquadro la vita dei due. Grazie all’intervento del padre, la famiglia si riunisce nella casa dei genitori: là, Sweetie torna sopra il suo albero, ma causa il crollo del “castello” che ferisce il padre e la uccide

Per informazioni:
Spazio Oberdan

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