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34 Torino Film Festival: Pyromanen di Erik Skjoldbjaerg (After Hours)

Pyromanen è il nuvo thriller del regista norvegese Erik Skjoldbjaerg, conosciuto al pubblico per il suo più famoso film precedente Insomnia, da cui poi Christopher Nolan fece un remake in salsa hollywoodiana. Pyromanen è un’opera disturbante che riesce a creare, più che tensione, un continuo disagio durante la visione, portando lo spettatore a sentirsi monade come i personaggi che si muovono all’interno della realtà filmica

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Dag (Trond Hjort Nilsen) è un giovane che abita in un villaggio norvegese. Suo padre è il capo dei pompieri locale e Dag vive nella sua ombra insieme alla madre. Tornato dal servizio militare Dag assiste il padre come pompiere durante una serie di strani incendi che scoppiano nei dintorni del villaggio. Incendi che sono appiccati dallo stesso Dag.

Questa in estrema sintesi la trama del nuovo thriller Pyromanen del regista norvegese Erik Skjoldbjaerg conosciuto al pubblico per il suo più famoso film precedente Insomnia, da cui poi Christopher Nolan fece un remake in salsa hollywoodiana con Al Pacino, e passato nella sezione After Hours del 34° Torino Film Festival. Il tema portante del film è la rappresentazione della psicologia del giovane piromane. Su una sceneggiatura scarna di dialoghi, composta da lunghe sequenze dove vediamo in azione il pompiere/piromane, seguito dalla macchina da presa sempre in inquadrature strette oppure in primi piani sul volto enigmatico e inquietante che riesce a donare il giovane attore Hjort Nielsen, Skjoldbjaerg mette in scena letteralmente la psicologia deviata e deviante di un comportamento patologico di un ragazzo intelligente, che si vede rifiutato dai suoi coetanei perché ritenuto “strano”, alla continua ricerca del consenso paterno, distante dalla madre e dalla realtà. Quando viene scoperto semplicemente, di fronte all’evidenza delle prove, e soprattutto alla testimonianza diretta della madre che lo vede appiccare un incendio, afferma di non essere lui perché è un pompiere e un pompiere non appicca incendi, in un ragionamento tautologico e sofista che non ammette repliche alla fantasia maniacale che il ragazzo si è costruito dentro di sé.

L’idea principale del pompiere/piromane è quella vincente di un film piano, lineare, quasi piatto, intervallato dalle sequenze degli incendi e poi degli spegnimenti. Come non riesce a controllare e sviluppare le proprie relazioni, così non riesce a controllare né il fuoco né l’acqua. Infatti abbiamo due sequenze significative sulla sua incapacità di empatia: la prima durante una festa con i suoi ex compagni di scuola, dove lui si presenta con la tuta di pompiere per affermare la propria autorità e rifiutando di bere perché “in servizio”; la seconda, quando carica due amiche sul camion dei pompieri e hanno un momento di svago lungo una spiaggia di un lago, dove il ragazzo cerca di rapportarsi con il sesso femminile con insuccesso e non avendo altro da dire, ergendosi su un masso nascosto dall’acqua, di “essere Gesù che cammina sulle acque”. Il suo evidente senso di superiorità frustrato e rifiutato lo porta ad appiccare il fuoco per distruggere e colpire la comunità in cui vive. Gli elementi dell’acqua e del fuoco ritornano in modo costante durante tutto l’andamento della diegesi, elementi naturali basilari, in continuo conflitto tra loro, che rappresentano lo scontro interiore del ragazzo tra il Male e il Bene, tra la distruzione e il salvataggio, tra dannazione e sacrificio. E la sua incapacità di gestire il conflitto è evidente: non riesce ad accendere il fuoco senza utilizzare fiammiferi e benzina; si dimentica di riempire la cisterna di acqua dell’autobotte dei pompieri, oppure rompe la pompa dell’acqua durante un incendio perché non aveva compiuto la corretta manutenzione.

Il/i corpo/i attoriale/i si muovono poi all’interno di una scenografia naturale della campagna norvegese, vero e proprio genius loci che diventa altro protagonista di Pyromanen, luogo che subisce le azioni maniacali, ma allo stesso tempo incubatore delle psicopatologie di un’intera comunità. Una piccola società apparentemente tranquilla, che lotta perché tutto rimanga chiuso all’interno dei suoi confini, in un rifiuto dell’esterno che la dice lunga sulla solitudine di un’umanità immersa in una natura soffocante e alienante. Pyromanen, alla fine, risulta un’opera disturbante che riesce a creare, più che tensione, un continuo disagio durante la visione, portando lo spettatore a sentirsi monade come i personaggi che si muovono all’interno della realtà filmica.

Antonio Pettierre

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  • Anno: 2016
  • Durata: 98'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Norvegia
  • Regia: Erik Skjoldbjaerg