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Puzzole alla riscossa

“Benvenuti a Rocky Springs, dove si presenta l’irrinunciabile occasione di fare qualcosa per la famiglia e l’ambiente”.

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Dopo aver collaudato gli oliati meccanismi della commedia nelle sue diverse sfumature, da quella dark nel suo primo film Cruel Intention, a quella comico-sentimentale con La cosa più dolce e Just Friends, il regista Roger Kumble si cimenta nel territorio ancora inesplorato della family comedy con Puzzole alla riscossa.

Benvenuti a Rocky Springs, dove si presenta l’irrinunciabile occasione di fare qualcosa per la famiglia e l’ambiente, mettendo a dura prova la prima e creando le basi per la distruzione del secondo.

Dosando sapientemente tutti gli ingredienti necessari perché il film piacesse ai piccoli ed ai più grandi, si succedono, nell’arco di un’ora e mezzo, varie gag che vedono per protagonisti gli animali di una riserva naturale messi a dura prova dal cinismo dell’uomo, che vuole farli da parte per costruire un mostruoso centro commerciale.

Dan Sanders (Brendan Fraser) si trasferisce con moglie (Brooke Shields) e figlio adolescente nei boschi sperduti dell’Oregon, per dirigere la costruzione di un nuovo centro. La sua famiglia, restia alla vita di campagna, non vede l’ora di ritornare alla vita metropolitana, mentre a Dan dichiarano guerra gli animali della riserva naturale.

Gli indigeni del luogo decidono di organizzarsi mettendo in atto un’agguerrita lotta.

Veri e propri attentati, guidati dal capobranco procione, giungono da ogni parte e, ormai prossimo ad un esaurimento, Dan trova il modo di vendicarsi e farli rinchiudere. Alla fine, però, ritrovandosi di fronte alle gabbie, il senso di colpa gli dà modo di riconciliarsi con loro e Madre Natura, creando così le basi per un ovvio happy end.

Sulla scia del film d’animazione La gang del bosco, in cui gli animali vedono in pericolo il proprio habitat, Puzzole alla riscossa è costruito ad hoc come vero e proprio progetto ecologico, in cui al messaggio ambientalista si alternano gag sulla scia della slapstick comedy.

La scelta di girarlo in live-action ha dato modo al regista di far recitare gli animali, più di trenta specie diverse, senza però umanizzarli troppo con l’uso della parola, come spesso accade in CGI.

Infatti, oltre alla divertente trovata di farli comunicare attraverso delle vignette in stile fumetto, ghigni, risatine sardoniche e strizzatine d’occhi sono gli unici gesti che contraddistinguono i loro personaggi.

Martina Bonichi