Scrivere e pubblicare un disco metal, in Italia, è sicuramente una sfida a tutti gli effetti. Siamo un pubblico non abituato a un certo tipo di sonorità e/o tematiche e spesso lo si relega a qualcosa di piuttosto folkloristico.
I Kuadra sono riusciti a ritagliarsi una propria fetta di pubblico nazionale, ma ancor più all’estero, come sempre succede per i gruppi che che si cimentano con questo genere.
La band di Vigevano ha costruito un metal influenzato dall’alternative rock e dal rap. Il nuovo disco Non avrai altro Dio all’infuori di te è una buona sintesi di questo crossover. Sound davvero particolare e brani come La grande crocifissione, Abdul o Il male che lasciano impressionati e stupiti per la potenza sonora che esprimono. Chitarre a dir poco maestose, ben sostenute dalla sezione ritmica e la voce del frontman Yuri La Cava, il quale contribuisce a conferire un’aura di sacralità all’intero corpus.
Il pregio maggiore di Non avrai altro Dio all’infuori di te risiede prettamente nel suo impianto sonoro, mentre i difetti maggiori sono da ricercare nelle liriche. Queste nascono, a detta del gruppo, con l’intento di offrire spunti di riflessione su argomenti come l’antropocentrismo sfrenato, il disorientamento esistenziale e l’auto-schiavizzazione sociale, ma il risultato è pasticciato. Si oscilla tra testi in cui ci si perde a seguire intricati e difficili parallelismi e metafore, ad altri in cui sono presenti delle rime baciate a volte banali.
Sicuramente un buon disco, ma non completamente a causa di testi troppo astrusi. Molto spesso un brano è bello perché, ad un’ottima base musicale, accompagna parole che, per quanto profonde e capaci di invitare alla riflessione, risultano di immediata comprensione senza “suonare” mai banali.
Albachiara Re