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Le novità Sinister tra viaggi nel tempo, città di acquanauti e zombi anni Cinquanta

Segnali dall’universo digitale. Rubrica a cura di Francesco Lomuscio

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Chi glielo avrebbe mai detto a Mary Steenburgen, in quel lontano 1979, che dieci anni più tardi sarebbe tornata a ricoprire un ruolo sentimentale all’interno di un’altra storia di viaggi nel tempo in Ritorno al futuro parte III di Robert Zemeckis?

Perché, sotto la regia di un Nicholas Meyer – sceneggiatore del fanta-sexploitation L’invasione delle api regine – al suo debutto dietro la macchina da presa, prima ancora di incontrare il Doc Emmett Brown di Christopher Lloyd affiancò Malcolm McDowell ne L’uomo venuto dall’impossibile, il cui spunto proviene dal romanzo La macchina del tempo, scritto nel 1895 da Herbert George Wells e reso finalmente disponibile su supporto dvd tricolore da Sinister Film.

Il divo di Arancia meccanica, del resto, veste nella pellicola proprio i panni dello scrittore, il quale si trova ad avere a che fare nientemeno che con Jack lo squartatore dal momento in cui, costruita una vera e propria macchina del tempo nella Londra vittoriana del 1893, viene utilizzata dal serial killer delle donne per fuggire nella San Francisco di fine anni Settanta e sottrarsi alla caccia di Scotland Yard.

Ed è il grandissimo DavidTitanicWarner a concedergli anima e corpo nel corso della oltre ora e quaranta di visione che, con la succitata Steenburgen in pericolo di squartamento e Wells deciso a fermare l’omicida, miscela a dovere fantascienza, tensione e perfino una spruzzata di indispensabile ironia.

La città degli acquanauti

Ma non si tratta dell’unico nuovo fanta-titolo recuperato dal dimenticatoio da Sinister, che provvede a deliziare gli appassionati anche tramite il televisivo La città degli acquanauti, diretto nel 1971 dall’Irwin Allen in seguito divenuto un nome di punta del filone catastrofico grazie alla produzione de L’avventura del poseidon, L’inferno di cristallo e Inondazione.

Non a caso, sono proprio i meccanismi del disaster movie ad essere affiancati alle suggestioni fantascientifiche nella piacevole avventura che si svolge nel 2073, quando, per ordine del presidente degli Stati Uniti, l’ammiraglio a riposo Mike Matthews alias Stuart Whitman fa ritorno nella città subacquea da lui stesso costruita e abbandonata dopo che gli è stato attribuito il misterioso incidente che ha provocato la morte del suo amico Billy Homes, interpretato da Larry Pennell.

Ritorno facente parte di una missione che, comunicatagli esclusivamente dopo il suo arrivo, mira ad accelerare il trasferimento della riserva aurifera e della scorta del materiale atomico H128 da Fort Knox alla base oceanica; mentre, tra diffidenza di numerosi dipendenti dell’uomo e difficoltà dell’impresa, a complicare ulteriormente la situazione sembrerebbe esservi anche un meteorite scagliato contro la Terra e che si dirige velocemente proprio verso il posto.

Banditi atomici

Quindi, se parliamo di minacce provenienti dallo spazio, non può certo mancare all’appello uno dei lavori del sottovalutato Edward L. Cahn, i cui piccoli film a basso costo – da Invasori dall’altro mondo ad Assalto dallo spazio – hanno sempre rivelato alla loro base originali idee non poche volte scopiazzate da successive produzioni hollywoodiane (pensiamo solo a Mars attacks! di Tim Burton).

Su sceneggiatura del Curt Siodmak cui si devono, tra gli altri, gli script de Il ritorno dell’uomo invisibile di Joe May e de L’uomo lupo di George Waggner, non è da meno Banditi atomici, altra gustosa novità digitale sinisteriana che il cineasta newyorkese firmò nel 1955, fornendo il proprio ulteriore contributo alla più volte cavalcata filmografia degli zombi, ancora non trasformatisi nei morti resuscitati e cannibali introdotti da George A. Romero nel capolavoro La notte dei morti viventi, di tredici anni più tardi.

Realizzato in bianco e nero, infatti, il breve lungometraggio (neppure settanta minuti di durata) parte dalla figura di un gangster che complotta una vendetta insieme ad uno scienziato dai trascorsi nazisti; in quanto, lavorando al sicuro in un laboratorio segreto, gli fa innestare nel cranio di alcuni cadaveri trafugati alla Morgue un cervello artificiale che non solo prende vita dall’energia atomica, ma può essere comandato mediante un terminale, mutandoli in inarrestabili strumenti di morte.

Tutti e tre i dischi sono corredati di relativo trailer nella sezione riservata ai contenuti speciali.

Francesco Lomuscio

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