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Taxidrivers Magazine

Operamolla. Una storia di disperata ironia (Teatro dell’Orologio – Roma)

Bella e coinvolgente la prova scenica e concettuale di Luca Ruocco e Ivan Talarico che, seppur con apparente leggerezza, scavano solchi profondi nell’animo di ciascuno

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Operamolla non è per deboli di nervi e di cuore.

Non si tratta di uno spettacolo leggero, si vede una realtà lontana dall’ironia classica; tutto è rapportato all’ipocondria generale del mondo che anche i protagonisti accettano come parte della loro vita. Ironia amara e a volte graffiante. Piccoli inferni quotidiani determinati dalla paura dell’essere, del vivere, della salute, che è sempre incerta e ineffabilmente diretta verso la morte. La morte è in scena più volte in questa pièce; la risurrezione, spesso evocata dopo una sequenza di morti fittizie dei protagonisti, è un sistema per esorcizzare le malattie, le difficoltà e anche il futuro. Ma non si risolve mai veramente con una resurrezione definitiva.

La vicenda, che non è narrativa, si apre con una serie di decessi dei protagonisti che si alternano in questo gioco grottesco; questo porta a interrogarsi sul significato estetico della scena che, per loro stessa ammissione, non è catartica neanche per gli stessi protagonisti e ideatori. Anche i due corvi introdotti dalla musica di Hitchcock, maschere petulanti e oscure che suscitano inquietudine, sono evidente rappresentazione di un’ironia decisamente noire e surreale. Il tutto nasce da una storia incredibile, che è anche una storia vera; la storia di Felice che di cognome fa proprio Operamolla. Un uomo che ha vinto la sua vita perdendola. Questo è rimasto nella memoria dei creatori/protagonisti che rendono un tributo a questa figura che è stata, ed è, importante per la loro vita. Felice ha lavorato più volte con i nostri artisti. Lui che era realmente malato di cancro ha interpretato senza dirlo a nessuno il suo stesso ruolo. Proprio a lui è dedicata quest’opera che porta il suo cognome.

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Bella e coinvolgente dunque la prova scenica e concettuale di Luca Ruocco e Ivan Talarico che, seppur con apparente leggerezza, scavano solchi profondi nell’animo di ciascuno.

Il coinvolgimento del pubblico rende la rappresentazione una sorta di gruppo di studio o, al limite, un gruppo psicoterapeutico dove tutti si sentono coinvolti in una vicenda che pone l’attenzione sulle tipiche nevrosi nel campo della salute così tipiche negli uomini contemporanei.

Ma, con un improvviso coupe de teatre, tutti gli spettatori vengono esortati a uscire fuori dalla sala per arrivare, mimando un antico corteo funebre, all’Oratorio dei Filippini e a rendere omaggio al protagonista, vittima dell’ennesima dipartita. Nel tributare al “defunto” l’omaggio di un’unica parola significativa, accade il miracolo: si torna cambiati. Proprio in virtù di una scena che purtroppo ognuno ha vissuto, ma che tende a rimuovere, così la finzione diviene realtà e ci tocca da vicino. Un’opera simbolo della drammatica realtà dell’esistenza, spesso preda delle malattie vere, ma anche e soprattutto  immaginarie; una società che non accetta il male e la morte ed è alla ricerca del salutismo esasperato.

 È uno spettacolo comunque forte, che mette in crisi per la sua totale mancanza di schermi tra l’io profondo degli attori che immediatamente si lega, e si connette, a quello degli spettatori catturandone l’emozione. Ogni malattia possibile, rappresentata dalle persone scelte a caso tra il pubblico, viene “curata” dall’effetto omeopatico dell’inoculare, reiterato, lo stesso male. Le ansie di chi è fragile vengono potenziate e, solo alla fine, forse qualcosa si risolve, ma molto altro resta sospeso e galleggiante nell’aria notturna, contraddittoria e borrominiana della nostra città.

Operamolla, di e con: Luca Ruocco e Ivan Talarico. Le scene e le maschere sono di Stefania Onofrio, la produzione DoppioSenso Unico, Progetto Goldstein, Teatro dell’Orologio. Fino alla fine di febbraio 2015.

Alessandra Cesselon

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