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Anniversari

Pasolini. L’eterno fanciullo: mito senza tempo della Poesia

Poeta o regista? Regista o poeta? Quando si parla di Pasolini le due cose sembra non abbiano una distinzione netta o un confine preciso che possa separarle e tenerle a distanza. Pier Paolo Pasolini è stato un regista profondo, visionario, consapevole dei problemi e dei grandi temi del suo tempo, ma è stato anche, e soprattutto, un poeta

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Poeta o regista? Regista o poeta? Quando si parla di Pasolini le due cose sembra non abbiano una distinzione netta o un confine preciso che possa separarle e tenerle a distanza. Pier Paolo Pasolini è stato un regista profondo, visionario, consapevole dei problemi e dei grandi temi del suo tempo, ma è stato anche un poeta e non soltanto perchè ha scritto e pubblicato libri di poesie; la sua vita, in primis, il suo stile di vita anticonformista e ribelle sono stati quelli di un poeta autentico… forse dell’ultimo vero grande poeta dell’era moderna.

E’ uscito da poco l’ultimo film sulla sua vita dal titolo Pasolini del regista Abel Ferrara. Nel ruolo del protagonista, cioè di Pasolini, l’attore Willem Dafoe (per chi lo ricorda, il Gesù di L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorzese), apparso piuttosto convincente e molto calato nel ruolo sia alla critica che al pubblico. Parlare della poesia di Pasolini è piuttosto complicato come lo è del suo modo di fare cinema, del resto. La sua poetica ha radici salde nella terra vista come madre che tutto accoglie e niente disprezza: la madre terra che dispensa abbondanza, dà gioia e felicità, è feconda ed è vitalità esuberante ma, allo stesso tempo, fra i suoi frutti è previsto anche il dolore, vi è la sofferenza e, in ultimo, la morte quale ciclo conclusivo dell’esistenza immersa nella natura percepita come una realtà del tutto normale per l’uomo e per gli altri esseri viventi.

Ogni poesia di Pier Paolo Pasolini è vibrante, coinvolgente e intensa, il suo linguaggio è scorrevole ma indice di una profondità d’animo che cela un abisso, cosa che egli trasferirà anche nei suoi film. Di recente, il regista Werner Herzog ha affermato convinto che un regista deve avere una cultura vasta in ogni campo della conoscenza umana e, possibilmente, essere un poeta o quantomeno ispirarsi ai poeti e alla Poesia se vuole essere un buon regista. Pier Paolo Pasolini credo abbia incarnato questa funzione ideale, in vita e anche in morte; si, in morte, perchè un poeta è, in fondo, un perseguitato, un inviso alla società e al potere, personaggio scomodo per tutti quando recita la sua parte, sul palcoscenico della vita, senza più distinzione tra realtà e finzione. Come dimenticare che Pasolini ha avuto la sua ispirazione poetica più verace dal mondo classico, soprattutto dalla tragedia greca antica? Le sue poesie ne sono impregnate in modo sottile e nascosto, i suoi film forse anche di più e in modo palese, basti ricordare capolavori quali Medea o Edipo re, e perfino un capolavoro in assoluto come Il vangelo secondo Matteo, di argomento religioso – cristiano, rivela, se ben analizzato e compreso, una forte componente filosofico – poetica di matrice greco – antica.

La filmografia di Pier Paolo Pasolini è molto vasta come pure la sua produzione di poeta e di scrittore. Tanti sono i suoi film. Tanti sono i suoi libri in prosa e in versi. Mai egli, da vero poeta, smise di sognare e di sperare in un futuro migliore per chiunque. Se è vero che il poeta è come un fanciullo e tale rimane sempre anche se dovesse vivere cento e più anni, allora Pasolini fu sempre un fanciullo fino agli ultimi istanti prima della sua tragica morte. Sì, l’eterno fanciullo: mito senza tempo della Poesia.