Dal 15 ottobre al cinema, Je so’ pazzo di Nicola Prosatore porta in scena la vita di Pino Daniele, a cui presta il volto Massimiliano Caiazzo. Per l’occasione, al Giffoni Film Festival 2026 sono state presentate le prime clip, che mostrano la trasformzione del giovane attore nell’iconico musicista napoletano.
Insieme allo stesso Caiazzo e a Prosatore, ospite dell’incontro con i giurati del festival c’è Filippo Valsecchi, produttore della pellicola, che spera di “ispirare i ragazzi con la storia di un ragazzo che ce l’ha fatta. Le fonti principali sono la biografia del figlio e le persone (di famiglia e non) che hanno vissuto quell’epoca con Pino”.
Massimiliano Caiazzo presenta Je so’ pazzo al Giffoni Film Festival
La responsabilità di portare sullo schermo una figura così iconica e amata era un aspetto a cui Massimiliano Caiazzo ha pensato a lungo. E lo dice molto apertamente ai ragazzi presenti nella Sala Truffaut della Cittadella di Giffoni: “Ci ho ragionato tanto, anche con le persone a me care, ma ciò che mi ha spinto a prendermi questa responsabilità è stata l’intenzione del progetto.
Si voleva raccontare l’essere umano dietro l’icona ed è stato subito chiaro che non doveva essere un’imitazione, ma un’interpretazione.
Abbiamo fatto un grande lavoro di caratterizzazione per cercare la verità dietro quel bisogno di libertà d’espressione, oltre che di essere ascoltato, amato, riconosciuto. Ed è da lì che sono partito. Ho fatto un patto con me stesso: non avrei avuto rimorsi. Io mi sento fortunato ad aver avuto la possibilità di esplorare la vita e l’approccio alla creatività di questo artista. Sento di essere cresciuto come artista e maturato come uomo.”

Il confronto con il mito
“Abbiamo mitigato la paura del mito e l’ansia del confronto – interviene Nicola Prosatore – sapendo di mettere in scena il ragazzo, ancora acerbo, che deve trovare la sua strada.” E, a proposito di paure e sfide, il giovane protagonista aggiunge che “la paura di non essere all’altezza mi ha accompagnato per tutto il percorso. Ma mi ha permesso di trovare la chiave per entrare dentro la sua storia e la sua vita con umanità. Credo che anche Pino a volte non si sia sentito all’altezza. Mi sono interrogato molto sul concetto di icona. Cosa può voler dire e perché ci si diventa? È una conseguenza di qualcosa che fai, nel caso di Pino è la musica.
Ha espresso con coraggio ed energia temi trattenuti da una generazione, diventandone un punto di riferimento.
Ho smesso di pensare che stavamo rappresentando solo l’icona e ci siamo interessati all’essere umano. Mi interessano le sfumature in quanto attore e mi piacerebbe che il film invitasse il pubblico a riascoltare i brani di Pino e a scoprirci qualcosa in più”. “Pino era attentissimo ai temi – riprende la parola il regista – addirittura li prevedeva. Ha scelto di lasciar parlare la musica, dove ci sono riverberi tematici rispetto alla società e alla politica. Ma per lui è stato difficile farsi strada tra i miti.”
Le difficoltà di diventare Pino Daniele
“La cosa più difficile – spiega Caiazzo – è stata aver a che fare con le mie insicurezze, che bloccano la creatività. Sono stato toccato nello scoprire la dedizione di Pino nei confronti della musica, che era la cosa che amava di più al mondo. Il mio approccio è cambiato e ho scoperto qualcosa in più su di me. Dietro la vita di un artista c’è tanto lavoro, non solo il talento, per arrivare a un certo tipo di intelligenza emotiva.
Oggi si ha più paura del giudizio nonostante giochiamo a dire il contrario.
Quello di Pino nei confronti della musica è un amore totale, completo.” E ricordando i momenti sul set svela che “un momento su tutti in cui ho sentito una reale connessione è stato sul finale, durante la scena di un concerto. Ho pensato che devo allenarmi di più per poter recitare sempre così.” E aggiunge: “Per me ogni scelta artistica rappresenta una presa di responsabilità e sono fortunato di aver avuto l’occasione di raccontare varie facce della mia città.”
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