Dazed and confused è una pellicola di culto, un cult movie, che racchiude in 100 minuti l’essenza dell’adolescenza, il cosa significa essere adolescente: dalle paure alle incertezze, dalla genuina superficialità alle battute spensierate, alle serate estive gremite di gente ai baci rubati.
La trama è semplice: non esiste. O meglio, esiste solo in superficie. La narrazione segue coralmente un gruppo di ragazzi spensierati che hanno in testa una sola cosa: festeggiare l’ultimo giorno di scuola. E ciò che viene incapsulato all’interno della pellicola non è semplicemente una giornata, è un varco che si apre di fronte ai ragazzi. A quelli più grandi che devono avviarsi verso il mondo lavorativo oppure accademico e a quelli più piccoli che devono affrontare le superiori. Ad ognuno il proprio destino. Ma, prima di ciò, esiste quel fatidico limbo temporale: l’estate. È infatti l’eco dell’estate che si inizia a preannunciare alle loro orecchie che spinge i ragazzi a divertirsi, a passare il tempo assieme, a trovare serenità nella socialità.
E la pellicola funziona alla perfezione sotto quest’aspetto; seguendo l’ultimo giorno di scuola e contemporaneamente il primo giorno di vacanze estive per i ragazzi la pellicola emana quella spensieratezza, leggera, tipica dei ventenni, evitando la retorica e seguendo l’autenticità.
Era facile ricadere nel retorico, nel archetipico, eppure la visione di Linklater analizza, riporta e racchiude la giovinezza con poche e semplicissime scelte registiche e narrative.
La coralità
Come altre pellicole statunitensi di quel periodo con una tematica simile, la pellicola segue un carattere corale fondante. È proprio la collettività la caratteristica cardine del film. La cinepresa infatti segue diversi episodi che compongono la macrostruttura del film: l’adolescenza.
Sono tante le vicende che compongono il mosaico: la festa organizzata di fine anno, le uscite al biliardo, le imboscate nel campo di baseball sdraiati sul prato a vedere le stelle, i ritrovi nei parchi carichi di birre e droghe.
If we all gonna die anyway shouldn’t we be enjoying ourself now?
E in questa coralità emerge sensibilmente l’individualità di ognuno, dal carattere confident di David (interpretato da un giovanissimo Matthew McConaughey), alla genuinità timorosa dei primini (che escono con i più grandi e fanno le cose da adulti). Dalla sensibile empatia filantropica di Randall Pink Floyd (interpretato da Jason London) alla caricaturalità di Fred (interpretato Ben Affleck alle prime armi).
È anche la scelta del giorno rappresentato che eleva l’aspetto collettivo della pellicola. L’ultimo giorno di scuola rappresenta, infatti, un momento di dilatazione spazio-temporale, un momento magico. L’ultimo giorno di scuola è una data in cui ci si riunisce e si festeggia, istintivamente, emotivamente, guardandosi alle spalle e con una certa dose di nostalgia. E la ritualità dell’ultimo giorno risalta anche nei confronti del rito d’iniziazione verso i primini. Che se da un lato traumatizza i freshman dall’altro è un momento in cui (quasi) due generazioni si confrontano: chi le superiori le deve iniziare e chi le ha appena finite. E la differenza anagrafica, in quei pochi anni di differenza, si percepisce.

L’iconicità
Dazed and confused esemplifica il prototipo di cult movie, ovvero (da come ci viene insegnato da Almodovar in amarga navidad) un film che inizialmente sottovaluto, trova i propri riscontri, di nicchia, in seguito. È infatti proprio questo il percorso della pellicola: dopo inizialmente un insuccesso al botteghino, ha trovato il proprio successo nel mercato dell’home video, divenendo un modello per intere generazioni.
Non è difficile incombere in video che riportano citazioni direttamente catturate da questo film. Non è un caso infatti che il mantra di Matthew McConaughey provenga da una delle sue prime scene, dalla sua prima apparizione sul grande schermo.
Alright, alright, alright!…
Ma oltre ad essere stato un enorme trampolino di lancio per diverse star (McConaughey, Affleck, Parker Posey…)l’iconicità della pellicola è rimasta intatta e tangibile anche al giorno d’oggi. Grazie al proprio stile cromaticamente saturato e una messa in scena leggera il film è senza dubbio rappresentativo, iconico, brillante.
E, al giorno d’oggi, lascia ancora sognare intere generazioni di partecipare, anche per qualche minuto, a quel meraviglioso giorno nella città suburbana del Texas.