Luna, cortometraggio del 2025 diretto dalla regista friulana Aurora Ovan, è in concorso al Cactus Film Festival 2026 dopo l’anteprima mondiale al Trieste Science+Fiction Festival 2025 e la partecipazione al Los Angeles Italia – Film, Fashion and Art Festival 2026.
Ad oggi l’uso del termine “distopia” potrebbe aver perso la forza espressiva originaria, non necessariamente per l’abuso effettivo o presunto del concetto, o per abitudine e assuefazione. Di fronte a una realtà sociale spesso percepita come alienante, inospitale, limitante, dove la violenza e le ingiustizie del mondo sono ininterrottamente a portata di sguardo, sembra quasi anacronistico ricorrere ancora ai canoni della distopia. A suo modo, anche Luna ha avuto l’ardire di presentarsi come un film eco-distopico dove, in virtù della proverbiale contrapposizione tra natura e città, è raccontata la storia di una giovane sciamana e del suo desiderio di sovvertire l’ordine “naturale” delle cose.
Luna, il racconto non polarizzante di Aurora Ovan
In un futuro non troppo distante – nel 2045 – un vecchio televisore portatile a tubo catodico trasmette un comunicato ufficiale che invita i membri del Circolo dei Custodi a continuare a educare le nuove generazioni all’interdipendenza con Madre Natura: “Ciò che appartiene a Natura rimane a Natura. Ciò che appartiene a Città rimane a Città”, recita il Patto dei Custodi. La protagonista, Luna, si presenta di fronte alla corte del Circolo per poter essere registrata a sua volta come Custode, ma viene rifiutata per aver proposto un metodo educativo rivolto ai Cittadini. “Pensi che sprecheremmo le nostre risorse per i Cittadini?” si sente rispondere Luna dalla più anziana del gruppo, ansiosa di frenare l’entusiasmo della giovane ancor prima di ascoltarne le proposte.
Non si può non riconoscere ad Aurora Ovan il merito di aver costruito un racconto non polarizzante e di aver dato voce a un personaggio – Luna – i cui valori, lontani da qualsiasi forma dogmatica, lasciano spazio al compromesso, alla comunicazione senza prevaricazione, al desiderio di cambiamento laddove sia necessario e non superfluo. La febbre dell’ecologista senza criterio, morbo pernicioso che assale tutti coloro che vedono nell’essere umano la vera minaccia alla natura, il punto morto del processo evolutivo – dimenticando peraltro che evoluzione è anzitutto adattamento e non necessariamente progresso – è uno degli ordini che Luna intende sovvertire. E il Circolo dei Custodi è solo una delle tante nicchie privilegiate, conservatrici e idealiste, che hanno la pretesa di trascurare o ignorare il principio della variabilità: pilastro portante nei processi adattativi e antidoto prezioso contro la minaccia ultima dell’estinzione.
Una solida premessa per un lungometraggio
Luna trova nel contesto del Cactus Film Festival – forma abbreviata di Cactus International Children’s and Youth Film Festival – l’ambiente ideale per valorizzarne lo spirito, non solo per la naturalezza attraverso cui esprime il divario generazionale e le difficoltà comunicative che ne derivano, ma anche per aver esteso il topos della favola esopica Il topo di città e il topo di campagna attraverso i canoni del cinema fantastico. Chi meglio di un giovane pubblico può identificarsi con la natura sovversiva di Luna e condividerne il punto di vista all’interno del dibattito sul cambiamento climatico e sul rapporto odierno tra essere umano e ambienti naturali?
Il cortometraggio si conclude con l’arrivo della protagonista a Città, luogo dominato dalla cementificazione e dal sovraffollamento, saturo di rifiuti, mentre la voce di uno spot pubblicitario invita a “espandersi” e a “costruire” il proprio futuro. È in questo senso che la definizione di film eco-distopico appare stonata, se non superflua: il mondo reale è già da tempo sulla buona strada per diventare un’unica grande Città cementificata, sovraffollata e inquinata.
I temi proposti meriterebbero comunque ulteriori sviluppi; Luna rimane infatti una solida premessa per un lungometraggio, sostenuta da una buona regia e da un’ottima fotografia curata da Davide Nicolicchia.
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