Un tempo si definivano film di ‘avventura’ o di ‘cappa e spada’ opere come Il prigioniero (titolo originale El Cautivo), ultimo, accattivante lavoro scritto e diretto dal regista di origine cilena Alejandro Amenábar, presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival e al Torino Film Festival, e di recente uscito nelle sale italiane con Lucky Red.
Figura di tutto rispetto del panorama artistico spagnolo, regista e compositore, autore di film dalle atmosfere magnifiche e inquietanti, quali The Others e Mare Dentro (Oscar® come Miglior Film Straniero nel 2004), dai quali emerge la sua originale vena stilistica e la sua abilità narrativo-estetica, Amenábar è uno di quei registi che sfornano pochi film che centrano tutti nel segno, risultando ben accolti in genere da pubblico e critica.
Anche Il Prigioniero non si sottrae a questa evidenza: l’opera infatti, prodotta da Mod Producciones, Himenó Ptero, Misent Produzioni e Propaganda Italia, in collaborazione con Netflix, RTVE e Rai Cinema, ha già ottenuto un importante riscontro di pubblico in Spagna, dove ha incassato oltre 5 milioni di euro al box office, confermandosi tra i titoli più visti del 2025.
Il giovane Miguel de Cervantes e le sue storie
Ma quale ‘genere’ di storia viene raccontata nel film? Mescolando con un colpo di genio realtà e fantasia, ed ispirandosi ad alcune parti del capolavoro dell’autore di Don Chisciotte, il regista narra le vicende del giovane Miguel de Cervantes, un soldato ventottenne della Marina spagnola, ferito in battaglia, che nel 1575 viene catturato e tenuto prigioniero, con numerosi compagni, nella città di Algeri dai corsari ottomani.
A Miguel, interpretato dal bravo Julio Peña (La casa di carta; Berlino), viene offerta la possibilità di abiurare ma lui rifiuta: i marranos, cristiani convertiti all’Islam, possono lavorare e vivere liberi in Algeria, in alcuni casi addirittura avviare floridi commerci: in molti scelgono questa via, anche se solo per sopravvivere, in attesa di tempi migliori.
Miguel, invece, mentre attende speranzoso che qualcuno paghi per lui un cospicuo riscatto e sogna di fuggire, inizia a raccontare ai compagni storie fantastiche, che intrattengono il gruppo e lo mantengono vivo e unito.
“Raccontare la storia di uno dei più grandi narratori di tutti i tempi è stata una sfida narrativa, che si è trasformata in una delle esperienze più personali della mia carriera – racconta il regista – Parliamo dell’autore che ha concepito il romanzo più famoso della letteratura. Qualche anno fa mi sono posto una domanda: sarebbe possibile distillare qualcosa di quel mondo e farlo scorrere attraverso la sua stessa vita?
La risposta è arrivata rapidamente, e l’ho trovata proprio in Don Chisciotte, tra le cui pagine si raccontano la drammatica prigionia ad Algeri di un soldato spagnolo caduto nelle mani dei corsari berberi e il suo audace piano di fuga.”
Nella prigionia, dunque, Cervantes avrebbe scoperto un rifugio inaspettato: l’arte del racconto, che avrebbe poi sviluppato nel corso del tempo anche grazie alle sue stesse avventure. Le sue storie, intessute di resilienza e speranza, non solo incantano i compagni di prigionia ma attirano anche l’attenzione del tiranno Hasan (un magnetico Alessandro Borghi), l’enigmatico e temuto Bey di Algeri, dando vita a un legame segreto ed ambiguo tra carceriere e prigioniero.
“Non è difficile riconoscere un legame tra quell’avventura immaginaria e gli eventi realmente vissuti da Miguel, catturato dai Mori nel 1575 e protagonista di diversi tentativi di fuga – prosegue Amenábar – E non è affatto improbabile pensare che egli abbia concepito la storia molti anni prima di scrivere il suo capolavoro, magari, come sostengono alcuni storici, proprio durante i cinque anni di prigionia, come forma di evasione, almeno mentale.
Così è nato Il prigioniero, un’avventura che ho intrapreso con la volontà di scavare a fondo, di rischiare, e soprattutto di godermi il processo, mentre le voci dei personaggi, reali e immaginari, hanno cominciato a invadere le scene che immaginavo, cercando nella genialità di Cervantes le chiavi segrete che ogni narratore sogna di trovare e che ci collegano al pubblico e alle sue emozioni”.
Religione, libertà sessuale e nostalgia di casa
Film godibilissimo e denso di colpi scena, di racconti e di personaggi, buoni e cattivi, laici e religiosi, fedeli e traditori, il film esplora un’epoca da un lato crudele, dove le religioni guidano folli battaglie senza esclusione di colpi (in Spagna è già epoca di Inquisizione, in Algeria i musulmani impalano senza pietà chi tenta di fuggire), ma mostrando anche come l’Islam godesse di una notevole libertà nei costumi, che consentivano relazioni omosessuali alla luce del sole e senza giudizi moralistici.
Viene resa anche con grande efficacia la caotica e vitale bolgia del coloratissimo mercato di Algeri, dove tutto si vende e tutto si compra, in cui Miguel può recarsi per premio, con brevi uscite dalla prigione, quando il Bey è soddisfatto delle sue storie. L’amicizia fra Miguel e il suo carceriere si fa sempre più stretta, mentre le tensioni in città aumentano, insieme alle invidie per la sua posizione di ‘privilegio’.
Anche i sospetti si fanno sempre più pericolosi e Cervantes, spinto dalla nostalgia di casa e da un incrollabile senso di ottimismo, elabora un audace piano di fuga. Riuscirà Miguel a tornare in patria sano e salvo?
“Approfondendo la sua opera, ma anche biografie, saggi, documenti e tutto ciò che mi capitava tra le mani – dichiara il regista – ho trovato nuove sfaccettature del Cervantes in carne e ossa, mai esplorate prima dal cinema (in effetti, sono pochissimi i film dedicati a lui, forse uno solo, o nessuno): ho deciso di seguire quel filo senza timore, usando la finzione per colmare i vuoti della sua prigionia ad Algeri, immergendomi in quello che Juan Goytisolo, grande studioso di Cervantes, definiva il vortice, quel misterioso gorgo narrativo a cui Cervantes tornava di continuo nelle sue opere. Il percorso narrativo scelto nel film è solo uno dei tanti possibili, ma per me è il più plausibile, il più evocativo e, perché no, il più bello.”
Dunque l’autore di Don Chisciotte, il capolavoro che ha segnato l’inizio della letteratura moderna, avrebbe lasciato un’incredibile storia non raccontata: la sua.
Note tecniche
Le riprese del film, della durata complessiva di dodici settimane, si sono svolte in varie località della Regione Valenciana, tra Alicante, Santa Pola, presso gli studi della Ciudad de la Luz, nonché presso i Reales Alcázares di Siviglia. Altre location includono la città di Valencia e il porto di Alicante, luoghi che ricreano con grande realismo l’atmosfera storica del XVI secolo.
Il prigioniero ha per protagonisti Julio Peña (Berlino, Attraverso la mia finestra) e Alessandro Borghi (Le otto montagne), ma nel cast figurano anche Miguel Rellán, Fernando Tejero, Luis Callejo, José Manuel Poga, Roberto Álamo, Albert Salazar, Juanma Muniagurria, César Sarachu, Jorge Asín, Mohamed Said, Walid Charaf e la giovane esordiente Luna Berroa, tra gli altri.
Il film è prodotto da Fernando Bovaira, storico collaboratore di Alejandro Amenábar e produttore di celebri serie televisive come Los Farad, La fortuna, Crematorio e What the Future Holds, oltre che di film di grande successo come The Others, Biutiful e Glimmers.
Il team tecnico annovera nomi di grande prestigio: Álex Catalán (Mentre la guerra dura) come direttore della fotografia, Juan Pedro de Gaspar (Mentre la guerra dura) come scenografo, Nicoletta Taranta (nominata ai David di Donatello per L’isola delle Rose, 5 è il numero perfetto e Agadah e vincitrice per Romanzo Criminale) ai costumi, Ana López-Puigcerver e Belén López-Puigcerver (candidate all’Oscar per La società della neve) al trucco e acconciature, Aitor Berenguer e Gabriel Gutiérrez (Mentre la guerra dura) al suono.
La colonna sonora originale è composta dallo stesso Alejandro Amenábar.
Alejandro Amenábar – BIOGRAFIA
Alejandro Amenábar, nato a Santiago del Cile nel 1972, naturalizzato in Spagna, è uno dei cineasti più importanti e riconosciuti a livello internazionale del cinema spagnolo contemporaneo. Dopo il colpo di stato attuato da Pinochet in Cile nel 1973, i suoi genitori (madre spagnola e padre cileno) fuggono a Madrid, dove Alejandro è cresciuto.
Dopo aver abbandonato gli studi universitari a Madrid, si dedica totalmente al cinema, grazie anche ad un talento naturale che manifesta già nel dirigere, a 19 anni, il suo primo cortometraggio, La cabeza.
Esordisce al lungometraggio con Tesi (1996), eletto Miglior Film dell’anno in Spagna dall’Accademia del Cinema Spagnolo e vincitore di numerosi premi nei festival di tutto il mondo. Solo un anno dopo, il suo secondo film, Apri gli occhi (1997), grande successo al botteghino in Spagna, viene distribuito a livello internazionale. Il film è stato successivamente adattato negli Stati Uniti con il titolo Vanilla Sky, diretto da Cameron Crowe e interpretato da Tom Cruise, Penélope Cruz e Cameron Diaz.
The Others (2001) e Mare dentro (2004) sono i film che hanno consolidato la sua fama internazionale. Mare dentro, con Javier Bardem, vince l’Oscar® come Miglior Film Straniero e ottiene oltre 60 premi internazionali. The Others, con Nicole Kidman, primo film del regista girato in inglese, selezionato al Festival di Venezia, ottiene un grande successo al botteghino ed elogi unanimi dalla critica internazionale.
Nel 2009 Agorà, con Rachel Weisz, selezionato al Festival di Cannes, ottiene il maggior incasso dell’anno in Spagna, con oltre 21 milioni di euro e 3,5 milioni di spettatori. Nel 2015 esce Regression, con Ethan Hawke ed Emma Watson, che rafforza ulteriormente la sua carriera internazionale: il film ha incassato oltre nove milioni di euro e superato il milione di spettatori in Spagna.
La sua opera successiva, Mientras dure la guerra (Dopo la guerra), con Karra Elejalde ed Eduard Fernández, segna il suo ritorno al cinema in lingua spagnola: presentato ai festival di Toronto e San Sebastián, il film è stato accolto con grande successo di pubblico e critica.
Alejandro Amenábar ha esordito nel mondo delle serie televisive con La Fortuna, una miniserie ispirata alla graphic novel Il tesoro del Cigno Nero, di Paco Roca e Guillermo Corral, prodotta per Movistar+ in coproduzione con AMC. Dopo la première al Festival di San Sebastián, la serie ha confermato ancora una volta il perfetto equilibrio tra consenso di critica e successo di pubblico che caratterizza l’opera del regista.
Con il suo ultimo film Il prigioniero, Alejandro Amenábar torna a esplorare le radici dell’identità spagnola attraverso la figura di Miguel de Cervantes.