Il film kirghiso Kurak, diretto da Erke Dzhumakmatova ed Emil Atageldiev, finisce al centro di una controversia che sta attirando l’attenzione della comunità cinematografica internazionale. A meno di ventiquattro ore dalla sua attesa prima nazionale al Festival Internazionale del Cinema di Bishkek, le autorità del Paese hanno negato al film il Certificato di Registrazione Statale, documento indispensabile per qualsiasi proiezione pubblica sul territorio.
Il Centro Statale Cinematografico Kyrgyztasmasy ha comunicato la decisione attraverso il Dipartimento di Cinematografia, che ha motivato il rifiuto facendo riferimento a una valutazione effettuata da una commissione di esperti. Tuttavia, non sono state fornite spiegazioni dettagliate. L’improvvisa esclusione ha costretto gli organizzatori del festival a cancellare la proiezione prevista, trasformando quella che doveva essere una celebrazione nazionale in un nulla di fatto.
Un successo internazionale fatto per chi non ha voce
Basato su eventi reali, Kurak affronta questioni particolarmente sensibili nella società contemporanea kirghisa, tra cui la violenza di genere e le strutture patriarcali che ancora influenzano la vita di molte donne. Il film intreccia diverse storie personali, offrendo uno sguardo critico e realistico sulle dinamiche sociali del Paese.
Nonostante le difficoltà incontrate in patria, la pellicola ha ottenuto un notevole riconoscimento a livello internazionale. Quattordici manifestazioni cinematografiche hanno presentato il film nel corso del suo percorso festivaliero, conquistando premi in Asia e in Europa, come il Vision of Jiseok Award e il Bangladesh July Memorial Prize al Festival Internazionale del Cinema di Busan e il Grand Prix del Festival Internazionale del Cinema di Dhaka e numerosi premi al Festival del Cinema Asiatico di Vesoul, in Francia.
Lo Studio Oymo ha realizzato la produzione in collaborazione con partner provenienti da Svizzera, Francia, Serbia, Lussemburgo, Olanda e Italia.
Le risposte dei registi e dei produttori
La decisione delle autorità ha suscitato forti reazioni da parte dei realizzatori del film. La co-regista Erke Dzhumakmatova ha sottolineato come il divieto rappresenti una sorta di conferma del messaggio stesso dell’opera, che denuncia i tentativi di silenziare la verità e le voci più scomode.
Anche i produttori internazionali hanno espresso preoccupazione. Pavel Feldman ha affermato:
“Sono certo che si tratti di un grave errore. La verità è facile da dire – e molto difficile da mettere a tacere. Faremo tutto ciò che è in nostro potere per garantire che chiunque in Kirghizistan desideri vedere Kurak possa farlo. Questo è il nostro obbligo verso il pubblico per il quale questo film è stato realizzato. Il nostro obbligo verso coloro le cui voci qualcuno sta cercando di rendere inascoltate.”
Il caso assume inoltre un valore emotivo particolare perché il co-regista Emil Atageldiev è scomparso prima di poter assistere al successo internazionale della pellicola.
Mentre le autorità non hanno ancora fornito ulteriori chiarimenti, la vicenda di Kurak continua ad alimentare il dibattito sulla libertà artistica e sul ruolo del cinema come strumento di denuncia sociale.