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‘Alice and Steve’: duello fra woke e english humour

Dalla penna di Sophie Goodhart, sbarca su Disney+ una nuova comedy che non va oltre il mero intrattenimento

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alice and steve

Trattare di argomenti che estendono il discorso sulla condizione della donna nella società è stata la fortuna, sia qualitativa che commerciale, di buona parte delle commedie in formato seriale degli ultimi dieci anni. In particolare Amazon Prime Video pareva averne fatto una sorta di baluardo nell’ambito dello streaming. Prodotti come La fantastica signora Maisel e Fleabag dimostrarono che l’irriverenza, l’autoironia e una frizzante spietatezza potevano portare una buona nuova di progresso civile con più forza di quanto fossero in grado di fare storie cariche di retorica e intrise della pretesa di prendersi totalmente sul serio. 

Con l’uscita di Alice and Steve, disponibile dall’8 Giugno sul catalogo di Disney+, un altro colosso dell’industria audiovisiva sembra avanzare la propria proposta televisiva sull’onda della rilevanza mediatica raggiunta dalle sue avversarie. O almeno, questo è quanto si evince dalla visione delle prime puntate dell’opera di Sophie Goodhart, la cui offerta in campo di stimoli tematici non si limita a toccare unicamente la questione femminile.

X contro Z

Più che un protagonista principale, ad occupare il centro della scena è la tensione che scorre nella coppia di migliori amici a cui si deve il titolo del serial, interpretata da Nicola Walker, volto ormai noto degli schermi britannici, e Jemaine Clement, connazionale di Taika Waititi e, non a caso, suo storico collaboratore. Tale tensione tra i due deve la sua causa all’improvvisa e indesiderata infatuazione di Steve nei confronti di Izzy (Yali Topol Margalith), figlia ventiseienne di Alice nonché single altamente desiderosa di avviare una relazione controversa con il compagno di bevute della madre.

Tanto basta a Sophie Goodhart per trasformare Alice and Steve in un campo di battaglia che vede due schieramenti ben definiti. Da un lato, combattivi nonostante la vecchiaia incombente, gli esponenti della generazione X. Essi risultano, nell’analisi della comedy, incapaci di accettare la senilità e al contempo giudicanti verso chi cerca di avere atteggiamenti giovanili. Le gag che li riguardano, infatti, evidenziano tanto il disagio per l’invecchiamento quanto quello per la voglia di tornare alla leggerezza di un tempo.

 'Alice and Steve'

Sull’altro fronte, invece, riecheggiano i virulenti canti di guerra degli “zoomers”, i nati tra il ‘97 e il 2012. È la schiera dei nuovi arrivati, forse ancora acerbi, ma non abbastanza da impedirgli di partecipare allo scontro con i Gen X. Come armi segrete, spesso tendenti a diventare dei punti deboli, hanno il desiderio di annientare lo status quo, un’adesione sfrenata alla cultura woke e il senso di superiorità morale.

Quando appaiono nell’inquadratura è difficile ridere di loro, poiché non solo lo spettatore potrebbe trovarli alquanto fastidiosi, ma sarà impossibile per lui non provare un minimo di invidia per come essi sono riusciti ad abitare la modernità, plasmandola a loro favore e piacimento.

Rappresentazioni sbilanciate

I modi nei quali Alice and Steve, a partire da spunti di cotanta acutezza drammaturgica, avrebbe potuto diventare il nuovo original di punta in casa Disney+ sono innumerevoli. Purtroppo, ciò che frena la serie dal punto di vista qualitativo è il secondo conflitto che Sophie Goodhart accosta a quello generazionale e che provoca l’infelice paragone con le comedy citate a inizio articolo.

Osservando lo sviluppo degli episodi, è impossibile negare la differenza di trattamento che distingue in due poli opposti le figure femminili da quelle maschili, al punto da generare una nuova faida meno alla pari di quella sopracitata. In cima alla vetta, donne forti e carismatiche ma non per questo prive di sfaccettature emotive. A fondo valle, pronti per l’imminente sconfitta, uomini tiepidi, insicuri e ognuno codardo a proprio modo, quasi a rappresentare un’entità compatta e impersonale dalle molteplici estrinsecazioni.

A compimento di una simile beffa, neanche le donne, ragazze adulte o anziane che siano, nella maggior parte dei casi risultano simpatetiche. L’umorismo sarcastico all’inglese, elemento ricorrente e fondativo di racconti surreali à la Only Murders In The Building, fatica ad essere credibile nelle voci di protagoniste che si ritrovano in situazioni degne di un qualsiasi sceneggiato per teenager sui canali in chiaro, finendo per suonare fuori contesto e ottenere l’effetto contrario a quello desiderato in termini di resa comica.

Alice And Steve

Niente di nuovo all’orizzonte

Alice and Steve, in un certo senso, paga lo scotto di nascere sotto l’ombra di Disney, una multinazionale intenta ad adottare strategie aziendali controproducenti, ad esempio l’idea di accostare il black humour a una scrittura “politically correct”. Questo a causa di una linea editoriale preimpostata e capace di qualsiasi oscenità con lo scopo di accontentare tutti e con il risultato di non accontentare nessuno.

Ovviamente, la speranza che la seconda tranche di episodi dia alla prima stagione la possibilità di correggere il tiro rispetto a comicità e caratterizzazione è, come si suole dire, l’ultima a morire. Ciononostante, sognare l’eventualità di un inatteso ribaltamento sul finale non significherebbe cancellare gli evidenti limiti di un debutto che, pur nella sua gradevolezza, soccombe se messo a confronti coi suoi illustri predecessori.

Alice and Steve

  • Anno: 2026
  • Durata: 6 episodi
  • Distribuzione: Disney+
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: UK
  • Regia: Sophie Goodhart
  • Data di uscita: 08-June-2026