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Prime Video Film

‘La sobrietà’: il caos secondo Carlo Fenizi

Un mockumentary feroce e metacinematografico che smaschera il lato tossico del mondo della recitazione attraverso una galleria di personaggi feroci e irresistibili

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Cosa succede quando il bisogno di essere visti diventa più forte della verità?

La sobrietà di Carlo Fenizi parte da questa domanda e la trasforma in un gioco feroce di manipolazioni, performance e identità smarrite. Un film che affonda dentro le dinamiche tossiche del cinema e dei laboratori di recitazione popolati da personaggi sopra le righe, ego fragili e figure magnetiche capaci di sedurre e distruggere allo stesso tempo. Un’opera irregolare, provocatoria e continuamente in bilico tra realtà e rappresentazione, capace di trasformare il caos emotivo dei suoi personaggi nel vero motore della narrazione.

Il film è disponibile in streaming su Prime Video.

Rodrigo, Kimba e il confine tra realtà e finzione

Al centro della storia c’è Rodrigo (Michele Venitucci), un regista deciso a realizzare un documentario su Kimba, (Eva Basteiro-Bertolì) misteriosa e controversa acting coach, capace di esercitare sulle sue allieve un fascino quasi ipnotico. Attorno ai suoi laboratori si muove un piccolo universo di attrici frustrate, artisti in crisi e personalità fragili che sembrano cercare nella recitazione una forma di salvezza personale. Ma più il documentario cerca di smascherare Kimba, più finisce per diventare esso stesso parte del suo gioco manipolatorio, in un continuo slittamento tra realtà, finzione e performance. Le riprese diventano così un’indagine sempre più ossessiva dentro un microcosmo popolato da personalità alla deriva. E più si tenta di osservare Kimba dall’esterno, più il confine tra chi guarda e chi viene guardato inizia a sgretolarsi.

Realtà e finzione si mescolano

Ed è proprio qui che il film trova la sua dimensione più affascinante. Carlo Fenizi trasforma gradualmente la macchina da presa da semplice strumento di osservazione a elemento attivo della manipolazione stessa. Il documentario dentro il film smette così di essere un’indagine razionale per diventare un territorio ambiguo e instabile, dove realtà e finzione si contaminano continuamente. Lo spettatore finisce inevitabilmente per chiedersi chi stia davvero guidando il racconto: Rodrigo, Kimba o il dispositivo cinematografico stesso.

Fenizi costruisce una narrazione mobile e imprevedibile, senza perdere mai ritmo e tensione. Anche nei momenti più deliranti o apertamente teatrali, il film rimane vitale grazie a una regia precisa, nervosa e pienamente consapevole dei propri mezzi. La macchina da presa si trasforma allora in uno strumento d’indagine psicologica, soffermandosi spesso sui primi piani, essenziali per entrare nelle nevrosi, nelle fragilità e nelle maschere dei personaggi.

Ed è proprio in questo spazio che emerge tutta la forza di Eva Basteiro, autentico cuore pulsante del film. La sua Kimba è insieme carismatica, feroce, seduttiva e inquietante: un personaggio larger than life che domina ogni scena con un’energia magnetica. L’attrice riesce a mantenere il suo personaggio costantemente sospeso tra diverse identità possibili: guru manipolatrice, artista folle, donna fragile o semplice impostora, ed è proprio questa continua ambiguità a rendere il suo personaggio così affascinante e impossibile da decifrare.

Eccesso, ambiguità e tensione emotiva

La sobrietà, già a partire dal titolo, gioca apertamente sul paradosso. Perché nel film non c’è nulla di realmente sobrio: tutto è eccesso, ambiguità, tensione emotiva e continua messa in scena. Eppure quel titolo non è affatto casuale. È anche un riferimento al mondo della recitazione e ai suoi metodi, dove proprio la sobrietà viene spesso considerata il punto più alto dell’interpretazione, la qualità definitiva a cui un attore dovrebbe aspirare. Carlo Fenizi costruisce un continuo gioco di contrasti, muovendosi costantemente tra controllo e caos, autenticità e artificio.

Il film si sviluppa infatti su un territorio sospeso tra fiction e falso documentario. Una scelta che permette allo spettatore di sentirsi immerso nella narrazione, quasi coinvolto in prima persona nell’osservazione dei personaggi. Ma è anche una riflessione sul modo in cui oggi percepiamo la realtà: viviamo circondati da immagini immediate e apparentemente autentiche che, molto spesso, non sono altro che rappresentazioni parziali, prospettive costruite e manipolate. Dietro questa continua esplosione di performance, ego e teatralità, Fenizi sembra però suggerire una domanda più profonda: qual è la vera esplosione? Quella rumorosa e appariscente della messa in scena oppure quella interiore, silenziosa e destabilizzante, che si consuma dentro i personaggi?

Un cast che abbraccia il tono dell’opera

Molto convincente anche il cast di contorno, che aderisce perfettamente al tono grottesco e surreale dell’opera. Colpisce la presenza di Antonia San Juan, storica interprete del cinema di Pedro Almodóvar, qui sorprendentemente a suo agio in italiano, capace di portare nel film la sua energia teatrale e tagliente. C’è Carmen Russo, proposta in una veste completamente diversa rispetto all’immaginario televisivo a cui il pubblico è abituato: Fenizi la inserisce con naturalezza in questo universo instabile e allucinato, dimostrando grande libertà anche nelle scelte di casting. E poi c’è il cameo di Amanda Lear, magnifica nei panni di una suora.

La sobrietà è un film che non cerca compromessi. Divide, spiazza e a tratti esaspera volutamente lo spettatore, ma possiede una personalità fortissima e uno sguardo registico autentico. Carlo Fenizi realizza un’opera metacinematografica libera e disturbante, capace di riflettere sul bisogno contemporaneo di apparire, sul potere della manipolazione artistica e sul confine sempre più fragile tra identità e rappresentazione.

Guarda il trailer de La sobrietà

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La sobrietà

  • Anno: 2026
  • Durata: 80
  • Distribuzione: Prime Video
  • Genere: Grottesco
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Carlo Fenizi