Metti, una sera a cena, il film del 1969, diretto da Giuseppe Patroni Griffi, tratto dalla sua omonima piéce, torna sul grande schermo in una nuova versione restaurata, presentata in anteprima al Festival di Cannes nella sezione Cannes Classic. La proiezione del restauro della pellicola è stata accompagnata dalla presenza di Dario Argento, sceneggiatore del film, insieme a Patroni Griffi e Carlo Carunchio.
Le parole del maestro dell’horror italiano
“Con Bernardo Bertolucci, avevo appena lavorato al soggetto di C’era una volta il West: Sergio Leone era amico di Patroni Griffi, e Patroni Griffi gli spiegò che stava per debuttare nel cinema con un film molto importante, ma voleva il consiglio di uno sceneggiatore che potesse dare uno spirito più attuale alla sua opera teatrale. Così, Sergio gli consigliò il mio nome; lui mi chiamò, ci incontrammo e mi chiese di lavorare con lui“.
Così Dario Argento ricorda l’inizio della collaborazione con Giuseppe Patroni Griffi. Metti, una sera a cena viene presentato proprio a Cannes nel 1969, il film è un grande successo, che può vantare un cast internazionale: Tony Musante, Jean-Louis Trintignant, Lino Capolicchio, Annie Girardot, Adriana Asti e, per la prima volta sullo schermo, Florinda Bolkan, scelta dalla produttrice Marina Cicogna. Di notevole impatto anche la colonna sonora a cura di Ennio Morricone, che fu a sua volta un grande successo discografico.
Dopo la proiezione del film, Italian Pavilion di Cannes ha ospitato Dario Argento, accanto a Steve della Casa, conservatore CSC – Cineteca Nazionale, per percorrere la genesi di questo film che ha fatto Storia e che creò molto scandalo al tempo, accompagnando però anche alcune riflessioni sullo sguardo contemporaneo, le visioni e lo stato di salute del cinema italiano del presente.
“Ho avuto questo incontro con l’amore, con la sessualità, con la trasgressione sessuale e, in fondo, provando anche degli imbarazzi, che questi temi portavano con sé: era proprio quello che voleva Patroni Griffi, che io portassi qualcosa di nuovo, quello che stava nascendo dopo il ’68“ [Dario Argento]