Cannes
‘Gentle Monster’: quei segnali del ‘male’ così difficili da riconoscere
Lucy e Philip vivono un matrimonio felice con un figlio, finché lui viene arrestato per detenzione e diffusione in rete di contenuti pedopornografici.
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4 settimane agoon
Una coppia giovane e bella, Lucy e Philip, con un figlio vispo e intelligente sui 6-7 anni, trascorre una vita piena e felice in una grande casa di campagna alle porte di Monaco: lei è una pianista elettronica, lui un documentarista, si amano ed amano il loro bambino, hanno una vita sessuale attiva e appassionata, interessi ed amici, un grande giardino con alberi e un trampolino per i salti appena montato per far giocare il figlio.
Così inizia Gentle Monster, ultima opera della 48enne regista austriaco-tedesca Marie Kreutzer, selezionata al 79° Festival di Cannes nella sezione del Concorso: ma presto il quadretto da Mulino Bianco (volutamente posto all’inizio del film per evidenziare l’insospettabilità del male) si trasforma in un incubo ad occhi aperti quando, un giorno qualsiasi di buon mattino, la polizia fa irruzione nella casa della coppia, dove sono stati intercettati materiali e dati pedopornografici provenienti dai dispositivi di Philip (l’attore Laurence Rupp si districa bene in un ruolo a dir poco spinoso): si tratta di foto e video raccolti per anni e diffusi in rete.
Un verdetto senza attenuanti per Lucy, quale che sia la gravità (la raccolta e diffusione di immagini è già un reato e denota, quanto meno, di non avere scrupoli verso l’infanzia) mentre l’indagine investigativa parte con i suoi tempi lunghi. Philip è imbarazzato, stupito ma non nega, chiama un amico avvocato, si vergogna di trovarsi nei guai perché ha un passato connesso a vicende di droga, ormai superato.
C’è un prima e un dopo questo evento, nella vita della coppia: Lucy in pieno trauma e per il bene del bambino si trasferisce seduta stante dalla madre, ex-pianista classica, interpretata da una saggia Catherine Deneuve, dispensatrice di buoni consigli, difficili da attuare al momento.
Lucy infatti, pur provando rabbia e disgusto per le cose di cui è venuta a conoscenza, continua ad amare il marito perché non basta fare ‘off’ per spegnere un sentimento, ci vorrà una lunga e dolorosa elaborazione per giungere a fare ciò che è giusto fare.
Da un’inchiesta giudiziaria alla finzione filmica: il male è tra noi
L’ispirazione per realizzare questo film (il cui titolo corrisponde al nickname usato da Philip per scambiare il materiale incriminato, gentlemonster) prende avvio, per la regista, da un articolo del quotidiano Die Zeit su un’indagine molto ben documentata condotta dalla polizia tedesca, che rivela l’esistenza di una vasta rete di pedofili portati davanti alla giustizia.
I giornalisti nell’articolo spiegavano perché avevano deciso di essere così espliciti nella descrizione di alcuni elementi chiave dell’inchiesta, perché le persone si rendessero conto che all’incirca l’85% di abusanti e pedo-pornografi è formato da persone conosciute dalle loro vittime.
“Non sono riuscita a finire l’articolo quel giorno stesso – racconta la regista – perché mi ha provocato una reazione fisica di malessere: quell’articolo aveva reso concreto qualcosa che non avevo mai davvero realizzato fino in fondo: non avevo pienamente compreso ad esempio, che, nella grande maggioranza dei casi, gli autori sono persone vicine ai bambini, che non immagineremmo mai capaci di tali atti. Sentivo il bisogno di fare qualcosa e quello che io so fare è raccontare storie, così ho cominciato a informarmi sul tema e a scrivere Gentle Monster”.
Incredibilmente, quando la realtà supera il cinema e la fantasia, mentre la regista inizia a documentarsi sul tema per la nuova opera, Florian Teichtmeister, un attore del suo film in post-produzione, Corsage, viene incriminato per possesso di foto e video pedopornografici e collegati ad abusi sui minori.
Gli abusi su minori e donne: una questione legata al potere patriarcale
Per dare la massima intensità e le tante sfumature necessarie al personaggio di Lucy, la regista ha scelto l’attrice Léa Seydoux, che ben evidenzia qui la ridda di emozioni e sentimenti contraddittori che in un tempo brevissimo attraversano la mente e il cuore della donna: l’incredulità, la rabbia, la speranza di una spiegazione (l’amico avvocato dice che Philip raccoglieva quei materiali per il suo documentario), l’angoscia per una verità inquietante da affrontare, la preoccupazione che anche il figlio sia stato sottoposto a molestie (la psicologa dice che non presenta segnali del trauma ma di attendere e vedere, perché non si sa mai), la quasi impossibilità di accettare di aver vissuto per anni con un perfetto sconosciuto.
In questo profondo stato confusionale ed ambivalente, Lucy trova una sponda e anche un contraltare nella giovane e pragmatica investigatrice, il cui ruolo è affidato all’attrice tedesca Jella Haase – che qui fa pensare, anche per il trucco e i costumi scelti, all’attrice Frances McDormand, indimenticata protagonista del film Fargo dei fratelli Coen – una giovane donna sola ma determinata, con a carico la demenza senile incalzante del padre che si manifesta nel molestare la sua badante (la quale finirà per fare le valigie e andarsene, costringendo la poliziotta a tornare a vivere col padre) fino ad entrare di notte nel suo letto.
Seppure in modo diverso le due donne sono entrambe vittime (momentaneamente, con possibilità di affrancarsene) di un sistema patriarcale antico come il mondo: come spiega lo psichiatra invitato a cena dalla madre di Lucy: “Spesso le violenze sessuali sui minori – e per estensione anche quelle sulle donne – non sono dettate da pulsioni sessuali, ma hanno a che fare con il potere, e i bambini, i ragazzini sono più facili da sottomettere e dominare”.
Anche la musica, che gioca un ruolo importante nel film, può avere a che fare col potere: Lucy nel film svolge infatti un lavoro musicale nel quale utilizza canzoni (pop prevalentemente) scritte da uomini per riappropriarsene, trasformarle e decostruirle. Fra queste, la canzone iniziale Would I Lie to You, di Charles & Eddie, che Léa Seydoux canta al pianoforte all’inizio del film, seguita da una serie di adattamenti di classici pop e rock.
Non manca, per contrasto, il rap femminista tedesco aggressivo che Elsa, l’ispettrice di polizia, ascolta nella sua auto: uno dei brani è intitolato, letteralmente, Angry Women (Donne arrabbiate).
E chi non lo sarebbe al posto loro?
Biografia di Marie Kreutzer
Nata nel 1977 a Graz, è una delle registe austriache più riconosciute della sua generazione. Dopo aver frequentato una scuola alternativa con un percorso artistico, studia sceneggiatura e drammaturgia all’Accademia del Cinema di Vienna. Il suo primo lungometraggio, The Fatherless, viene presentato in anteprima mondiale alla Berlinale nel 2011, Festival dove tornerà nel 2019 con The Ground Beneath My Feet. Il suo film più recente, Corsage, con Vicky Krieps, è stato presentato nel maggio 2022 al Festival di Cannes (sezione Un Certain Regard). Da allora è stato selezionato in più di 70 festival internazionali e ha ricevuto numerosi premi e nomination (European Film Awards, nomination ai BAFTA, shortlist per l’Oscar al miglior film internazionale 2023). Gentle Monster è il suo ultimo lungometraggio selezionato in concorso al Festival di Cannes 2026.