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Cannes

Cannes 2026, 17 maggio: il cinema si espande oltre lo schermo

Cate Blanchett, Ron Howard e una selezione in concorso che spazia dai thriller di resistenza all'horror psicologico e ai drammi intimi di guarigione, danno vita a una delle giornate più interdisciplinari del Festival

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Moulin

Il 17 maggio, il Festival di Cannes abbraccia appieno il suo ruolo non solo di festival cinematografico, ma anche di laboratorio culturale per la creazione di immagini. Sulla Croisette, il cinema si scontra con la fotografia, la moda, la storia politica e la memoria visiva, dando vita a uno dei programmi più intellettualmente variegati del Festival fino ad ora.

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I soli momenti salienti fuori concorso della giornata rivelano l’ampliamento degli orizzonti artistici di Cannes. Alla Salle Buñuel, il pubblico si riunisce per l’attesissimo Rendez-vous avec Cate Blanchett, una delle interpreti più rappresentative del cinema contemporaneo e una figura la cui carriera ha costantemente sfumato i confini tra la fama mainstream e la sperimentazione autoriale.

Più tardi in serata, la Salle Agnès Varda ospita Avedon, un documentario dedicato al leggendario fotografo Richard Avedon. Diretto da Ron Howard, il film rafforza ulteriormente un tema ricorrente di Cannes 2026: il potere delle immagini non solo di documentare la realtà, ma di plasmare la memoria culturale stessa.

Concorso principale: Resistenza, catastrofe e sopravvivenza emotiva

Moulin

La selezione in concorso offre tre visioni radicalmente diverse della resistenza umana. Moulin vede László Nemes tornare al soffocamento morale dell’Europa in tempo di guerra attraverso la storia del leader della Resistenza francese Jean Moulin e del suo confronto con Klaus Barbie dopo l’arresto nel 1943. Come in Il figlio di Saul, Nemes sembra meno interessato alla ricostruzione storica che a immergere il pubblico in un’insopportabile vicinanza psicologica alla violenza e all’oppressione.

In netto contrasto, Garance si dipana come un intimo ritratto di dipendenza, instabilità emotiva e fragile rinascita, seguendo un’attrice in difficoltà le cui relazioni con la sorella minore e un nuovo amante diventano possibili vie di sopravvivenza.

Nel frattempo, Hope spinge il concorso in territori apocalittici, mescolando survival horror, terrore cosmico e collasso sociale, mentre gli abitanti di un villaggio isolato si confrontano con una misteriosa creatura e con la loro crescente paranoia. Insieme, i tre film catturano la straordinaria ampiezza tonale di Cannes 2026: trauma storico, realismo psicologico e terrore esistenziale coesistono nello stesso dialogo artistico.

La Quinzaine des Cinéastes si concentra su instabilità e trasformazione

Dora

Alla Quinzaine des Cinéastes, la trasformazione emotiva e fisica rimangono temi centrali. Dora segue una famiglia che si ritira da Seoul verso il mare, mentre la figlia è affetta da una misteriosa malattia che assume gradualmente inquietanti dimensioni emotive e soprannaturali. La premessa richiama un’altra opera profondamente suggestiva di July Jung, dove desiderio e pericolo diventano inseparabili.

Inoltre, L’Espèce fonde in modo esplosivo il realismo sociale rurale con una tensione quasi surreale. Ambientato nella campagna francese, nel mezzo di un crescente conflitto tra agricoltori e cacciatori, la scomparsa di un coltivatore di grano apre gradualmente la strada a qualcosa di più strano e psicologicamente instabile. La collisione tra ansia ecologica, tensione di classe e instabilità emotiva del film riflette molte delle preoccupazioni più ampie che caratterizzano Cannes quest’anno.

La Semaine de la Critique si concentra su guerra e solidarietà femminile

the station

La Semaine de la Critique presenta uno dei titoli politicamente più urgenti della giornata con The Station. Ambientato nello Yemen dilaniato dalla guerra, il film è incentrato su Layal, che gestisce una stazione di servizio riservata alle donne, governata da un semplice insieme di regole: niente uomini, niente armi e niente politica.

Quel fragile rifugio viene sconvolto quando il fratello minore viene chiamato alle armi, costringendo Layal e la sorella, con cui non ha più rapporti, a una disperata corsa contro il tempo. La premessa combina immediatezza politica e intimità emotiva, confermando la forte attenzione della Semaine di quest’anno verso i registi emergenti che esplorano la sopravvivenza attraverso prospettive profondamente personali piuttosto che attraverso grandi spettacoli geopolitici.

Il cinema come testimone, memoria e trasformazione

Ciò che rende particolarmente significativo il programma del 17 maggio è il modo in cui ogni sezione del Festival sembra impegnata nella stessa grande domanda: quale responsabilità si assume l’immagine nei momenti di crisi, desiderio o rottura storica? Dai silenzi strazianti di Moulin alla cruda emotività di Garance, dall’eredità fotografica di Richard Avedon ai paesaggi devastati di The Station, Cannes 2026 continua a presentare il cinema non come evasione, ma come un modo per confrontarsi con la realtà in tutta la sua instabilità.

Abbracciando opere che si muovono fluidamente tra storia politica, crollo personale e sperimentazione visiva, il Festival dimostra ancora una volta perché rimane il crocevia cinematografico più influente al mondo: un luogo in cui le immagini non vengono semplicemente consumate, ma interrogate, ricordate e trasformate in memoria culturale.

 

Il sito ufficiale qui.