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Prime Video Film

‘Rachel getting married’: l’abitazione specchio dell’anima

L'estetica del disordine e lo sguardo voyeuristico: come lo spazio domestico racconta la fragilità dell'essere umano

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Rachel getting married

Rachel getting married (uscito nelle sale italiane il 21 novembre del 2008), diretto dal premio Oscar Jonathan Demme, è un intenso dramma familiare distribuito in Italia da Sony Pictures. La pellicola, che vede come protagonista Anne Hathaway, è attualmente disponibile per la visione su Prime Video.

In un’atmosfera festiva che nasconde i traumi del passato, le mura di casa possono farsi specchio dei segreti dell’anima?

Rachel getting married: l’eco dei traumi passati

Il film si apre con il matrimonio di Rachel (Rosemarie DeWitt), al quale partecipa la sorella e attrice principale Kym (Anne Hathaway), una giovane donna con una storia di tossicodipendenza, che esce da un centro di riabilitazione per fare il suo ritorno in famiglia, riaprendo inevitabilmente vecchie ferite. Riemerge così dalla profondità del silenzio il dolore per la morte del piccolo Ethan, causata dalla guida in stato di ebrezza della stessa protagonista. Attraverso questa premessa, il film indaga in modo viscerale la complessità dei legami familiari, la sofferenza e il senso di colpa, esplorando anche la capacità di accettare sé stessi e il proprio passato, mettendo in scena l’organica fragilità dell’essere umano.

La narrazione si apre su note di una chitarra acustica, un ukulele e un violino che, su uno schermo nero, evocano un’atmosfera nuziale. Questo preludio sembrerebbe annunciare la serenità di una cerimonia classica; tuttavia, un’interruzione della musica trascina bruscamente lo spettatore in una situazione disagevole: la comunità di recupero. È questa la repentina presentazione della protagonista, una meteora che squarcia ogni illusione di equilibrio.

La casa introspezione dell’anima

Jonathan Demme, nelle scene successive, intrappola lo spettatore tra le mura domestiche, adottando un linguaggio visivo che richiama i filmati di famiglia.  Questa estetica nostalgica e amatoriale è enfatizzata dall’uso costante della macchina a mano, che imprime alla pellicola un ritmo nervoso: zoom improvvisi (in e out) e camera slap (cambi d’inquadratura violenti) generano un profondo senso di alienazione. Tale confusione visiva permette di percepire i fatti attraverso lo sguardo labile della protagonista.

Parallelamente, i piani sequenza, o i raccordi che ne simulano la continuità, eliminano i tempi morti della finzione cinematografica, restituendo una percezione “in diretta” degli eventi. L’aspetto più riuscito dell’opera è proprio la capacità di immergere lo spettatore nella scena, obbligandolo ad abitare la casa.  In questo contesto risulta particolarmente interessante la scelta della colonna sonora: ogni melodia è diegetica – è parte integrante del set – e contribuisce ad accentuare la sensazione di trovarsi in un ambiente chiuso.

Si nota, inoltre, che i soggetti sono ripresi raramente in campo aperto: la presenza costante di un mobile, una porta o altre persone tra l’obiettivo e i protagonisti crea continui ostacoli visivi, chiusure. Questi continui impedimenti (che ricordano il cinema di Antonioni) assolvono una doppia funzione: agiscono come metafora delle difficoltà relazionali tra i personaggi e trasformano lo spettatore in un voyeur, che osserva quasi di nascosto. Spesso l’inquadratura indugia su corridoi e soglie prima di entrare nel vivo dell’azione, simulando il tentennare di chi vorrebbe varcare confini mentali, ma rimane incastrato nel labirinto dell’anima e della psiche.

Il design del disagio

L’ambiente domestico risulta asfissiante, una sensazione esasperata anche dalla scenografia. Le stanze sono sature di oggetti eterogenei e dettagli di una vita accumulata che rendono lo spazio soffocante, seppur autentico. Questo disordine fisico è lo specchio del disordine mentale di Kym, che tenta di ritrovare un posto in un contesto che sente non appartenerle più, dando luogo a un senso di vertigine.

Osservando gli interni si riscontra come divani, carta da parati e tendaggi presentino motivi floreali, quasi fossero piante rampicanti (simboli dei malumori sommersi), che si aggrovigliano attorno ai personaggi. Questi pattern vegetali si arrampicano sulle superfici e avvolgono i mobili in modo organico.

Labirinti domestici: dove l’Io si frammenta

La casa si configura come un microcosmo in cui si materializza la rappresentazione mentale del corpo umano e, quindi, il rapporto dell’individuo con il proprio Io. I rapidi passaggi da una stanza all’altra, con le luci che si accendono e si spengono, trasformano l’edificio in un vero e proprio labirinto in cui risulta impossibile orientarsi: l’abitazione è frammentata, esattamente come il nucleo familiare e il mondo interiore dei personaggi.

Interessante è il momento cruciale dello schianto in automobile in cui la cinepresa si posa talvolta sui sedili posteriori: gli spettatori diventano testimoni impotenti di un evento traumatico.

Il film si chiude a matrimonio celebrato; si torna alle note iniziali di chitarra acustica, violino e ukulele, che ora si vedono in scena, andando così a sugellare la circolarità del racconto, con Kym che decide di ritornare nel centro di riabilitazione.

Rachel getting married è un’opera in cui la composizione architettonica dell’abitazione non è semplicemente lo sfondo di una narrazione, bensì materia viva, organica, che, accostata a tecniche di riprese nevrotiche, riesce a far emergere sensazioni altrimenti nascoste. La casa si fa specchio della condizione di una famiglia con un difficile passato e un profondo bisogno di rinascita.

 

Rachel getting married è disponibile su Prime Video: attiva ora la prova gratuita di 30 giorni e guardalo adesso.

 

Rachel getting married

  • Anno: 2008
  • Durata: 113'
  • Distribuzione: Sony Pictures Italia
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Jonathan Demme
  • Data di uscita: 21-November-2008