Hokum è la parola con cui Ohm Bauman, il protagonista (Adam Scott), liquida le leggende locali sulla suite degli sposi dell’albergo in cui si è rifugiato: sciocchezze, storie da falò. Il titolo del film è dunque una provocazione diretta allo spettatore:
“Credi alle streghe irlandesi? No? Allora entra pure”.
Ma Hokum è, soprattutto, il terzo lungometraggio scritto e diretto da Damian McCarthy dopo Caveat (2020) e Oddity (2024). Si tratta di una coproduzione internazionale tra Irlanda ed Emirati Arabi Uniti sostenuta da Screen Ireland. Il film, distribuito da Neon, ha debuttato al South by Southwest il 14 marzo 2026 ed è uscito nelle sale americane il 1° maggio.
Un romanziere alcolista, un albergo infestato, una strega rinchiusa
Adam Scott interpreta Ohm Bauman, uno scrittore americano depresso e scorbutico che si reca in Irlanda per disperdere le ceneri dei genitori e completare l’ultimo capitolo della sua trilogia Conquistador. Il viaggio del lutto si trasforma rapidamente in una storia di streghe, un giallo e un racconto di fantasmi intriso di senso di colpa.
Ohm scopre che la suite degli sposi dell’albergo è tenuta chiusa da generazioni: secondo la leggenda locale, una strega vi è imprigionata. L’uomo respinge l’avvertimento come superstizione, il che trasforma il titolo del film in una scommessa aperta. Nel cast figurano anche Peter Coonan, David Wilmot, Florence Ordesh e Austin Amelio.

‘Hokum‘: La promessa mantenuta di un autore
Se Caveat e Oddity erano stati indicatori di un futuro promettente, Hokum è il compimento di quella promessa. McCarthy usa prevalentemente un singolo ambiente per costruire una storia ispirata da cult del genere come Shining e Suspense, affermandosi come una delle voci più interessanti del genere oggi.
La fotografia di Colm Hogan usa inquadrature, spazio negativo e ombre in un modo che non è mai esibizionistico. La macchina da presa rimane spesso nel punto di vista del protagonista, costringendo lo spettatore a chiedersi cosa ci sia nel buio davanti a lui, esattamente come fa lui. Le sequenze all’interno dell’albergo, soprattutto quando la realtà comincia a distorcersi, sono il momento in cui il film è più efficace e perturbante.
Scott offre qui uno dei suoi lavori migliori al cinema. È un attore che a volte sembra funzionare meglio nel silenzio che nel dialogo: capace di vendere la paura crescente di Ohm, il profondo rimpianto e persino la sua personalità irritante senza preoccuparsi di risultare simpatico.
Il risultato al box office
Dati alla mano, la terza pellicola di McCarthy sembra ribadire un’ulteriore rinascita dell’indie horror sul mercato internazionale. Hokum ha aperto con 6,4 milioni di dollari su 1.885 schermi, un ottimo debutto per un titolo originale horror con un budget di 5 milioni. Si posiziona al quinto posto in Nord America, alle spalle di titoli con distribuzioni molto più ampie, tra cui Il Diavolo veste Prada 2, Michael, Super Mario Galaxy – Il film e Project Hail Mary.
Su Rotten Tomatoes il film è Certified Fresh all’86%, consolidando ulteriormente la reputazione di McCarthy come moderno maestro dell’horror.
Nonostante il successo al botteghino e di critica a livello internazionale, una data di uscita italiana non è ancora stata comunicata.
(Fonte: Deadline)