Nell’immagine sfocata, un occhio guarda dritto verso l’obiettivo. La luna piena genera un puntino giallo che illumina il manto tenebroso della notte. Un cilindro metallico, la cui forma potrebbe ricordare un rullo di pellicola, gira su sé stesso, mentre un ragazzo, all’ombra della sua chioma riccia, ne ascolta il rumore. Sembra la descrizione di un montaggio dialettico in stile L’uomo con la macchina da presa del 1929, ma in realtà parliamo di riprese risalenti agli anni ‘70 che hanno atteso più di 50 anni per diventare Dentro paesaggi di luce.
Il cortometraggio fa parte della sezione Local Heroes al 39° Bolzano Film Festival, oltre a fungere da rappresentante del laboratorio “Tracce del tempo: esplorando i paesaggi del territorio del FVG attraverso le memorie filmiche dei suoi protagonisti”, al quale il regista dell’opera Roberto Trentini ha partecipato come artista in residenza.
Un ricordo può diventare arte?
Quella promossa dal Sistema delle Mediateche del Friuli Venezia Giulia è una campagna di raccolta di “filmini” che nel corso degli ultimi dieci anni ha ricevuto attenzione e sostenitori in quantità sempre crescente, grazie soprattutto ad associazioni che lavorano nell’ambito specifico su scala nazionale. Si tratta di un lavoro tramite cui realtà come Re-framing home movies possono combinare la necessità di preservare un patrimonio audiovisivo ad alto rischio di scomparire e quella di ripensare il significato di video amatoriali in un’ottica di produzione creativa e sociale.
Oltre a ciò, l’obiettivo che il progetto Memorie Animate di una Regione intende raggiungere è il racconto in continua evoluzione di una regione, delle biodiversità che la compongono e, forse prima di ogni altra cosa, delle persone che lo hanno abitato a cavallo fra un secolo e l’altro. Risulta dunque inevitabile che Dentro paesaggi di luce presenti, insieme a un’acciaieria presumibilmente poco distante da lì, le sponde del fiume Natisone, al confine tra Friuli e Slovenia, in virtù di ambientazione scenica principale.

L’uomo nella natura e viceversa
Al di là dei riferimenti geografici, il montaggio dei filmati non offre allo spettatore ulteriori informazioni riguardanti le clip, lasciando che le stesse delineino in autonomia il contesto della storia. Quest’ultima consiste nell’esplorazione dei luoghi sopracitati da parte del protagonista, unica entità umana senza nome presente in Dentro paesaggi di luce.
Osservando il materiale che Roberto Trentini ha utilizzato, appare evidente che egli non abbia potuto ignorare il netto contrasto che oppone la luce delle sequenze all’aria aperta, talmente potente da riflettersi su qualunque superficie prossima all’acqua, all’illuminazione dell’acciaieria, risparmiata dal buio totale unicamente attraverso le scintille ardenti che derivano dalla lavorazione dell’acciaio.
Tale contrapposizione, in unione con la scelta di mantenere l’audio delle macchine industriale a sfavore dello scorrere del fiume, danno origine a un legame ambiguo con la presenza umana, figura aliena nel bianco del bagliore solare ma completamente assorbita dall’oscurità dell’acciaieria, quasi a suggerire un rapporto di impotenza tra l’ingente forza generatrice della natura e le abilità tecniche umane, destinate alla produzione di qualche scintilla istantanea e una gran quantità di rumore.
Semplicità e profondità combaciano
Le possibilità di creare cortometraggi affaticanti, presuntuosi e dozzinali a partire dal binomio uomo-natura sono inesauribili e continuano a spuntare. Al contrario, dall’estetica di Dentro paesaggi di luce emerge la freschezza, il calore e la genuinità dell’interpretazione che il parlare di certe tematiche blasonate richiede.
Un simile effetto sarebbe stato difficile da conquistare in mancanza delle intenzioni ontologicamente emotive delle riprese, ed è lecito chiedersi se il cineasta avrebbe mai pensato di narrare la stessa trama dovendo realizzare da zero un mockumentary à la The Blair Witch Project. Ciò che conta, alla fine, è che il perfetto incastro tra Roberto Trentini e un ignoto operatore di camera abbia reso giustizia alle intenzioni che muovono i responsabili di Memorie Animate di una Regione.