Conversation
‘Notte Prima degli Esami 3.0’ conversazione con Alice Lupparelli
Attrice in ascesa Alice Lupparelli è una delle protagoniste di Notte Prima degli Esami 3.0
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1 settimana agoon
Dopo il successo personale riscosso in serie popolari come Un Professore e Adorazione Alice Lupparelli è protagonista in due film usciti nelle sale: Fuori la verità e soprattutto Notte Prima degli Esami 3.0 (con 01 Distribution). Di quest’ultimo film e della sua carriera abbiamo parlato con Alice Lupparelli.
Alice Lupparelli e la recitazione
Guardando le tue interpretazioni ho sempre percepito una comunicazione a più livelli. È come se ogni volta andassi oltre le parole per toccare altre profondità relative alla tua persona o a qualcosa che ti interessa in modo particolare.
Di sicuro cerco di non fermarmi solo alle parole. Come interprete punto a una creatività che pesca al di fuori della mia persona, poi però è inevitabile non far venire fuori anche cose mie, cioè quella parte di me che per tanti anni sperava di comunicare qualcosa non sapendo come farlo. La ricerca mi ha portato a sperimentare cose diverse. Ho iniziato a danzare e a scrivere ma non era mai abbastanza. Con la recitazione ho trovato il modo per comunicare aspetti di me rivivendoli attraverso i vari personaggi.
Mi sembra che anche nella scelta dei personaggi e dei ruoli ci sia da parte tua una certa coerenza rispetto all’interesse di portare alla luce aspetti emblematici della condizione giovanile.
Quando sei all’inizio di una carriera è difficile scegliere però penso che alla fine ci sia un motivo per tutto quello che ho fatto. Sono stata fortunata perché i miei personaggi avevano tutti diversi livelli di comunicazione e di sfumature. Attraverso di loro ho potuto curare i miei tormenti mettendoli in scena.
Alice Lupparelli in Notte prima degli esami 3.0
A proposito di ruoli quello di Notte prima degli esami 3.0 mi sembra particolarmente importante innanzitutto perché il film è il nuovo episodio di una trilogia di grande successo popolare e poi perché tu e gli altri attori avevate la responsabilità di rinnovare il brand senza far rimpiangere chi vi aveva preceduto.
È stata una responsabilità sentita da tutti, in primis dal regista Tommaso Renzoni e da Fausto Brizzi che ha coscritto la sceneggiatura. Pensa che per esorcizzare le difficoltà si sono impegnati a elencare su una piccola agenda tutti i modi possibili con cui sbagliare questo film. La difficoltà del progetto risiedeva soprattutto nel riuscire a rappresentare dall’esterno i ragazzi che oggi sono alle prese con l’esame di maturità. Il rischio era di ritrarli come stereotipi e ancora peggio in maniera macchiettistica. Per questo il nostro obiettivo era quello di rendere i personaggi più tridimensionali possibile.
Il fatto di essere stata scelta per interpretare Allegra, ovvero il personaggio più iconico del film testimonia la tua popolarità. Da una parte questo è un bene perché ti permette di intercettare un numero sempre più alto di spettatori; dall’altra questa riconoscibilità rende più difficile il processo con cui l’attore cerca di sparire dentro il personaggio.
In realtà la produzione del film ha puntato su ragazzi per lo più emergenti. Riguardo a me sono molto dicotomica nelle cose che faccio. Di sicuro mi auguro un successo che mi permetta di continuare a lavorare tanto. Sotto sotto un attore spera sempre di essere riconosciuto per quello che fa. Allo stesso tempo ho enorme difficoltà ad espormi per cui da una parte sono molto felice della mia visibilità, dall’altra questo mi spaventa da morire. Sono ancora nella fase in cui devo capire quali sono le cose per cui mi sento in pericolo nel momento in cui mi espongo.
Le condizioni giovanili
Nella tua filmografia hai interpretato le vicissitudini della condizione giovanile stando attenta a non rimanere incastrata dentro un determinato ruolo. All’interno di questa costante hai sempre cercato di variare le caratteristiche dei tuoi lavori e questo secondo me ti ha messo al riparo dall’obbligo di interpretare sempre lo stesso personaggio.
Il mio obiettivo è quello di sperimentare il più possibile, per questo cerco di diversificare il più possibile anche laddove i personaggi possono essere simili tra di loro. La paura che la gente veda te e non il tuo personaggio esiste sempre. Per certi aspetti è inevitabile perché il corpo e i movimenti sono i tuoi. D’altro canto esistono tante possibilità per rendere un ruolo diverso dall’altro. Basta una minima sfaccettatura per riuscirci. Detto questo credo di essere stata fortunata perché fino ad ora ho avuto la possibilità di interpretare personaggi sempre diversi.
Notte prima degli esami 3.0 aveva in dote la necessità di rinnovare il format aggiornandolo agli usi e costumi della cosiddetta generazione Z. Il tuo personaggio poi era piuttosto complesso perché chiamato a fare da ponte tra la bolla esistenziale in cui sono immersi gli esaminandi e il mondo esterno con il suo divenire. Allegra faceva anche da trait d’union di generi diversi: il film a tema scolastico infatti si alterna con quello sentimentale.
Nel film il punto di vista interno, proprio di chi è alle prese con l’esame di maturità, convive con l’altro, sintonizzato sulla realtà esterna. Il bello del mio personaggio è anche di essere nel mezzo a due mondi, quello analogico che appartiene al padre di Allegra interpretato da Ricky Tognazzi e l’altro, proprio di una generazione tecnologica. Allegra cerca di farli comunicare e anche se in apparenza lontani si tratta di universi con molte cose in comune perché alla fine le emozioni sono sempre le stesse. Comunque per me la maggiore difficoltà non è stata quella di raccontare l’amore di Allegra per un’altra donna, cosa oramai piuttosto convenzionale, bensì di rappresentare nella maniera più corretta un tema ancora poco conosciuto come il poliamore. Nel farlo abbiamo cercato di renderlo il più reale possibile pur mantenendolo all’interno dei codici della commedia.
Nel film l’esame di maturità come rito di passaggio diventa l’occasione per mettere in discussione altri aspetti, primo fra tutti quello legato alla sfera sentimentale. Non per niente tutti i personaggi sono chiamati a fare i conti con questo aspetto della vita.
L’esame di maturità è un rito di passaggio a tutti gli effetti perché è un momento in cui chi vi è coinvolto pensa di doversi prenderne nuove responsabilità nei confronti della propria vita. Da qui nasce la messa in discussione dei vari aspetti della nostra quotidianità primo fra tutti quello sentimentale.
La carriera di Alice Lupparelli
Nei tuoi lavori hai declinato la gioventù in diverse maniere. In alcuni casi sei stata una ragazza riflessiva, in altri una giovane ribelle. In generale nella tua filmografia hai esplorato la fragilità e le contraddizioni della tua generazione. In questo percorso la prima cesura di una certa importanza si è verificata quando sei passata da una comedy come Un professore ad Adorazione che invece adottava un registro fortemente drammatico. Mi chiedevo come hai gestito questo scarto?
Essendo alle prime armi tendo molto a fidarmi di chi è dietro la mdp quindi per prima cosa mi sono basata sulle indicazioni che mi sono state date. In più mi sono resa conto di dover cercare qualcosa di completamente diverso perché il tono e la rappresentazione del personaggio di Adorazione era opposto a quello di Un Professore. Mi ricordo che mi ci sono buttata a capofitto passando dalla compostezza di Viola alla ribellione anche fisica che appartiene a Elena. Fin lì ero stata abituata a recitare in modo più trattenuto, mentre per il ruolo ricoperto in Adorazione ho cercato di lasciarmi andare consapevole del rischio che mi stavo assumendo.
Mentre in Notte prima degli esami 3.0 il tuo personaggio, facendo parte di un collettivo, emerge un poco alla volta, in Adorazione si trattava di restare impressa fin dalle prime immagini allo scopo di rimanere impressa nella mente dello spettatore quando non eri in scena. Si tratta di due velocità differenti di cui volevo che mi parlassi.
Per Adorazione c’è stata una grande preparazione svolta con l’aiuto di una coach. Sapevo di dover lavorare su un personaggio a cui non viene dato tempo di evolversi e la cui personalità veniva fuori solo attraverso flashback. Al contrario di quello di Allegra alla quale viene dato il tempo di emergere un poco alla volta e in maniera cronologicamente lineare. Lì per lì non ne ero del tutto consapevole di queste differenze e la mia preparazione si è perfezionata sul campo mentre stavo recitando. Adesso se mi trovassi di fronte le sceneggiature di questi due film saprei quale sono le modalità più giuste per rendere efficace il mio lavoro.
Interpretazioni come performance
Molte delle tue interpretazioni sono vere e proprie performance per l’importanza che ha il corpo nella restituzione dei personaggi. Penso per esempio al ruolo di Viola in cui sei stata costretta a recitare seduta su una sedia a rotelle ma anche a quello di Elena la cui aggressività ci arriva dal tuo fisico teso e nervoso.
Avendo studiato recitazione solo nel momento in cui sono arrivata al Centro Sperimentale mi baso molto sulle nozioni che vi ho appreso in quegli anni. Mi riferisco soprattutto allo studio delle movenze, del modo di camminare, di muovere le mani e di modulare le espressioni del viso. Tutti aspetti che cerco di costruire mentre leggo la sceneggiatura. Poi c’è da dire che quando sei in scena spesso le cose non vanno come avevi immaginato ma è giusto così perché un attore ha un controllo limitato su quello che fa dipendendo spesso dal lavoro degli altri.
Questa propensione emerge anche dal tuo profilo Instagram in cui costruisci una sorta di storia di te attraverso la centralità del corpo, capace di esprimere più di qualsiasi parola lo stato d’animo del momento.
In effetti i tanti cambiamenti che ho fatto nel corso del tempo si sono in qualche maniera manifestati attraverso il mio corpo. Se uno lo guarda può capire come mi sento il che è allo stesso tempo un bene e un male. Però sì, mi ritrovo molto in quello che hai detto.
Equilibrio e sobrietà
In termini di metodo quanto conta interpretare le esperienze di un personaggio diverso da te? Istintivamente si è portati a pensare che l’atto creativo sia molto più libero.
Sì, c’è maggiore libertà perché non hai nulla di tuo a cui appigliarti. Detto questo il personaggio rimane un limite, nel senso che all’interno di uno schema prefissato devi cercare di trovare tutte le varianti possibili in termini di espressione fisica, emotiva e così via. Mettere in scena esperienze vissute in prima persona rimane certamente più facile.
Spesso ti sei trovata a recitare personaggi calati in situazioni eccezionali in cui era facile scadere nella retorica. A conti fatti invece le tue interpretazioni si distinguono sempre per equilibrio e sobrietà.
Come attrice devo essere brava a portare fuori ciò che sento mentre io come persona tendo a tenermi tutto dentro, cosa che inevitabilmente ho travasato nel mio modo di recitare. Per uscire da questa zona di comfort mi piacerebbe provare qualcosa di veramente diverso, magari interpretando un personaggio eccentrico ed eccessivo. Lo so che è un rischio ma penso sia la cosa migliore per emanciparmi da me stessa.
In Notte prima degli esami 3.0 il rapporto tra Allegra e il padre è molto simile a quello tra te e Maurizio Lastrico in Maschi Veri. In entrambi i casi il tuo personaggio si ritrova a fare da balia al proprio genitore aiutandolo a uscire fuori dalla propria incompiutezza.
Infatti quando ho letto la sceneggiatura di Notte prima degli esami 3.0 mi sono messa subito a pensare in che modo potevo differenziarmi dall’interpretazione precedente. In questo film il rapporto tra Allegra e suo padre non è proprio uguale a quello messo in scena in Maschi Veri anche se la caratterizzazione della relazione tra padre e figlia un po’ lo è.
Lo è soprattutto quello di presentare un padre in ambasce e una figlia costretta ad aiutarlo.
Esatto, si tratta di una relazione in cui i ruoli sono invertiti. Di sicuro c’è un po’ di Emma anche in Allegra, nessuno può saperlo più di me avendole interpretate entrambe. Allo stesso tempo avendo in mente i punti di contatto tra i due personaggi ho cercato di concentrarmi sulle loro differenze.
In scena con Ditonellapiaga
In Notte prima degli esami 3.0 sei protagonista della scena più iconica, quella che ti vede impegnata a conquistare il cuore di Ditonellapiaga che nel film è la sorella di un tuo compagno di scuola. Il fatto che lei fosse un’esordiente non vi ha impedito di stabilire un’intesa che rende la sequenza davvero convincente. Il bacio che vi scambiate è destinato a restare una delle scene più belle del film.
Penso sia merito suo nel senso che sapendo che per lei era la prima volta avevo un po’ di timore sul risultato finale di quella scena invece una volta sul set lei l’ha fatta come se fosse una cosa che sapesse fare da una vita. Questo mi fa dire che è veramente portata per fare l’attrice. È davvero brava. Entrambe ci siamo fidate del regista. Abbiamo fatto un po’ di letture e qualche prova. Lei come ovvio che sia era un po’ intimidita però poi quando partiva il ciak perdeva ogni paura. Secondo me è stata bravissima.
Rispetto all’esposizione del corpo le nuove generazioni sembrano più coraggiose di quelle di un tempo considerando che nel cinema italiano la nudità è stata per anni un vero e proprio tabù. In Italia penso che Tecla Insolia sia un esempio in questo senso mentre in America un’attrice di rango come Emma Stone non si è fatta problemi ad apparire nuda nei film di Lanthimos. Laddove è necessario mi pare che sia un cambiamento forte rispetto al passato. Nel tuo caso poi mi sembra coerente con il tuo percorso artistico.
Lo è nella maniera in cui si cerca di rappresentare tutto ciò che è reale ed esistente. Il bacio a cui ti riferisci rientra in quella possibilità e dunque è giusto che ci sia in quella maniera all’interno del film. D’altronde non si tratta di essere a proprio agio o di provare vergogna. Il corpo con le sue pulsioni è centrale nella nostra vita e come attore è inevitabile doverne dare conto.
Nel cinema recitare significa anche rapportarsi con lo spazio circostante. La prima sequenza tra te e Ditonellapiaga ne è un esempio perché oltre allo sguardo è il modo in cui occupate lo spazio a stabilire i vostri ruoli all’interno della coppia. Quando Ditonellapiaga si avvicina invadendo il suo spazio vitale la figura di Allegra sembra rimpicciolirsi assumendo la posizione tipica di chi è subordinato all’altro.
Le proporzioni del corpo rispetto a una determinata situazione cambiano a secondo dello stato d’animo. È una cosa di cui mi sono sempre accorta per cui non mi è difficile riproporlo quando giro un film. A seconda di quello che succede reagiamo cambiando la nostra postura. Nel girare quella scena sia noi che il regista avevamo bene in mente questa condizione, così a un certo punto sembra che Ditonellapiaga stia quasi fagocitando Allegra non lasciandole via di scampo. Il fatto che lei si sia avvicinata in quel modo mi ha aiutato a trovare le reazioni giuste per il mio personaggio.
Rispetto all’aspetto fisico come lavori per uscire fuori dalla tua natura e aderire al personaggio?
Nel cinema non ho molta libertà nello scegliere come essere rappresentata o meno. Come ho detto prima l’unica cosa che posso fare è lavorare sulle movenze e sul tratto perché è l’unica cosa che riesco a controllare. A me piacerebbe sempre differenziarmi per evitare di rimanere incastrata all’interno di uno stereotipo. La mia speranza è di saperlo fare sempre meglio.
Il cinema di Alice Lupparelli
Parliamo del cinema che ti piace.
Proprio perché l’hai nominata prima ti dico che sono un’enorme ammiratrice del lavoro di Tecla Insolia. Mi piace la sua recitazione, mi piace come si presenta. La guardo sempre con grandissima ammirazione. Per me è l’attrice del momento. Poi lo so che sembra voglia attaccarmi a quanto è stato detto prima, ma Emma Stone è un’altra attrice di cui sono una grande fan. Tra i suoi film quello che amo di più è La La Land. Nonostante lo conosca a memoria continuo a rivederlo come fosse la prima volta.