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‘Notte prima degli esami 3.0’ intervista con Tommaso Renzoni

Ogni generazione ha la sua 'Notte prima degli esami'. Ce lo spiega il regista del terzo capitolo

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tommaso renzoni

In sala con 01 Distribution l’esordio al lungometraggio di Tommaso Renzoni. Si tratta di Notte prima degli esami 3.0, terzo capitolo della trilogia dedicata alla notte più amata e odiata dai maturandi. Perché ogni generazione ha la sua notte prima degli esami.

In occasione dell’uscita del film nelle sale abbiamo fatto alcune domande al regista Tommaso Renzoni.

– Foto di copertina di Azzurra Primavera –

Tommaso Renzoni e il suo Notte prima degli esami 3.0

Nonostante ci siano già altri titoli sulla stessa tematica, sei riuscito a realizzare un prodotto in linea con gli altri e con il presente. Si scorgono richiami e omaggi agli altri due Notte prima degli esami ma il tutto attualizzato all’oggi. Come hai lavorato in questo senso? Da cosa sei partito? Quanto ti sei sentito e/o ti senti legato agli altri capitoli?

C’era l’idea ovviamente di omaggiare il film originale (sono passati vent’anni), quindi non c’era motivo di scostarsi dalle parti che funzionano ancora oggi. Io volevo fare un Notte prima degli esami che parlasse dei ragazzi di oggi e che parlasse all’oggi. Quindi c’era l’idea di giocare sul rapporto tra un professore e un ragazzo e l’idea che a quei ragazzi in quegli ultimi giorni arriva il conto di tutto quello che non hanno affrontato negli anni di liceo, in qualche modo.

Ci sono un paio di citazioni che ovviamente strizzano l’occhio all’originale, ma in realtà da subito l’idea è stata: partiamo da zero e usiamo i social come una porta scorrevole per creare una commedia in cui non si capisce chi parla con chi. Mi intrigava l’idea di essere una mosca nella stanza di un professore. Anche quando ero al liceo mi domandavo Chissà che passa per la testa a questi quando tornano a casa e che vite hanno. E il fatto di usare i social per entrare nella vita intima è una cosa che il primo Notte prima degli esami non faceva, o almeno faceva appena.

Sicuramente abbiamo fatto un lavoro che da una parte riprende quei due o tre imprescindibili elementi drammatici che fanno parte di Notte prima degli esami, però aggiorna completamente la storia e parla dell’oggi.

Poi ti rivelo che ricordo bene quando uscì il film nelle sale perché sarebbe stato l’anno della mia maturità che, poi, non è stato perché sono stato bocciato. Quindi mi ha sempre stuzzicato, anche se per anni l’ho odiato. Poi alla fine l’ho affrontato.

Sulla base di quello che hai detto, secondo me un punto a favore del tuo Notte prima degli esami è che sei riuscito a non definirlo troppo. A tal proposito uno dei temi principali, oltre alla scuola, è l’amore. E a un certo punto viene proprio detto amore senza etichette. Quindi sei andato oltre gli stereotipi e non hai dato etichette. E anche il film, alla fine, non ha etichette.

È vero. Io odio le etichette. Sono pienamente millennial in questo senso.

AI

Si parla anche di intelligenza artificiale nel film. Ho apprezzato molto che tu non l’abbia usata, però, per far dire ai ragazzi per esempio di studiare o copiare tramite essa. La usano solo a scopi “ludici”. Si può leggere anche come una presa di posizione nei confronti dell’AI, cioè come qualcosa da non utilizzare nel proprio ambito per favorire il lavoro? Potrebbe quasi essere il lancio per un eventuale quarto capitolo…

Sì, c’è una decisione un po’ politica, nel senso che tu quando parli a dei ragazzi devi essere molto consapevole di quello che metti in atto, così come il modo in cui racconti l’amore. In questo senso cominciamo a raccontare anche ai ragazzi che la fine di una storia d’amore può non essere il centro della propria vita. Quindi stesso discorso anche per l’AI. Il fatto che noi raccontiamo che l’AI possa essere un ottimo modo per ladrare agli esami non è una buona idea.

tommaso renzoni

La verità è che nella vita di tutti i giorni noi usiamo l’AI come la usano loro, cioè per dire fammi la foto di me al mare. Ma non è l’utilizzo che la vecchia Europa auspica per questo strumento, che ritengo essere uno strumento ottimo e interessante. Se, però, noi cominciamo a raccontarla come un’onnipotenza tutto cambia.

Un elemento registico interessante è la ripresa più volte ravvicinata come fosse un vlog. Direi che potrebbe essere considerata un’inquadratura da giovani sempre più utilizzata sui social. Questo a dimostrazione che l’intero film si è modificato nel corso degli anni, anche dal punto di vista registico, nel senso che sarebbe stato banale limitarsi a far vedere solo l’evoluzione dei personaggi e come vivono i giovani oggi, seppur portati all’estremo.

Ho fatto uno studio e un lavoro proprio su quale fosse l’identità cinematografica di quest’opera e una delle cose che ho chiesto era quella di avere ottiche larghe e avvicinarci di più, perché è quello che facciamo tutti noi nella vita. Più che essere l’imitazione di quello che avviene su internet, è proprio il linguaggio che utilizziamo noi nella vita. Ormai nessuno di noi prende il telefono, sta lontano e zoomma. Viene naturale stare vicino all’azione in qualche modo, quindi bisogna stare più vicini.

È il linguaggio di questa modernità, c’è uno stare più vicini e c’è una voglia di portare lo spettatore più vicino. Ho cercato di usare una macchina da presa che fosse sempre ben piantata a terra, quindi non usiamo molte prospettive, se non quando siamo la mosca della stanza e quindi ci alziamo e ci muoviamo. Normalmente siamo ad altezza occhi, quindi è come se fossimo lì e spesso ho anche giocato con quelle che si chiamano spiate in gergo, cioè cercando di inquadrare i protagonisti sempre attraverso un vetro, da uno specchio, dietro una pianta, come se in qualche modo il pubblico fosse in scena e stesse osservando quello che accade. Credo che questo senso di avvicinamento, di prossimità e di presenza in scena sia quello che caratterizza il nuovo sguardo.

Tommaso Renzoni e il rapporto con la nuova generazione

Un argomento interessante è anche la cassetta audio perché fa da collante con le vecchie generazioni e di conseguenza anche con i precedenti film. Sembra una vita fa ma è l’unico modo che hanno i protagonisti per appassionarsi a qualcosa. La cassetta, essendo qualcosa di vecchio, ma allo stesso tempo nuovo perché sconosciuto, è una delle poche cose che li incuriosisce e li fa stare attenti. Forse è l’unica vera lezione che ascoltano. Sei d’accordo?

Sono molto d’accordo anche perché è proprio il tema centrale: non è una generazione di ignoranti, è una generazione alla quale bisogna trovare un nuovo modo per parlare. Alla fine le cose che racconta loro Tognazzi sono cose molto interessanti e loro sono appassionati perché Gianmarco stesso in quella scena è appassionato e loro a quella passione rispondono con interesse. Al contrario all’impostazione della belva col terrore rispondono con un rifiuto. Questa generazione non rifiuta la cultura, ma rifiuta il modo di raccontare polveroso della scuola italiana. La generazione di oggi, a differenza della nostra, non ha più uno stimolo perché sa che non c’è niente dopo. Se imparano è perché sono incuriositi e io volevo raccontare proprio questo.

Tra l’altro il momento in cui si annoiano è quando devono sentire tutta la cassetta e quello diventa il momento in cui non c’è più nulla di interessante. È una generazione che dà molta più importanza all’aspetto del valore del tempo e dell’intrattenimento.

In relazione a questa scena c’è il momento in cui Tognazzi comincia a elencare nomi di cantanti e cantautori famosi e loro non conoscono nessuno. Poi, però, conoscono tutti Venditti perché lui è proprio il trait d’union con tutti i capitoli perché è universalmente riconosciuto.

Io ho sempre detto che non puoi fare un Notte prima degli esami senza Venditti ed è vero che è trasversale perché Venditti è riuscito a parlare sempre in questa maniera archetipica degli esami, degli amori, delle cose. È riuscito sempre a rimanere attuale.ù

Il cast

Volevo chiederti del cast, partendo da Sabrina Ferilli che riesce a essere brava e cattiva allo stesso tempo. Come hai lavorato con lei? Come hai tirato fuori questa crudeltà (solo apparente)?

Avevo conosciuto Sabrina con Gigolò per caso 2 (per il quale sono sceneggiatore) e lì faceva un personaggio molto più comico anche perché il tono era diverso. Sul set avevo visto questa doppia componente del suo personaggio, della sua persona, del suo modo di essere cioè questo carisma austero e dall’altra parte questo essere compagnona. Il fatto che avesse queste due anime e che fosse la star mi hanno fatto subito pensare a lei scrivendo il film.

Di solito quando scrivo cerco già di pensare a un cast perché, anche quando sono solo sceneggiatore, mi aiuta a mettere a terra le idee. Sabrina per me è sempre stata uno dei punti chiave di questo film e sicuramente tra i primi nomi ai quali ho pensato insieme a Ditonellapiaga che conosco da un po’ di anni. Ho provato più volte a farla esordire in tutti i modi ma lei non voleva, quindi alla fine le ho scritto un personaggio apposta.

E considerando che non nasce come attrice devo dire che è stata molto brava.

Sì perché, anche se cantante, per tenere il palco devi avere un talento anche recitativo importante. È stata bravissima e ci ha regalato un brano meraviglioso che è quello con cui apre il film.

E con i più giovani come hai lavorato? Hanno guardato i precedenti film? Se non erro in occasione del trailer c’è stato anche un passaggio di testimone con Nicolas Vaporidis…

Noi sapevamo che uno degli elementi fondamentali di Notte prima degli esami è Nicolas Vaporidis e quindi il tema era trovare un nuovo Luca Molinari. E poi volevo trovare dei volti non dico nuovi però che non fossero navigatissimi nel mondo del cinema perché secondo me è interessante anche il rapporto che il pubblico ha con i volti giovanili, col fatto di non vedere un attore a cui allacci già tutta una serie di ruoli fatti. All’epoca anche per Vaporidis fu il primo film quindi serve un po’ di freschezza e io in questo sono molto attivo perché guardo tutti i profili social di quelli che fanno commedia perché poi Tommy fa sketch o comunque video comici. E guardandolo ha la faccia perfetta per il ruolo (e tra l’altro è anche un po’ simile a Nicolas Vaporidis). Lui è stato uno degli attori a cui sono andato a proporre il film, mentre nel caso di Adriano Moretti, che conoscevo già e mi era piaciuto, ha fatto un provino splendido. Anche se uno dei personaggi che mi preoccupava maggiormente era quello di Allegra perché ha il discorso del poliamore, del rapporto col papà, insomma un personaggio che ha tanti assi di conflitto. Quando è entrata Alice Rupparelli e ha fatto il provino mi ricordo di aver detto subito Abbiamo trovato Allegra.

Sono contento del cast perché non volevo gli attori del momento, ma dei volti nuovi anche perché Notte prima degli esami è un film che ha sempre lanciato le carriere, da Carolina Crescentini a Vaporidis, ma anche lo stesso Brizzi. È un film che deve essere un trampolino.

E poi i protagonisti sono effettivamente dei ragazzi, senza bisogno di troppi trucchi e parrucchi.

Sì, esatto. Fatta eccezione per pochissimi che, però, erano definiti in altri ruoli. Ditonellapiaga per esempio doveva essere la sorella grande, non una degli studenti della maturità. E poi abbiamo giocato anche sulla fisicità perché, per esempio Adriano ha una corporatura più grossa rispetto agli altri, ma lo abbiamo fatto diventare il bambinone. E poi abbiamo giocato anche con il look dei personaggi, per far capire la loro vita.

Allo stesso modo anche le abitazioni non sono esagerate né in un senso né in un altro, ma sono perfettamente in linea con i personaggi.

Nasci come sceneggiatore, quindi questa è una cosa nuova. Com’è stato? Come hai unito le due cose?

In realtà il mio background è sempre stato un po’ stratificato anche se sono stato uno sceneggiatore puro. Da un po’, però, sentivo questo desiderio di diventare regista perché più scrivi più ti prudono le mani ogni volta che non sei te a dirigere.

Certo che lavorare come sceneggiatore al fianco di grandi registi è una sorta di seconda scuola gratis e, per esempio, io devo molto a Niccolò Falsetti soprattutto con Margini.

Sicuramente per questo film il fatto di essere uno sceneggiatore mi ha aiutato ed è stato estremamente liberatorio perché ho potuto dire che questa parte non mi fa paura perché la faccio tutti i giorni. Così come il sapere che andavo sul set con un copione solido al di là del fatto che mi piacesse.

Stai già scrivendo qualcosa?

Sto già scrivendo il mio prossimo film che speriamo vada sul set il prima possibile e poi sto collaborando anche alla scrittura di un altro film. E continuo il mio sodalizio anche da sceneggiatore con Niccolò.

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Sono Veronica e qui puoi trovare altri miei articoli