Interviews
‘Un anno a Londra’: il cinema ecosostenibile di Flaminia Graziadei
Fra Italia e Regno Unito
Published
3 giorni agoon
Cosa si verifica quando il talento si scontra con l’etica? Ed è possibile scalare le vette di un’industria spietata come quella della moda senza dover sacrificare i propri valori? Esistono storie che non si limitano a raccontare un’ambizione, ma riflettono sulla coerenza necessaria per abitare il mondo oggi. Un anno a Londra, diretto da Flaminia Graziadei, racconta l’intrigante relazione sentimentale tra due donne con diverse mentalità ed età, unite da un viscerale background comune: la passione per la Moda. Olivia (Nina Pons), giovane e talentuosa stilista del Sud Italia con generazioni di sartoria nel sangue, arriva a Londra per studiare in una delle più prestigiose università del mondo. In una città esigente e sconosciuta, trova guida e conforto nella sua mentore, la professoressa Nina Clark (Melanie Liburd), una designer affermata, nota per il suo impegno nella moda inclusiva e sostenibile. Questa storia simboleggia un ponte metaforico che vuole collegare nazioni e culture diverse, ma è anche un racconto di coraggio nel rendere l’industria della moda più umana, indipendentemente dal genere e dalla disabilità.
Il film, pur essendo stato concepito cinque anni fa, risuona oggi con una forza profetica che ricorda la sensibilità di opere come Dreames di Dag Johan Haugerud, dove il dramma umano si intreccia indissolubilmente con la riflessione sociale. Olivia non è la tipica sognatrice accecata dal glamour; è una ragazza che porta con sé un rigore etico profondo, che si manifesta nella scelta radicale di non volare: decide infatti di raggiungere Londra da Potenza in treno. E mantiene questa linea anche quando la sua mentore le propone di spostarsi a Roma per lavoro. Questo rifiuto dell’aereo non è un dettaglio logistico, bensì una dichiarazione politica che permea l’opera, dalle lezioni universitarie alle sfilate, dove l’ecologia diventa il fulcro narrativo. Graziadei sceglie di non rappresentare un “lesbodramma” canonico fatto di traumi o esili, ma punta sulla semplicità e sulla normalizzazione di un rapporto tra due donne che si scelgono per affinità elettiva, portando l’umanità all’estremo della sua bellezza attraverso la cura del dettaglio e della verità.
Dal 14 Aprile in sala con distribuzione di Emera Film.
Una roundtable fra ecologia e valori condivisi
Taxidrivers: Volevo concentrarmi sul tema principale dell’ecologia perché è molto presente nel film. Mi ha affascinato questa scelta: dai treni usati al posto dei voli, fino ai materiali ecosostenibili della moda. Qual è il vostro approccio a questo tema e quanto è stato importante per il film?
Flaminia Graziadei (Regista)
Per me è un tema molto, molto importante, anche nella mia vita privata. Penso che gli esseri umani stiano distruggendo la propria casa. Riguardo alla sostenibilità, che è uno dei temi principali, non ne abbiamo solo parlato: l’abbiamo fatto. Ho bandito la pelle vera dal set. C’era una gonna che l’attrice amava molto, ma non gliel’ho permessa perché era vera pelle. Ho detto ai costumisti di no. Anche sul set, nelle piccole cose come il catering, era tutto con materiali sostenibili. In Gran Bretagna abbiamo il protocollo albert, un insieme di regole da seguire per essere un ‘green set’, e noi lo abbiamo fatto. Non era solo un tema teorico, volevo che fosse prominente e vero.”
Melanie Liburd (Attrice)
Il designer con i paracadute è Christopher Raeburn. Il mio studio era proprio nel suo studio. È un grande designer, usa solo materiali sostenibili: ricicla paracadute e ne ricava vestiti che sono bellissimi. Se avete visto il film, nella scena finale quegli abiti sono proprio di Christopher Raeburn. Sono paracadute riciclati: un materiale molto forte, ma allo stesso tempo leggero e bellissimo.
Flaminia Graziadei (Regista)
L’inclusione, insieme alla sostenibilità, unisce questi due mondi. Ad esempio, la modella in sedia a rotelle indossa una lingerie che è stata disegnata da un’artista includendo la sedia come parte stessa del capo. Per me è stato meraviglioso, sembrava un’installazione d’arte moderna. Il film cerca di fare luce su cose ancora non digerite, specialmente in Italia.
Nina Pons (Attrice)
Volevo aggiungere una cosa riguardo a quello che dicevamo prima sull’ecologia. Una cosa che mi ha colpito molto del lavoro che abbiamo fatto è che la sostenibilità non era solo nei vestiti, ma era un modo di pensare il set. È stato importante sentire che c’era una coerenza tra quello che stavamo raccontando e come lo stavamo girando. Non capita spesso di essere su un set dove ogni dettaglio, anche quello che non si vede in camera, rispetta questa filosofia.
Prospettive future di Un anno a Londra
Dalla roundtable emerge chiaramente che Un anno a Londra non è un punto d’arrivo, bensì l’inizio di un percorso. Flaminia Graziadei, forte di una carriera ventennale come attrice e coreografa tra l’Italia e il Regno Unito, e già regista di cortometraggi pluripremiati come The Music Box e Insidiae, ha confermato che il legame nato sul set tra lei, Melanie Liburd e Nina Pons sta già dando i primi frutti creativi. Proprio pochi giorni fa, le tre si sono ritrovate per fare brainstorming su un possibile sequel.
Le porte restano aperte: i temi professionali legati al mondo della moda e quelli più intimi, come la possibilità di affrontare la maternità all’interno della coppia, sono già sul tavolo della regista. L’alchimia rara trovata tra le protagoniste spinge la produzione a non sciogliere la squadra, ma ad evolvere verso nuovi orizzonti narrativi, basati su una sintonia professionale e umana che Nina Pons riassume così:
“È stato bellissimo collaborare insieme alla nascita di una storia d’amore, perché abbiamo lo stesso modo di lavorare sui personaggi. Quando succede che leghi così tanto con una facilità molto semplice, arriva questa cosa e si vede l’unione reale.”
Come dicono in Inghilterra: stay tuned. Il viaggio di Olivia e Nina potrebbe aver appena superato la sua prima, fondamentale tappa.