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‘I ragazzi della 56ª strada’, la gioventù bruciata di Coppola

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I ragazzi della 56ª strada (1983) è uno dei film più reali sull’adolescenza probabilmente mai fatti. Racchiude nella sua anima l’importanza dell’amicizia e del credere in se stessi. Inoltre emana un profondo senso di nostalgia verso sentimenti che oggi si sono persi. Ambientato nel 1965, il lungometraggio segue la lotta di due bande di ceti sociali opposti, con focus sul gruppo più povero. Francis Ford Coppola, per restare fedele al testo di Susan. H. Hinton, propone un girato di due ore. La Warner riduce il suo lavoro a 90 minuti totali. Nel 2005 il film esce in versione restaurata, incluse scene inedite che chiariscono alcune incertezze. Anche la colonna sonora è rivisitata rispetto all’originale di Carmine Coppola. Vale assolutamente la pena recuperare l’edizione 2025, mentre la versione originale è ora disponibile per noleggio o acquisto su Prime Video o su Apple TV.

Il lungometraggio ha lanciato svariati nomi. Tra questi vi sono C. Thomas Howell, Matt Dillon, Patrick Swayze, Rob Lowe, Emilio Estevez, Tom Waits. E ancora Tom Cruise, Diane Lane, Ralph Macchio, Leif Garrett. Tale ondata di talenti ha dato vita al fenomeno degli anni ’80 noto come Brat Pack. Si tratta di interpreti divenuti idoli cinematografici per aver recitato in cult. Nel lavoro di Coppola, grazie a performance realistiche, viene alla luce il loro carisma. Estevez dà prova dei suoi manierismi, fissatisi nel 1985 in The Breakfast Club e St. Elmo’s Fire. Dillon, Lowe e Swayze sfoggiano empatia e sensibilità. Quest’ultimo esplode di lì a poco in Dirty Dancing (1987). Macchio con il suo alter ego precorre il Daniel-San di Karate Kid (1984). Cruise diviene noto del 1986 con Top Gun. I ragazzi della 56° strada offre la possibilità di osservare un incredibile crogiolo attoriale mentre impara il mestiere.

Introduzione a I ragazzi della 56ª strada

Gli anni ’80 non sono iniziati bene per Francis Ford Coppola. Il suddetto decennio è stato sancito da travagliati cambiamenti per il regista. Un chiaro segno che i tempi mutano in fretta. Qualunque magia manifestatasi negli anni ’70, con l’apice raggiunto grazie ad Apocalipse now (1979), è stata ferocemente dimenticata. Un sogno lungo un giorno (1982) ha siglato il suo ingresso nella decade ed è stato un disastro al botteghino. Il cineasta ha venduto gli Zoetrope Studios per pagare i debiti, passando le restanti annate a sistemare i deficit finanziari. Durante gli anni ’80 l’esponente della Nuova Hollywood ha una forte energia creativa: dovendo sanare una situazione economica traballante sceglie di realizzare otto film, alcuni di successo altri meno. Ma Coppola è ancora un grande regista e gli sfortunati insuccessi possono capitare a chiunque. Si pensi per esempio al recente Babylon (2022) di Damien Chazelle.

La forza creativa e il tocco d’autore del regista tornano vigorosamente in breve tempo. Difatti nel 1983 realizza il miglior lavoro nel decennio, I ragazzi della 56ª strada. Accattivante, stimolante, intramontabile: queste sono le parole migliori che lo descrivono. L’adattamento cinematografico è tratto dal romanzo di S. E. Hinton, The Outsiders (1967). Il lungometraggio si è inserito nella lista dei classici cult a piena regola. Quindi è diventato anche un musical di Broadway dal 2023, con quattro Tony Awards vinti. Sin dalle prime sequenze, ci si sente dentro alla trama. Il modo in cui ogni elemento è amalgamato conferisce realismo al risultato finale. La storia cinematografica rende giustizia al libro, sebbene lo minimizzi a causa delle tempistiche imposte dal cinema. Nonostante faccia un lavoro di estrapolazione per sintesi, il girato finale è ben riuscito.

I passaggi fondamentali del libro sono stati catturati e portati in vita sullo schermo. Si possono percepire gli stati d’animo, proprio come nel testo originale. La città di Tulsa e i personaggi sembrano saltare fuori dalla pagina. L’atmosfera che è stata ricreata dimostra che sia stato fatto un ottimo lavoro di trasposizione; ciò è stato possibile grazie all’illuminazione e al suono, così come alle musiche di Carmine Coppola e ai costumi di Marjorie Bowers.

Il filmmaker è rimasto fedele negli intenti del romanzo e questa è stata la chiave di volta della sua riuscita. Nell’adattarlo al cinema tutti gli elementi sono diventati autenticamente emozionanti. I ragazzi della 56ª strada (The Outsiders) è la prova di come anche negli ’80 Coppola abbia lasciato il segno.

I ragazzi della 56a strada – The Outsiders

La sinossi del film di Francis Ford Coppola

I ragazzi della 56ª strada si svolge nel 1965 in Oklahoma. Racconta l’adolescenza di Ponyboy Curtis (Howell), il più giovane di tre fratelli. Con lui vivono il fratello di mezzo Sodapop (Lowe) e quello maggiore, Darrell (Swayze). Il più grande è costretto a ricoprire il ruolo di tutore verso gli altri due poichè orfani dei genitori. Il loro gruppo comprende il migliore amico di Ponyboy, Johnny (Macchio), Dally, Johnny, Two-bit e Steve. I giovani citati appartengono a una banda del lato nord della città chiamata The Greasers. Provengono tutti da contesti operai con famigliari poco presenti nelle loro vite. All’estremità opposta dello spettro socio-economico e geografico ci sono i Socs (si riferisce all’espressione socialite, termine che rimanda alle classi sociali agiate), benestanti che ostentano tale superiorità economica con senso di diritto spocchioso ed esacerbato.

I principali membri sono Bob (Garrett) e Randy (Darren Dalton). La guerra sociale tra le due fazione diviene un elemento centrale nel film. Attraverso scontri, spesso violenti, le bande lottano per decidere il posto di predominio a Tulsa. Le giornate proseguono nel racconto di questa divisione, tra quotidianità fatta di amicizia, sogni e incertezze emotive.

Una sera, mentre si trovano a un drive-in, Ponyboy e Johnny flirtano con Cherry (Lane), una ragazza bella, gentile e altolocata. Ciò infastidisce il ragazzo della giovane, Bob. Quest’ultimo, insieme al suo gruppo Socs, cerca di rintracciare i due amici, scappati in un luogo indicato da Johnny. Qui i due adolescenti diventano molto uniti. Compiono imprese eroiche quando situazioni tragiche incombono nel loro nascondiglio. Le conseguenze di tutto quanto vissuto scuotono le fondamenta dell’esistenza di questi giovani. Quindi ispireranno Ponyboy a scrivere la storia della sua vita.

La genesi e la fondamentale fase della pre-produzione

Il cineasta ha iniziato a pensare a I ragazzi della 56ª strada grazie a una lettera. La mittente è una bibliotecaria di una scuola californiana, Jo Ellen Misakian. Nella suddetta viene richiesto di fare un adattamento cinematografico del libro di S. E. Hinton, The Outsiders. La proposta, firmata dagli studenti di varie classi, spinge Coppola a comprarne una copia. Immediatamente resta colpito dal testo, in particolare dalle relazioni interpersonali tra i personaggi. Non sorprende che la vicenda gli ricordasse la sua giovinezza a New York negli anni ’50.

Così, in poco tempo, avvia la produzione. Mai come in questo caso la fase di audizione si è mischiata totalmente a quella sul set. Ogni attore diviene consapevole delle scelte registiche in fase di provini. I ragazzi hanno potuto osservare da vicino le prove dei colleghi. Si procede mixando e abbinando le reazioni dei candidati, videoregistrando le selezioni.

Coppola coinvolge prima un attore e poi subito un altro, come se si fosse già sul set. Fondamentalmente ha girato una bozza del film su videocassetta prima di riprendere il prodotto finale. Questo ha permesso agli interpreti di farsi un’idea concreta e reale dei loro personaggi, fissandoli poi in scena. Per creare la tensione necessaria, Coppola separa gli interpreti dei Socs e dei Greasers durante il processo di realizzazione. I primi stanno in sistemazioni alberghiere confortevoli, con i copioni contenuti in libri di pelle ben rilegati. Al contrario, i secondi alloggiano in hotel più umili con la sceneggiatura racchiusa in raccoglitori cartacei scarni. Le due fazioni fanno partite sportive, di calcio e basket. I caratteristi dei ricchi hanno tute nuove abbinate, mentre quelli dei Greasers vestiti scombinati e raffazzonati. È una forma di applicazione del metodo di recitazione particolare ma efficace.

Una dimensione tra sogno e realtà

È evidente che il regista per The Outsiders abbia guardato alla filmografia di vari colleghi. American Graffiti (1965) di George Lucas è sicuramente la prima fonte. West Side Story (1961) e I guerrieri della notte (1979) sono altri riferimenti narrativi. Tuttavia è Gioventù bruciata (1955) di Nicholas Ray a svolgere un ruolo guida. Sono tutti film che alternativamente esplorano le falle del mondo sociale dagli anni ’50 in avanti. In particolare la presa di coscienza su molti argomenti tediosi su cui non c’è consapevolezza. Quindi il disagio giovanile, l’esacerbarsi della delinquenza in contesti sociali degradati. Poi ancora l’ipocrisia della borghesia, il classismo, il conflitti familiari. In ultimo la non appartenenza alla società in sui si vive, l’angoscia giovanile, la libertà e la ribellione. Sono appunto temi che convergono ne I ragazzi della 56ª strada.

Seguendo l’approccio di Un sogno lungo un giorno, Coppola non evita di presentare scene in una realtà galvanizzata, la più sorprendente delle quali si svolge durante il momento di recita della poesia di Robert Frost, Nothing Gold Can Say. Ponyboy e Johnny guardano un tramonto e quest’ultimo recita il piccolo poema, immersi in una luce dorata paradisiaca.

Lo stile del film serve a mitizzare il suo mondo e i suoi personaggi. Esistono solo nella memoria o nel sogno, sono figure umane che appaiono familiari. Non si incontrano mai nella vita reale. I loro nomi si aggiungono a questa direzione mistica. Dallas, Ponyboy, Soda pop, Ciliegia sono antroponimi che appunto nella realtà non esistono. Anche Johnny, che è un nome comune, appare come archetipico in questo contesto. Questi sono gli adolescenti che i veri teenagers immaginavano di essere o avrebbero voluto incontrare, specie nell’adolescenza di Coppola.

Guardare I ragazzi della 56ª strada riporta lo spettatore ai giorni della propria giovinezza. Sono anni traboccanti di energia, dove si corre da un posto all’altro senza fermarsi. Si vive in tensione tra il potenziale bellissimo di cui si prende coscienza e la dura realtà di un universo in distruzione. Il cineasta carpisce perfettamente ciò che i giovani della sua generazione trovano intrigante. Riesce ad allineare al tempo sullo schermo quello della storia narrata. Ecco che tutti i riferimenti estetici ai film più vecchi sembrano perfettamente posizionati. C’è una palpitante energia dell’immagine che vibra attraverso lo schermo.

I ragazzi della 56a strada – The Outsiders

I ragazzi della 56° strada, una storia di vita

La lotta tra i due gruppi diventa fondamentale per l’esistenza stessa. La storia si sviluppa come se si stesse in mezzo a un grande rimbombo tra le due parti. Il fine è quello di voler sanare i conflitti, tuttavia è chiaro che la rivalità è destinata a concludersi negativamente. Difatti molti giovani di entrambe le fazioni capiscono che nulla sarà davvero risolto. Ciò vale indipendentemente da chi vincerà il dominio sulla cittadina.

In apparenza nella prima parte i malvagi sembrano i ricchi e i puri i meno abbienti. Procedendo con la visione ci si allontana da questa narrazione. Risulta fondamentale il secondo segmento, poiché mostra un’essenza ben più profonda e reale. Si innesta una narrazione dove non esistono buoni o cattivi ma a essere spietata è la vita. Concentrarsi sulla diversità delle classi smonta il classismo bigotto. Coppola si serve del discorso pre-scontro tra Randy e Ponyboy per evidenziare questo tema.

Nonostante la diversa educazione, i Socs e i Greasers hanno molto più in comune di quanto pensano. In fin dei conti I ragazzi della 56ª strada non ha né vincitori né vinti. Non importa se i Greasers o gli altri hanno la meglio, qualunque risultato non porterebbe ad alcuna risoluzione. I Socs hanno tutti i soldi del mondo, ma sono infelici delle loro esistenze. A contribuire a questo stato di afflizione è soprattutto la paura di staccarsi dalla loro cricca d’origine. Questo è dimostrato chiaramente nell’evoluzione del personaggio di Cherry. Dapprima si affeziona a Ponyboy, con cui è gentile e bendisposta. Poco tempo dopo, a scuola, lo ignora perché preoccupata di ciò che penserebbero i suoi amici. Tuttavia è nel personaggio di Dillon che si trasporta, attraverso una parte finale memorabile, la disillusione nei confronti della vita.

I ragazzi della 56ª strada insegna a non giudicare un libro dalla copertina. Quando Randy scopre del salvataggio dei bambini dal fuoco di una chiesa da parte di Ponyboy è sorpreso. Non si aspetta che un Greaser possa fare un simile gesto. A questo punto Randy si rende conto di aver sbagliato sui ragazzi rivali. Capisce che sotto le giacche di pelle e i capelli intrisi di gel i Greaser sono essere umani con problemi simili ai Socs. Così come il quattordicenne (la performance di Howell è incredibile) si ravvede sui ricchi. Ciò che viene alla luce guardando il film è la sensibilità che il regista mostra verso i giovani. Si tratta di un qualcosa di non scontato da parte di un uomo della sua generazione.

I protagonisti de I ragazzi della 56a strada – The Outsiders

I legami che durano per sempre

Come in Gioventù bruciata il vero rapporto chiave è tra i protagonisti maschili, il cui legame è di affetto sincero. La figura femminile presente (Cherry) non ha grande rilevanza nella storia, esiste più che altro sullo sfondo. La vediamo in piccoli squarci non fondamentali, soprattutto rispetto alla complessità della relazione tra Ponyboy e Johnny. Probabilmente la loro è più di una semplice amicizia: Johnny uccide per Ponyboy; si leggono libri l’un l’altro finché non si addormentano, tenendosi ben stretti. Il quattordicenne protagonista non ha al mondo nessun genitore di riferimento e si rifugia nei libri. Romanzi come Via col vento, che il protagonista condivide con l’amico, servono a superare le difficoltà. E insieme guardano i tramonti e recitano poesie sulla natura, sulla bellezza e sulla bontà del mondo.Il bene dei due ragazzi è puro. Si rendono persone migliori nel modo in cui dovrebbero esserlo i rapporti sani.

Tutto ciò rende il finale inaspettato, con risvolti inesorabilmente amari. Ciò che fa funzionare così bene I ragazzi della 56ª strada è il modo in cui vibra di energia vitale. I personaggi della storia sono alimentati da una passione sincera vicendevole. Questa forza si esplica nel modo di agire. I Greaser solitamente sono infuriati con un mondo che sembra implodere contro di loro. I protagonisti sono ragazzi ai margini della società che hanno trovato nella violenza un modo per scappare dalla realtà. Non mostrano mai la paura, ma sappiamo che la sentono. I ragazzini principali sono capaci di sentimenti profondi nonostante la vita li abbia relegati ai margini e li abbia costretti a lottare. Coppola si serve della durezza di quegli scontri per mostrare come in generale durante l’adolescenza si vivano le questioni in modo assoluto. Si cerca l’autodeterminazione in un mondo che non sa comprendere.

Se nella giovinezza tutto è questione di vita e di morte, qui lo diviene concretamente. La regia allaccia magnificamente la metafora dell’adolescenza con una forte critica sociale. Quindi subentra un tema caldo del film: la denuncia di Coppola sul mondo circostante e in particolare verso la società americana. Le azioni della vita sulla strada, qui narrate tragicamente, servono da cassa di risonanza. I violenti litigi per una banale uscita con una ragazza rimandano all’occidente classista e capitalista. I poveri sono gli ultimi che l’universo lascia ai margini. Infatti la logica capitalista è qui rappresentata dal fatto che gli outsiders hanno un basso livello di istruzione. Coppola al contrario celebra gli ultimi, indaga su di loro, racconta le loro storie. Non casualmente affida l’amore per la letteratura e la poesia a Ponyboy e al suo amico: sono loro che leggono libri, recitano poesie e parlano di arte.

Diane Lane – I ragazzi della 56a strada – The Outsiders

Gli elementi ambientali come metafora di crescita

Ne I ragazzi della 56ª strada la natura è padrona. I suoi elementi incombono tracciando passaggi chiave nella vita del protagonista. Segnano la perdita dell’innocenza giovanile e l’incombere della violenza adulta. L’omicidio di Bob è raffigurato dal rosso del suo sangue che scorre nella fontana. Questo è il primo passo che sigla la fine della purezza giovanile. La successiva fuga verso la campagna riflette la necessità di un taglio col passato, anche a livello di look. Si passa dal caos rumoroso di Tulsa al silenzio degli animali che popolano la campagna. Nell’ultima parte incombe la scena della chiesa, dove Ponyboy e Johnny compiono un atto eroico. Questo è il punto di rottura definitivo. La chiesa trancia col mondo esterno ma anche con tutte le immagini naturali presenti fino a quel momento. Di fatto si apre la strada alla catarsi.

Inizialmente il dissidio dei personaggi è con l’esterno, incarnato nella lotta tra ricchi e poveri. Invece ora diviene un conflitto interiore. Nell’atto di salvataggio dei bambini nella chiesa in fiamme si fa strada la vera natura di Ponyboy. Quel gesto, compiuto in un momento di ipotetica tragedia, personifica la catarsi da una società classista. Una civiltà che ha poca considerazione dei poveri ed è priva di esempi morali. Difatti le famiglie sono inesistenti, gli orfani non hanno riferimenti, la violenza è l’unica forma di difesa. Nella scena citata si fa largo il pensiero di Coppola sull’importanza del cinema e dell’arte, l’unica arma salvifica. È il solo potente mezzo che serve per preservare la purezza contro il deterioramento delle barbarie che incombono.

I ragazzi della 56ª strada affronta abilmente temi complessi su identità e sul tumultuoso viaggio adolescenziale. Attraverso la regia visionaria di Coppola e le avvincenti interpretazioni del suo cast, il film ha dato voce a una generazione di adolescenti esclusi, coloro che hanno trovato solo nella violenza una soluzione per sfuggire a una società americana capitalista malata. Il film trascende la sua narrazione per offrire una struggente esplorazione della cultura giovanile e dinamiche sociali annesse.

La sua eredità e il suo significato culturale sono testimonianza della capacità di aver saputo catturare l’essenza dell’angoscia adolescenziale. Risuona nel pubblico attraverso le generazioni e diviene un promemoria potente della ricerca universale di appartenenza e identità personale.

Il trailer

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