Italia, 1977. All’interno di questa cornice storica e culturale, Dino Risi adatta il romanzo Un’anima persa di Giovanni Arpino in un’opera cinematografica, oggi in streaming su RaiPlay.
Risi decide di mostrare una Venezia grottesca, sporca e malandata (nel romanzo l’ambientazione è Torino), scegliendo anche di semplificare alcuni passaggi durante l’adattamento ,ma costruendo un finale sconvolgente e visivamente potente, con differenze significative nella gestione dei personaggi secondari e nel ritmo narrativo.
Anima Persa: la maschera veneziana di Risi
Il film segue l’arrivo del diciannovenne Tino (Danilo Mattei) a Venezia, ospitato nel palazzo nobiliare ormai decadente degli zii, Fabio e Elisa Stolz, con lo scopo di seguire gli studi d’arte. Fabio Stolz (interpretato da Vittorio Gassman) si presenta come un personaggio ossessivo e dalla grande morale, mentre la zia Elisa Stolz (interpretata da Catherine Deneuve) che vive nell’ombra del marito, è legata da un segreto indicibile. I misteri ruotano attorno a rumori e risate infantili che il giovane ospite sente provenire dalla soffitta del palazzo residente. Una volta che lo zio Fabio confessa al nipote che vi abita il suo stesso fratello ormai infermo di mente, la storia sembra prendere una piega strana e si rivela più inquietante e stratificata di quanto appaia in superficie.

Gassman e Denueve: due fantasmi a doppia faccia
L’interpretazione di Gassman è magistrale. Diventando la personificazione dell’ipocrisia borghese, l’attore disorienta lo spettatore celandosi dietro la maschera di uomo armato di logica e buone maniere, ma che in profondità nasconde i propri demoni repressi. Ci troviamo a passare da una sottrazione totale a un’esplosione maniacale. Il personaggio di Catherine Deneuve, si mostra come una donna che ha rinunciato alla sua stessa salute e autorità per tenere rinchiuso un segreto più grande di lei. Con questi pilastri come protagonisti, una colonna sonora affascinante di Francis Lai, insieme alla fotografia di Tonino Delli Colli, che rende l’ambiente cupo e soffocante, lo spettatore si ritrova smarrito con sempre più pezzi del puzzle che, in realtà, invece che chiarire le idee su ciò che sta guardando, lo portano a vedere sempre più sfocato sulla faccenda conducendo il tutto a un finale agghiacciante.
Una rivalsa nella storia del nostro cinema
Al debutto nelle sale, l’accoglienza critica fu tutt’altro che benevola. Forse per il tradimento della Commedia all’italiana, per le troppe variazioni rispetto al libro o semplicemente perché il pubblico degli anni ‘70 si aspettava altro da Risi, tutti aspetti che furono rivalutati decenni dopo.
La lungimiranza del regista di voler mostrare le sfumature dell’animo umano e rendere una città così romantica come Venezia marcia e claustrofobica, ha reso questa pellicola un capolavoro del nostro cinema. Chi si avvicina ad Anima Persa aspettandosi un’esperienza lineare di cinema rimarrà deluso: quest’opera è un viaggio nell’animo che l’essere umano non mostra, che porta a riflettere su quanto la ricerca del senso di esistenza può portare alla follia e a renderci prigionieri di quel “teatro della vita” che creiamo per fuggire.