Creature Luminose, tratto dal libro di Shelby Van Pelt, segue la storia di una vedova interpretata da Sally Field. La donna lavora di notte nell’acquario di una piccola cittadina e stringe amicizia con un polpo intelligente, doppiato in originale da Alfred Molina, e con un ragazzo alla deriva interpretato da Lewis Pullman.
Diretto da Olivia Newman e co-scritto insieme a John Whittington, il film prodotto da Netflix punta a raccontare una storia calda, sofferta e piena di vitalità. La premessa funziona ed è l’aspetto più convincente dell’opera.
I problemi emergono però nella realizzazione.
Il film cerca di richiamare Big Fish di Tim Burton, ma finisce per sembrare più un’imitazione poco riuscita che un omaggio personale. Con il passare dei minuti, la narrazione perde profondità, anche se il film sembra convinto del contrario.

Una direzione poco chiara in Creature Luminose
Olivia Newman, regista del tanto discusso La ragazza della palude, insieme a John Whittington, adatta la storia a un classico film per famiglie con temi profondi come la perdita delle certezze, la scomparsa di una figura paterna (o di un figlio) e la condivisione.
Sally Field e Lewis Pullman sono una coppia perfetta: la loro alchimia diventa il fulcro del film ed è ciò che funziona meglio. Anche l’interazione con il polpo Marcellus (doppiato da Alfred Molina) dovrebbe essere il cuore della storia. E inizialmente, sembra esserlo, per poi ridursi a un mero espediente per portare avanti la trama.
Creature Luminosepaga una regia poco ispirata e un comparto tecnico anonimo, incapace di lasciare immagini memorabili. Soprattutto negli aspetti tecnici, dove per qualche motivo ogni inquadratura sembra davvero in contrasto con l’illuminazione e con ciò che stanno facendo i personaggi.
Se a questo si aggiunge una colonna sonora eccessivamente sentimentale, pur comprendendone l’intenzione, il risultato sembra semplicemente sprecato.

Un polpo ai margini
Oltre a ciò, la caratterizzazione dei personaggi secondari è pressoché inesistente; anzi, più volte vengono messi da parte e riutilizzati soltanto quando fa comodo alla narrazione.
Ci sono idee intrinsecamente interessanti che vengono presentate, per non parlare di alcuni momenti piuttosto carini. Ciò risulta però una semplificazione, più che una vera risoluzione di un trauma.
Si sarebbero potute approfondire molte più idee di quelle che introducono, ma sembra che si siano trattenuti completamente dal farlo. Di conseguenza, ogni spunto finisce per apparire molto superficiale.
In calce all’articolo si fa riferimento a Big Fish di Tim Burton e, in effetti, Creature Luminose vuole puntare proprio a quel tipo di emozioni e reazioni da parte del pubblico; il polpo Marcellus prende il posto di Albert Finney nel film di Burton.
Marcellus resta però così marginale che spesso si rischia di dimenticarselo.
Inoltre, un finale così drammatico e sentimentale non funziona, poiché si è preferito sviluppare elementi che non contribuiscono a rendere più intensa la scena: la trasformano invece in una delle tante a cui manca il giusto approfondimento.
Ora su Netflix.