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Disegnare l’assenza: ‘Pear Garden’ di Shadab Shayegan

Nella cornice del Festival del Cinema Tedesco, la regista Shadab Shayegan risponde alle domande sul suo corto animato, 'Pear Garden'.

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Con Pear Garden, presentato in questi giorni all’interno della rassegna Next Generation Short Tiger del Festival del Cinema Tedesco, la regista iraniana Shadab Shayegan costruisce un racconto breve ma densissimo, in cui la perdita viene filtrata attraverso uno sguardo che non ha ancora gli strumenti per comprenderla pienamente. Seguendo la piccola Lily durante la visita alla nonna, segnata da una mastectomia, il film sceglie allo stesso tempo di spiegare e di trasformare: il corpo diventa immagine, l’assenza si sdoppia, e ciò che non può essere detto trova forma nell’animazione a gesso.

Da questo punto di partenza nasce il confronto con la giovane regista, che si è trasformato in una riflessione più ampia sul ruolo dell’immaginazione e dell’arte, non come semplice evasione, ma come possibilità concreta di rielaborare il dolore e, forse, di renderlo più attraversabile.

L’intervista

In Pear Garden la perdita non viene mai spiegata, ma solo attraversata dallo sguardo di Lily. Quanto è stato importante per lei restare dentro una percezione infantile senza tradurre il girato in un linguaggio adulto?

Sicuramente molto importante. Ho avuto sin da subito l’esigenza di rimanere nella prospettiva della protagonista, Lily, per poter immergere al meglio lo spettatore sulle sue sensazioni e sui suoi pensieri nel mentre che comincia la su navigazione nel mondo circostante. Ci sono diverse cose che Lily non comprende, tra cui il motivo per cui esse cambiano nel corso del tempo: è il caso, ad esempio, del corpo della nonna, all’improvviso privato di un pezzo apparentemente senza una ragione. Nel corto tutto, a partire dal design, si pone l’obiettivo di fungere da contorno a tale prospettiva, così infantile e innocente.

L’uso del gesso

La scelta di usare il gesso in questo lavoro è molto forte, in quanto parliamo di un materiale i cui segni si possono cancellare e modificare senza difficoltà. Era per consegnare l’immagine di un corpo che può essere modellato tramite l’immaginazione?

Esattamente. L’idea di Pear Garden è nata nel momento stesso in cui ho cominciato a ragionare sul modo migliore in cui sviluppare sul piano visivo la mia idea, in quanto ho pensato che il gesso si sarebbe potuto amalgamare al meglio con la prospettiva di Lily. Volevo creare la storia partendo dal suo punto di vista, nonché pensando a come avrebbe potuto disegnare una storia simile una ragazza così giovane. Ho preso i materiali da quello, dalle nostre memorie legate al passato, di quando usavamo il gesso per disegnare mondi che non comprendevamo. Dopodiché, ho voluto integrare tale materiale con il soppalco narrativo, al fine di ricreare le sensazioni della protagonista. Mi sono posta subito una domanda: se io fossi Lily e volessi raccontare un episodio così complesso, in che modo lo farei?

Il giardino delle pere

Il titolo, Pear Garden, è tanto interessante quanto peculiare…

Mi piaceva molto l’associazione tra la tematica e il frutto della pera, in quanto è una cosa semplice che scopriamo nella prima parte della nostra vita, e dunque automaticamente può diventare sin da subito un elemento importante a servizio della nostra immaginazione, a maggior ragione se per riuscire ad afferrare e a processare un qualcosa che non riusciamo realmente a comprendere. E perché no, per cercare di rifugiarci lontano dalle cose brutte della nostra vita, come l’assenza di un qualcosa consolidata da sempre tra le logiche del mondo che impariamo e interiorizziamo giornalmente. Quello che vediamo in Pear Garden è un episodio che mi è accaduto personalmente, nello specifico a mia nonna, la quale ha subito un’ operazione di mastectomia circa quattro, cinque anni fa.

Niente di drammatico, ma è un episodio che mi è rimasto particolarmente impresso, specialmente se penso a quanti pochi film al giorno d’oggi parlino di una tematica così importante e delicata come quella dei tumori. Mi sono quindi interrogata sulle persone a cui avrei voluto rivolgermi con questa storia, e da lì, usando come ponte l’immaginazione, il passaggio mentale è stato naturale. È stato molto importante per me raccontare questa storia, in quanto ovviamente un tumore colpisce non solo una singola persona, ma anche tutto il nucleo caro a quest’ultima.

 

Pear Garden

  • Anno: 2024
  • Durata: 7'
  • Genere: Animazione
  • Nazionalita: Germania
  • Regia: Shadab Shayegan