The Five Devils, (titolo originale Les Cinq Diables) film del 2022, diretto da Léa Mysius, è disponibile su MUBI. Fin dalle prime immagini, il film si presenta come un’esperienza sensoriale più che narrativa, capace di coinvolgere lo spettatore attraverso suggestioni visive e olfattive, queste ultime rese in modo sorprendentemente evocativo.
La protagonista è Vicky, una bambina introversa e profondamente legata alla madre Joanne. Il suo dono, quello di riconoscere, catalogare e ricreare gli odori, diventa il fulcro simbolico e narrativo dell’intera storia. Gli odori, conservati in piccoli barattoli, non sono semplici tracce del presente, ma veri e propri portali verso il passato, strumenti attraverso cui la memoria prende forma e si fa tangibile.
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Il potere evocativo degli odori
L’idea di utilizzare l’olfatto come chiave narrativa è uno degli elementi più originali del film. Mysius costruisce un linguaggio cinematografico che tenta di tradurre in immagini una percezione invisibile, rendendo gli odori veicolo di emozioni, traumi e desideri. In questo senso, il film dialoga con una tradizione artistica che vede nella memoria sensoriale una forma di accesso privilegiata all’inconscio.
Quando Vicky riesce a ricreare l’odore della zia Julia, una figura enigmatica appena arrivata nel villaggio, si apre una frattura temporale. La bambina viene trasportata indietro nel tempo, assistendo a eventi che precedono la sua nascita. Questi viaggi non sono semplici flashback, ma immersioni vive e destabilizzanti in un passato carico di tensioni irrisolte.
Famiglia e segreti sommersi
Al centro del film si trova il nucleo familiare, rappresentato in modo complesso e ambiguo. Il rapporto tra Vicky e la madre è intenso, quasi simbiotico, ma anche attraversato da zone d’ombra. Joanne appare inizialmente come una figura forte e protettiva, ma col procedere della narrazione emergono fragilità e segreti che ne incrinano l’immagine.
L’arrivo di Julia destabilizza l’equilibrio familiare e porta alla luce una storia d’amore passata che non è mai stata completamente elaborata. Il film esplora con delicatezza e profondità il tema del desiderio, soprattutto nella sua dimensione repressa o negata, mostrando come il passato continui a influenzare il presente in modi spesso dolorosi.

Un’estetica tra realismo e fantastico
Visivamente, The Five Devils si muove in bilico tra realismo e dimensione fantastica. Le ambientazioni naturali del villaggio alpino contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa, quasi fiabesca, in cui il confine tra realtà e immaginazione si fa sempre più labile. La regia privilegia inquadrature intime, spesso ravvicinate, che accentuano il senso di claustrofobia emotiva.
Gli elementi fantastici non vengono mai spiegati razionalmente, ma accettati come parte integrante del mondo narrativo. Questa scelta rafforza il carattere onirico del film e invita lo spettatore a lasciarsi trasportare, piuttosto che a cercare una logica lineare. Il risultato è un’opera che richiede attenzione e apertura, ma che ripaga con una forte intensità emotiva.
Identità e trasformazione
Un altro tema centrale è quello dell’identità, declinato sia in chiave individuale che familiare. Vicky, attraverso i suoi viaggi nel passato, non solo scopre la verità sugli adulti che la circondano, ma costruisce anche una propria consapevolezza. Il suo dono, inizialmente vissuto come qualcosa di isolante, diventa uno strumento di conoscenza e crescita.
Parallelamente, anche gli altri personaggi affrontano un processo di trasformazione. Il confronto con il passato li costringe a rivedere le proprie scelte e a fare i conti con emozioni rimaste a lungo represse. In questo senso, il film suggerisce che la memoria, per quanto dolorosa, sia necessaria per poter andare avanti.
Una narrazione non convenzionale
Dal punto di vista narrativo, il film rifiuta una struttura lineare e si sviluppa attraverso frammenti, salti temporali e suggestioni visive. Questo approccio può risultare inizialmente disorientante, ma è coerente con il tema della memoria, che per sua natura è discontinua e soggettiva. Mysius costruisce un racconto che si avvicina più alla logica del sogno che a quella della cronaca.
La colonna sonora e il design sonoro giocano un ruolo fondamentale nel rafforzare questa dimensione. I suoni, spesso amplificati o distorti, contribuiscono a creare un senso di immersione totale, quasi fisica, nello stato emotivo dei personaggi. Anche il silenzio viene utilizzato in modo strategico, sottolineando momenti di tensione o introspezione.

Una visione autoriale forte
The Five Devils si inserisce pienamente nel panorama del cinema d’autore contemporaneo, distinguendosi per una visione personale e riconoscibile. Léa Mysius dimostra una grande sensibilità nel trattare temi complessi, evitando facili semplificazioni e privilegiando un approccio evocativo.
Il film non cerca di piacere a tutti, e proprio per questo mantiene una coerenza stilistica e tematica rara. È un’opera che richiede partecipazione attiva da parte dello spettatore, chiamato a interpretare, sentire e, in qualche modo, completare il racconto.
Un’opera affascinante ma non priva di limiti
Da un punto di vista critico, The Five Devils è un film che colpisce per la sua originalità e per la capacità di costruire un universo sensoriale unico. Tuttavia, questa stessa ambizione può rappresentare anche un limite. La narrazione frammentaria e l’assenza di spiegazioni esplicite rischiano di alienare una parte del pubblico, rendendo difficile un pieno coinvolgimento emotivo.
Alcuni passaggi risultano volutamente ambigui, ma talvolta sfiorano l’eccesso di cripticità, lasciando lo spettatore in una zona di incertezza che non sempre si traduce in suggestione. Nonostante ciò, il film resta un’esperienza cinematografica significativa, capace di distinguersi per coraggio e sensibilità, e destinata a lasciare un’impronta duratura in chi è disposto ad accoglierne la complessità.