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François Ozon racconta ‘Lo straniero’

Intervista al regista francese sul suo ultimo film, presentato a Venezia e dal 2 aprile in sala

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Lo straniero

Presentato all’82ª edizione della Biennale di Venezia e con al centro l’interpretazione di Benjamin Voisin, Lo straniero di François Ozon è pronto a sbarcare nelle sale italiane dal 2 aprile, distribuito da BiM. Nuovo adattamento del celebre romanzo di Albert Camus, già portato sul grande schermo da Luchino Visconti con Marcello Mastroianni nel 1967, il film affronta la sfida di tradurre in immagini il distacco emotivo del protagonista e l’ambiguità sociale di uno dei ritratti contemporanei più atemporali di sempre. Abbiamo avuto modo di incontrare il regista in occasione della presentazione della pellicola, dove ha raccontato il lavoro fatto sul film e le sfide produttive dietro esso.

Il film di François Ozon uscirà nelle sale il 2 aprile 2026.

La grande sfida

Lo straniero di Albert Camus è un romanzo che non ha bisogno di presentazioni. Qual è stata la sfida più grande nell’adattarlo?

Stiamo parlando del terzo libro più letto al mondo appartenente alla letteratura francese dopo Ventimila leghe sotto i mari di J. Verne e Il piccolo principe. Fatte queste premesse, se mi avessero detto tempo fa che avrei adattato un testo simile avrei risposto: “Mai nella vita”. Perché, in quanto capolavoro assoluto, presuppone una realizzazione molto complicata. Avevo in mente un progetto sempre con Voisin nei panni di un giovane di oggi che, di fronte alle assurdità del mondo e della vita, decide di tentare il suicidio, idea che però non siamo riusciti a produrre in quanto nessuno si è reso disponibile a finanziare un film del genere.

Tuttavia, facendo leggere il soggetto a degli amici, mi hanno detto di aver pensato a Lo straniero, un testo a cui non mettevo mano da più di quarant’anni e di cui nutrivo solo un vago ricordo. Nel rileggerlo, mi sono reso conto della modernità assoluta e del senso del mistero che avvolgono il protagonista della storia, e quando ho proposto il ruolo di quest’ultimo a Benjamin, era al settimo cielo.

Naturalmente ero abbastanza angosciato all’idea di affrontare una sfida del genere, dunque mi sono approcciato all’adattamento di Luchino Visconti il quale non solo è completamente ignoto a noi francesi, ma secondo me, per quanto Visconti sia tra i miei cineasti preferiti, non rappresenta neanche un adattamento ben riuscito della storia di Camus, opinione confermata dal malcontento dello stesso regista nei confronti della propria creatura. Inoltre, per quanto adori Marcello Mastroianni, credo che sia troppo italiano per un ruolo del genere: non a caso Visconti sognava nei panni del protagonista Alain Delon per interpretare al meglio il senso del mistero che permea il personaggio.

Disegnare i personaggi de Lo straniero

Trovo che Meursault sia estremamente attuale: un uomo incapace di reagire di fronte alla morte, quasi desensibilizzato dalla società, inerme nei confronti della sovraesposizione quotidiana di violenza…

Condivido sulla complessità del personaggio, peraltro uno dei motivi che mi hanno spinto a realizzare questo film: comprendere Meursault. Nel romanzo non solo non presenta nessuno sviluppo psicologico ma rappresenta proprio un elemento astratto, una pagina bianca su cui ciascuno può proiettare la propria visione. In tal senso, sono rimasto particolarmente colpito dalla risposta del pubblico giovane, dove in molti mi hanno confessato di essersi rivisti nel personaggio sullo schermo.

Facciamo riferimento ad un romanzo in tutto e per tutto atemporale, nel suo incarnare quell’età di passaggio configurata dall’adolescenza in cui partiamo per scoprire il mondo e veniamo subito investiti da un mare di disillusioni che ci fanno adottare di conseguenza atteggiamenti tanto strani quanto complessi. Il momento storico attuale ne è esempio cardine, ma anche pretesto per prendere spunto dalla poetica di Camus: di fronte all’assurdità del mondo, bisogna rispondere non col nichilismo bensì con la ribellione e con un presa di coscienza, col fine ultimo di combattere le ideologie estremiste come possono essere fascismo e comunismo.

Lo straniero

L’elemento femminile

In quest’opera, ha deciso di dare un peso specifico all’elemento femminile, oltre che sicuramente diverso rispetto a quello conferito dal romanzo originale. Questa è stata una sua necessità narrativa? E, siccome ha parlato di Visconti e dell’insoddisfazione relativa al proprio adattamento, lei si ritiene più soddisfatto del lavoro realizzato?

Collegandomi con l’ultima parte della domanda, penso che stia a voi dire se il lavoro possa dirsi ben riuscito o meno. Per quanto riguarda l’elemento femminile all’interno de Lo straniero, la presenza di quest’ultimo si è resa necessaria nel momento esatto in cui mi sono reso conto di quanto i personaggi maschili dell’opera originale rappresentassero l’emblema di una mascolinità tossica. Prendiamo il personaggio di Marie, nel romanzo una bella statuina, a cui invece ho voluto dare personalmente maggiore spessore tramite uno sguardo proprio e una vera e propria presa di coscienza. Oppure la sorella dell’arabo che viene ucciso nella storia, un personaggio che nella storia originale quasi non esiste.

Negli anni ci ha abituato a molti film ben diversi tra loro. A che progetto sta pensando adesso?

In realtà, non ho un progetto ben preciso in mente al momento. Per me il cinema è l’arte dell’infanzia e quindi del gioco, motivo per cui ho sempre bisogno di qualcosa che mi entusiasmi.  A volte sì, esistono delle connessioni tra un film e l’altro, ma generalmente non amo crearne forzatamente di nuove. Non è il mio lavoro questo, ma il vostro. So che il prossimo lavoro sarà una sceneggiatura originale e che vedrà al centro un bambino. Magari un giovane Meursault. Chissà.

Passato…

A Visconti fu imposta sul set la presenza della vedova di Camus, che chiedeva la massima fedeltà al testo originale per non tradirne l’essenza. Che rapporto ha lei con gli eredi di Camus? Hanno rappresentato una presenza collaborativa?

La figlia di Camus sì, sicuramente. Aveva rifiutato diverse offerte di adattamento, memore dell’insuccesso viscontiano e dell’esperienza del padre, anche lui protagonista di numerosi rifiuti, nonostante quest’ultimo vedesse di buon occhio Renoir, con cui però non si fece niente a causa del trasferimento del cineasta negli Stati Uniti. Dopo l’uscita di una serie di adattamenti teatrali, ho deciso di andare a trovare personalmente Catherine Camus per raccontarle la mia visione del progetto. Lei ha compreso la mia angolazione, fatta eccezione per il finale con cui non si è trovata d’accordo, ma avendo a quel punto io comprato i diritti de Lo straniero

…e presente a confronto ne Lo straniero

Cade subito l’occhio sulla differenza d’età tra Marcello Mastroianni e Benjamin Voisin, con cui aveva già collaborato nel 2020 in Estate ’85. Da cosa è nata l’idea di tornare a collaborare assieme?

Per quanto riguarda l’età, Camus aveva 28 anni quando ha scritto Lo straniero, la medesima età di Benjamin quando ha interpretato il personaggio di Meursault, che dunque aderisce perfettamente alla scrittura di quest’ultimo. Al contrario, l’età di Mastroianni, ovviamente più avanzata, ha rappresentato uno dei motivi dell’insuccesso dell’opera di Visconti. Estate 1985 era quasi un documentario su Benjamin Voisin, che io reputo essere in tutto e per tutto un attore fatto e finito, estremamente estroverso oltre che assolutamente disponibile a concedersi nei confronti dell’altro.

Ne Lo straniero è stato invece costretto a vestire i panni di un personaggio radicalmente diverso, motivo per cui ho deciso di metterlo in un angolo tramite l’unica indicazione del “non recitare”.  A fronte di ciò, Benjamin ha dovuto giocare e lavorare in sottrazione, a costo di uscire depresso dalla fine delle riprese…basti pensare a come sul set, gli altri attori lo reputassero antipatico perché salutava ogni volta senza lasciarsi andare a neanche mezzo sorriso. Credo che abbia fatto un ottimo lavoro.

Lo straniero

Lo straniero nell’età contemporanea

La prima parte de Lo straniero presenta decisamente pochi dialoghi, decidendo di lasciare invece ampio spazio agli sguardi e di essere pertanto molto fedele al libro originale.. Nel realizzare questo film ha tenuto in considerazione come target lo spettatore odierno? Si è preso forse un rischio sul fronte ritmico?

Non è un film da TikTok, è evidente. Personalmente, amo la lentezza nel cinema, poiché mi permette di osservare e allo stesso tempo lasciarmi andare senza sentirmi manipolato da scene d’azione o trucchi del montaggio nel momento in cui mi approccio ad un film. La prima parte del romanzo, in tal senso, ha rappresentato proprio uno dei motivi per cui ho deciso di realizzare questo adattamento, tramite i suoi momenti di osservazione, i suoi sguardi, i suoi modi di camminare, le sue posture, i suoi corpi.

Quando abbiamo cominciato a domandare i finanziamenti per questa pellicola ovviamente ciò ha rappresentato un problema, a differenza di quanto mi aspettassi trattandosi di un romanzo così famoso: quando le persone leggevano la sceneggiatura, non era raro vedere del puro spavento nei loro occhi, specialmente in quelli delle grandi piattaforme che invece oggi fanno così tanto a gara per aggiudicarsi i film di nazionalità francese. Mi hanno contestato ad esempio come in dieci minuti di girato, a loro modo di vedere, non succeda niente. Ma questa non era la mia visione artistica e di conseguenza non abbiamo avuto grande budget in fase produttiva. La vedo come una conferma che sia un film da sala cinematografica, non certo da schermo televisivo o men che meno da schermo di un dispositivo portatile.

La scelta del bianco e nero

Nel chiudere l’intervista, le chiederei un commento in merito alla scelta estetica di realizzare il film in bianco e nero.

Si tratta sicuramente di una scelta singolare, specialmente se pensiamo a come il romanzo originale offra numerose descrizioni di colore, come il vestito rosso di Marie o il blu del mare…io ho però immediatamente pensato a Lo straniero come in bianco e nero, ad esempio per trasporre al meglio il senso di abbagliamento da parte del sole nei confronti dei personaggi, una decisione condivisa in pieno col direttore alla fotografia. Sono consapevole di come al giorno d’oggi le persone non siano più abituate a vedere immagini del genere sul grande schermo, ma ritengo sinceramente il bianco e nero l’unico modo effettivo per riuscire a immergersi nella prospettiva di Meursault. In più, costa molto meno realizzare un film d’epoca in bianco e nero rispetto a realizzarne uno a colori, seppur le televisioni che devono passare la pellicola in seconda serata potrebbero non essere d’accordo con una fruizione del genere.

Lo straniero

  • Anno: 2025
  • Durata: 120'
  • Distribuzione: BiM Distribuzione
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: François Ozon
  • Data di uscita: 02-April-2026